Come diversi altri paesi della Valle Seriana, anche Cene aveva il suo “San Rocco”. Questo santo, protettore contro la peste, era particolarmente venerato durante i secoli in cui le epidemie si susseguivano, con effetti devastanti sulla popolazione.
Il San Rocco di Cene era nato come una cappelletta che nel 1546 era “diroccata”, come scriveva l’allora parroco Filippo de Acerbis. Vent’anni dopo, nel 1566, prete Bernardino Marinoni, interrogato dal vescovo Cornaro in Visita Pastorale, dichiarava che nella parrocchia vi è una tribulina intitolata a San Rocco. E’ stata fabbricata nuova, ma non è ancora chiusa, perciò egli si rifiuta di celebrarvi la Messa finchè non sarà finita.
Evidentemente, i lavori vennero eseguiti, perché nel 1594 non si parlava più di una tribulina, ma di un oratorio chiuso, nel quale si celebrava la Messa nella festa del Santo con paramenti portati dalla parrocchia.
Dove si trovava questa cappelletta di cui pochi cenesi, oggi, conoscono l’esistenza? Era posto all’inizio dell’attuale via XXIV Maggio, affacciata sulla piazza; se ne può osservare chiaramente la posizione in una fotografia pubblicata sul libro “San Zenone di Cene”, a pag. 46. Le case, che da quel punto vanno fino al lavatoio e al ponte della chiesa, costituivano la contrada “San Roco”, secondo alcune fonti.
Ma torniamo alla storia. Nel 1659, anno della visita di Gregorio Barbarigo, l’oratorio è la sede della Confraternita dei Disciplini di Maria Maddalena; non ha ancora un campanile e il Vescovo ordina di edificarne uno. Da questa data i Vescovi che vennero in Visita Pastorale controllarono anche lo stato della chiesetta “campestre” e lasciarono decreti che la riguardavano.
Nel 1700, essa era ancora sede dei Disciplini, che vi facevano i loro esercizi, ed era governata da tre sindaci eletti dal Consiglio della contrada. Vi si celebrava la Messa due volte all’anno, ma poteva essere aperta anche per occasioni particolari. Ad esempio, nel 1837, don Cossali chiedeva al Vescovo di poter conservare per alcuni giorni l’Eucarestia negli oratori delle Grazie e di San Rocco “per la comodità di comunicare i fedeli in occasione della benedizione della semenza dei bachi da seta…”. In San Rocco si conservavano anche alcune reliquie: quella del Santo titolare in una teca e quelle di altri dodici santi in un’urna inargentata e indorata.
Grazie a don Giovanzana e alla sua meticolosa relazione per il Vescovo Speranza, sappiamo come si presentava l’oratorio nel 1861: “Ha un solo altare, due porte e, davanti alla maggiore, vi è un portico a guisa d’atrio, sopra il quale vi è una stanza verso l’interno, a cui si accede mediante una scala esterna in pietra. Sopra la sacrestia vi è una campana”.
La sua posizione, però, lo rendeva vulnerabile. Nel Novecento, si sentì la necessità di allargare l’imbocco della strada per la Valle Rossa e ampliare la piazza: San Rocco andava demolito.
Nel 1928, era in corso l’allungamento della Chiesa parrocchiale, e il podestà Solari deliberò di contribuire alle spese con trentamila lire, in cambio ottenne la cessione della chiesetta. Il 16 giugno 1928 il vicario generale Floridi concesse il beneplacito per la demolizione e concluse così la sua lettera “… prendo atto con piacere che si ha intenzione di riedificarla in luogo più conveniente”.
Ma per i cenesi si prospettavano anni difficili: l’ampliamento della chiesa parrocchiale aveva richiesto uno sforzo economico notevole; e nel 1932 veniva chiuso il cotonificio Valle Seriana, un fatto che gettava sul lastrico molte famiglie: perciò, nessuno pensò più a ricostruire la chiesetta.
Recentemente, mi è stata segnalata una pietra, che porta incisa la data 1646 e che si trovava in una casa di via XXIV Maggio, di proprietà di Bortolotti Daniele. Secondo quanto tramandato nella famiglia e anche nel vicinato, la pietra sarebbe appartenuta alla chiesa di San Rocco. Questa è un’ipotesi abbastanza plausibile, perché la casa in questione dall’anno 1907 appartenne alla parrocchia di Cene, che la adibì ad abitazione del viceparroco. Si può pensare, quindi, che uno di quei sacerdoti, al momento della demolizione, abbia deciso di conservare in casa propria un ricordo dell’antica chiesetta.

A cura di Rosa Peracchi,
Circolo Culturale “Insieme per Cene”