Via Mazzini rifiorisce. Da alcuni mesi il centro storico si è abbellito di insegne fiorite, con indicata l’attività a cui si riferiscono, realizzate in stile “d’antan” con bancali di recupero opportunamente rigenerati e colorati. Protagonista Federico Bianchi, presidente dell’associazione “Arte sul Serio”, e la sua compagna Simona Brena, titolare del negozio di sartoria “Kima Design” che si affaccia in via S.Anna. Il motivo che ha lanciato l’iniziativa, che ora coinvolge una ventina di negozi, era l’esigenza di abbellire con qualcosa di curioso e attraente la via, laterale rispetto a via Mazzini, un po’ appartata. Detto, fatto: alcuni bancali di recupero sono stati trasformati in fioriere, con l’aggiunta di cartelli informativi, che indicano l’attività merceologica del negozio. Attenti bene, non il marchio del negozio, ma il servizio che viene offerto alla clientela: sartoria, calzoleria, fioreria, vineria, …
Un elemento distintivo, che andasse oltre la tradizionale insegna del negozio, spesso anonima; ma qualcosa di vivo, allegro, colorato, che portasse serenità, voglia di vivere. L’iniziativa è piaciuta subito, così molti commercianti hanno voluto che anche sul loro negozio ci fosse questa installazione. E così è stato. Ora, via Mazzini e alcune vie laterali sono un florilegio di insegne colorate, poste ad angolo retto sulla via, ben evidenti e gradevoli alla vista. Tutto in stile antico, alla moda medievale.

In merito all’iniziativa, la redazione di Paese Mio ha chiesto chiarimenti al promotore e autore Federico Bianchi.

Scheggiati ma rifioriti
“Sarebbe bello …”, è iniziata così l’avventura dei bancali.
Simona Brena mi espresse il desiderio di abbellire quella parte di via S.Anna, in prossimità del suo laboratorio sartoriale Kima Design, con qualcosa di piacevole che accogliesse chi, dalla strada provinciale, saliva verso via Mazzini. Ho utilizzato un bancale destinato al macero e l’ho trasformato in una piccola fioriera, l’ho fatto rivivere cercando in quei legni vecchi la sua storia, lasciandoci dei segni che esaltassero il suo vissuto.
Era destinato al macero ed ora è un colpo di calore per chi lo avvicina, un abbraccio di vecchio e di nuovo, di vissuto e di vivo, un connubio di legno vecchio e di fiori nuovi.
Un’idea semplice che, da subito, ha riscosso consensi ed apprezzamenti. Così, con l’aggiunta di altre fioriere artigianali, in collaborazione con gli abitanti della via, quel tratto di strada si è trasformato in un “fiorito benvenuto” per chi entra in Albino passando da lì.
“Sarebbe bello…”, e di nuovo l’idea del bello, questa volta rivolta a via Mazzini; “sarebbe bello riempire il centro storico di bancali-fioriere, fare in modo che chi vi passeggia, riceva un attimo di bello, di pace”.
E questo, un’idea, un sogno, un semplice desiderio, si è avverato.
Quando i negozianti hanno avvertito che il “Sarebbe bello…” nasceva dall’entusiasmo mio e di Simona, che non c’erano obiettivi speculativi dietro questa proposta, ma solo la voglia di coinvolgerli nel progetto, è stato un attimo: le richieste si sono moltiplicate, il desiderio di avere il bancale-fioriera fuori dal negozio li ha accumunati, una piacevole gara ad abbellire, attraverso un’idea semplice, via Mazzini.
E non solo i negozianti, ma anche qualche privato si è unito al progetto.
“Quanto costa?”, mi chiedevano; “nulla”, “rispondevo; “lo faccio per Albino, per voi, per noi”. Ed era strano sentirsi dire che qualcosa veniva fatto solo per il piacere di farlo. E tutti, tutti a modo loro, mi hanno voluto ricompensare, e per questo sono loro grato.
“Sarebbe bello…”. Ecco, è attorno a questa espressione che è girato il tutto, non ci sono altri obiettivi, ma credo sia un obiettivo importante, semplice, ma molto profondo.
Oggi, siamo spinti a cercare il bello in progetti di alto valore economico, che richiedono anni di studio ed incontri; o eccentrici, che spesso portano a soluzioni non capite dalla gente e per questo spesso rappresentano un fallimento.
Il “bello”, per quanto riguarda me e Simona, deve essere qualcosa che arriva al cuore, che fa sorridere, che dà un attimo di pace e serenità a chi avvicina l’oggetto del bello.
I bancali-fioriera non hanno un grande valore, né artistico né tantomeno economico, ma sono il tramite: il valore non sta in loro, ma nel loro effetto. Sono informi, storpiati, segnati dal tempo e da chiodi arrugginiti, bucati e scheggiati, ma rifioriti.
Ecco, qui sta il loro messaggio, “scheggiati ma rifioriti”, così come dobbiamo essere noi; e chi passa vicino ad uno di questi bancali-fioriera deve sentirsi così.
Io e Simona abbiamo raggiunto l’obiettivo, questo è la gratificazione più nobile che riceviamo dai nostri bancali-fioriera, che ora sono di tutti.

Paolo Salamoni