La comunità si interroga: “Quale comune umanità?”

La comunità di Albino si interroga sulla legalità, l’economia e la solidarietà. Invitata a riunirsi per conoscere e per capire dove sta andando la società odierna e quali sono i valori e i non-valori sui quali si poggia, sta partecipando ad una serie di incontri formativi promossi dalla Caritas parrocchiale di Albino e dal Vicariato di Albino-Nembro sul tema «Quale comune umanità vogliamo costruire?».

 

In programma tre incontri, tutti alle 20.45, presso il cineteatro, che puntano a dare risposte a tre interrogativi: Quale legalità, quale economia, quale solidarietà si vuole costruire anche ad Albino? Il primo su “Mafie in terra bergamasca” e il secondo su “Le catene del debito: come possiamo spezzarle?” sono già andati in onda, riscuotendo un buon successo di partecipanti. Il terzo incontro, invece, è in programma giovedì 15 maggio: si parlerà di economia solidale con Francesca Forno e Silvana Signori, che presenteranno il tema “Le reti solidali e l’altra economia. La realtà dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale)”. Introduce e relazione Simonetta Rinaldi, dell’associazione “Mercato e cittadinanza”, che da anni punta a valorizzare la tradizione e la cultura imprenditoriale e produttiva locale, in particolare un’economia solidale, ecologica, a impatto zero, per favorire i produttori locali, quelli della filiera corta. A tal proposito, organizza ad Albino, un sabato al mese, il “Mercato Agricolo”, una vetrina all’aperto dei piccoli produttori locali, selezionati secondo i criteri di vicinanza geografica, stagionalità e tipicità dei prodotti, oltre che per la sostenibilità delle fasi produttive.

A conclusione del ciclo di incontri, martedì 20 maggio, alle 20.45, presso il cineteatro dell’Oratorio di Albino, verrà proposta la proiezione del film “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti, un film “povero”, costato solo 480.000 euro, ma ricco di significati, che parla del difficile inserimento di uno straniero in una valle di montagna del Piemonte.

Si tratta di un fenomeno cinematografico. Girato in una sperduta valle del Piemonte, con un budget talmente limitato che gli attori stessi e la troupe hanno contribuito a finanziarlo, “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti, è costato appena 480 mila euro. E’ stato da subito ignorato dalla grande distribuzione, per i soliti motivi: un regista poco conosciuto, un cast di attori non professionisti e in gran parte sopra i sessant’anni, dialoghi in tre lingue (occitano, francese e italiano), sottotitoli, una location rustica tra greggi di capre e borgate di montagna in abbandono. C’era da aspettarsi un flop, invece il film si è rivelato un fenomeno del cinema d’autore. Tre mesi dopo l’uscita nelle sale (nel 2005) ha avuto 38.000 spettatori e una permanenza record nelle sale.

Sorretto dal tam tam degli spettatori e da un tema d’attualità – il difficile inserimento di uno straniero in una piccola comunità – il film affronta con sguardo lucido diversi temi che non hanno ancora avuto in Italia (e forse neanche in Europa) un’adeguata elaborazione: lo spopolamento delle montagne, la difficoltà di accettare lo straniero, la chiusura delle piccole comunità. La storia è presto detta. Un pastore francese arriva con la moglie e i tre figli in un paesino dell’Alta Val Maira in provincia di Cuneo. È un ex professore che ha scelto di vivere in montagna e di dedicarsi alla produzione di formaggi. La discreta accoglienza iniziale da parte dei pochi abitanti del paese si trasforma presto in diffidenza e infine in ostilità. È difficile per la gente del posto accettare l’idea che un “forestiero” possa riuscire dove loro hanno fallito. Il film mostra l’abbandono delle borgate montane, ridotte ad agglomerati di seconde case, mentre l’attività produttiva si svolge in pianura, nelle stalle moderne prefabbricate, tipiche del paesaggio padano.

T.P.