Jacopo Sala, calciatore professionista

Fra le personalità sportive di spicco della Media Valle Seriana emerge la figura del giovane Jacopo Sala, calciatore professionista, oggi portacolori della squadra dell’Hellas Verona FC, che milita in serie A. Classe 1991, Jacopo è nato a Gazzaniga, dove ha iniziato a dare i primi calci al pallone e dove pian piano ha coltivato la sua passione per il calcio, raggiungendo importanti traguardi, anche internazionali. Oggi, vive ad Albino e fa la spola con Verona, per allenarsi e giocare allo Stadio Bentegodi nelle fila dei giallo-blu dell’Adige. Durante le festività natalizie, la redazione di Paese Mio lo ha incontrato per conoscere nei dettagli la sua storia di calciatore, un esempio per tanti altri giovani.

 

Quando e come nasce la tua passione per il calcio?

Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del calcio all’età di 5/6 anni, nel momento in cui generalmente i bambini iniziano ad approcciarsi allo sport. Come la maggior parte dei maschi, ho scelto il calcio e ho incominciato a giocare le mie prime partite proprio a Gazzaniga, nella Virtus. E’ bastato poco per capire che era lo sport giusto per me.

Come ha avuto inizio la tua carriera e come si è evoluta?

Come dicevo, ho iniziato con la Virtus Oratorio Gazzaniga, quando ero molto piccolo; poi, all’età di 9 anni, sono entrato nel team Albinoleffe, in categoria esordienti, dove sono rimasto per due anni. Dopo di che ho iniziato la mia crescita personale con l’ingresso nelle fila dell’Atalanta, prima nella categoria esordienti, poi nei giovanissimi regionali, nazionali e, infine, allievi regionali. Dopo quattro anni con l’Atalanta, nel 2007 sono volato a Londra, per giocare nel Chelsea Under 18 riserve e, dopo altri quattro anni, sono passato all’Amburgo, in Germania, dove ero titolare in prima squadra. Per finire, dal 2013 faccio parte della squadra dell’Hellas Verona, compagine di serie A; questo è il mio terzo anno di militanza.

Quanto tempo dedica un calciatore professionista all’allenamento?

Da piccoli si comincia con un allenamento di 2 o 3 giorni alla settimana, ma con il crescere d’età, e ovviamente anche di categoria e prestigio della squadra, l’allenamento diventa quotidiano, della durata di circa due ore e mezza con, eventualmente, un giorno di riposo settimanale, che spesso corrisponde al lunedì. Materialmente, poi, l’allenamento consiste nei classici esercizi di corsa, stretching, palestra, tattica. I giorni più faticosi son sempre quelli lontani dalle partite, perché più ci si avvicina al match meno allenamento si fa, per essere maggiormente riposati. Quando giocavo nel Chelsea disponevamo anche di un “mental coach” per un training a livello mentale; però, è una tipologia di allenamento che viene adottata a seconda dell’allenatore. Un’altra tipologia di allenamento è di tipo alimentare; devo stare attento a ciò che mangio, se voglio ottenere una migliore performance; ad esempio, a cena niente carboidrati, solo proteine.

Che ruolo ricopri nella squadra? Quali reputi siano i tuoi maggiori successi?

Nel corso della mia carriera ho ricoperto diversi ruoli, ma riassumendo posso dire che gioco sulla parte destra del campo, ricoprendo i ruoli di difensore, centrocampista o ala, a seconda delle decisioni del mister. Infatti, mi chiamano “jolly”. Tra i miei maggiori successi, sicuramente, c’è la soddisfazione dell’esperienza all’estero; sono partito giovane, avevo 15 anni, ma imparare una lingua straniera e assumermi incarichi e responsabilità mi hanno aiutato a crescere.

Quale messaggio vuoi lanciare ai giovani calciatori?

I giovani calciatori non dovrebbero guardare la TV, ma per prima cosa imparare a divertirsi facendo sport; ciò che la televisione passa del mondo dello sport è un’immagine diversa dalla realtà. Il miglior modo di vivere da sportivo è cercare di liberarsi dalle pressioni e fare ciò che ci si sente. Io sono grato ai miei genitori, che mi hanno sempre lasciato libero di scegliere, giusto o sbagliato che fosse.

Hai un sogno nel cassetto?

Più di uno, ma se li dicessi non si avvererebbero più. Scherzo, mi piacerebbe un giorno giocare nella Nazionale Italiana. E naturalmente vincere alcuni trofei.

Come vedi il tuo futuro?

In tutta sincerità, non penso molto al futuro, preferisco vivere alla giornata, prendendo quello che viene. Al futuro ci penserò strada facendo, anche se, ovviamente, mi piacerebbe crescere professionalmente.

 

Silvia Pezzera