Era silenziosa Trescore. Lasciata da parte la strada statale del Tonale, un’atmosfera surreale incombeva nelle vie del centro storico. Non si udiva nulla, nessun vociare o animarsi di persone, poco voglia di parlare, solo qualche bisbiglio. E mentre ci si avvicinava alla chiesa parrocchiale, il silenzio cresceva, carico di rispetto, di cordoglio, di dolore. Del resto, la notizia dell’improvvisa morte di Mosè Testa ci ha sconvolto tantissimo, è stata una pugnalata nel cuore della comunità, ma soprattutto per gli alpini. Chi non conosceva Mosè? Chi non gli voleva bene? Così tenero, così amabile, così disponibile. Tutta una vita in mezzo alla gente, ad aiutare, a sostenere, a dare gratuitamente. Un grande uomo, sempre sorridente, dalle parole schiette, che partivano dal cuore e al cuore arrivavano. Un uomo del fare, un vero alpino, sempre pronto a dare una mano, che non si tirava mai indietro. Sempre generoso e disponibile, a servizio della comunità, quella stessa che lo ha onorato andando a porgergli l’ultimo saluto, in una chiesa strabocchevole, piena di gente, triste, profondamente colpita, arrivata da tutta la Bergamasca, per stringersi attorno alla vedova, la signora Francesca, e ai due figli Giancarlo e Giuseppe. C’era la fanfara alpina, le forze dell’ordine in gran spolvero, l’amministrazione comunale, le associazioni, tutti a testimoniare con la loro presenza la grande umanità di Mosè. Un uomo, un alpino, un pezzo di storia di Trescore, un esempio di gratuità del mondo associativo, sia locale che della Val Cavallina.
E come non ringraziarlo per tutto quello che ha fatto? Come non tributargli l’ultimo saluto, sincero, vero; come sincero e vero era il suo sorriso.
Per nove anni è stato capogruppo degli alpini di Trescore, sosteneva tante associazioni locali, come l’Avis, la Lilt, l’Aido; e la scuola materna “Capitanio”, per la quale era il “Babbo Natale”; e l’Oratorio, per il quale faceva il volontario e confezionava una gustosa cioccolata a Carnevale; e la casa di riposo; e l’Ospedale Sant’Isidoro, per il quale aveva speso tempo e risorse per l’apertura del reparto Dialisi.
Ma il suo impegno ha superato anche i confini comunali: è stato uno dei promotori del festival “Val Cavallina in musica”; è stato il responsabile della Casa degli Alpini di Endine Gaiano, che accoglie persone disabili; è stato coordinatore di zona ANA Val Cavallina; è stato consigliere di ANA Bergamo; ha contribuito a dare il via a “Cammina Orobie”, la bella giornata in montagna in compagnia dei disabili; e ha favorito la fondazione del centro Emmaus a Castelli Calepio.
Ora, a distanza di più di un mese la gente lo piange ancora, troppo grande il vuote che ha lasciato; ma siamo certi che il suo esempio non si perderà.

M.M.