Il 23 settembre, l’A.N.C. (Associazione Nazionale Carabinieri) di Albino ha ricordato il 73° anniversario della morte del “Servo di Dio”, Vice-Brigadiere dei Carabinieri, Salvo D’Acquisto, di cui è presente una bella statua alla rotonda di via Mafalda di Savoia.

Alle 7.15, durante la celebrazione della Santa Messa, don Gianluigi Belometti, curato di Albino, ha fatto memoria di questa importante figura di uomo, esempio per tutti, soprattutto per i giovani.

Il sacerdote, durante l’omelia, si è augurato che presto venga beatificato, riconoscendo nella sua morte un atto, sì eroico perché militare, ma anche il martirio, per aver dato la sua vita per salvare ventidue ostaggi: “Non c’è amore più grande che dare la vita per gli amici” (San Giovanni).

Il “Servo di Dio” Salvo D’Acquisto è giunto a compiere questo atto, perché ha vissuto la fanciullezza e l’adolescenza esercitando virtù e valori. E’ un giovane che cresce lungo un percorso ricco di luci che stupiscono ed emozionano per la spontaneità e per l’intensità. E’ ancora poco più che fanciullo quando si dedica ai poveri ed ai malati o quando non esita a lanciarsi in una strada del centro di Napoli per salvare un uomo in procinto di essere travolto da un tram. Straordinariamente sorretto dai suoi sentimenti religiosi, decide quindi di realizzare il suo ideale di “dovere”, quale “missione” arruolandosi, ancora ragazzo, a soli 18 anni, nell’Arma dei Carabinieri (era nato nel quartiere partenopeo del Vomero, nel 1920: combattente in Tripolitania e in Cirenaica, nel 1942 tornò in Italia e, dopo aver superato il Corso per Sottufficiali, venne assegnato alla stazione di Torrimpietra, nella Diocesi di Porto e Santa Rufina, a pochi chilometri da Roma).

E’ facile, allora, riconoscere le fonti di quelle emozioni che, all’alba del 23 settembre 1943, scossero l’animo del nostro Salvo, nella piana di Palidoro: il senso del dovere e i precetti della fede, l’affetto per i suoi cari e le responsabilità verso la “sua” popolazione, lo spirito di sacrificio ed il rifiuto delle ingiustizie.

Testimone esemplare e quotidiano della fede di cristiano e dello spirito di servizio del Carabiniere, quel giovane Sottufficiale, che in quel giorno era anche Comandante della Stazione, visse in un attimo tutti i suoi 23 anni e donò la propria vita per salvare quella di ventidue ostaggi innocenti, con un gesto che sintetizza mirabilmente l’eroismo laico e il martirio cristiano.

Alla celebrazione eucaristica erano presenti il Presidente A.N.C. Brig. Chitò Enrico, alcuni componenti del Consiglio e le sempre partecipanti Benemerite. Al termine, è stata letta la preghiera al Servo di Dio Salvo D’Acquisto.

 

Giovanni Bonaita