La Corale e il Sacro Triduo dei morti

La fede nella storia e nell’arte: una tradizione che risale al 1740

L’origine del Sacro Triduo dei morti si collega alla storia della Congregazione del Suffragio, fondata da un Frate predicatore nel 1636, nello spirito del Concilio di Trento, allo scopo di promuovere tra i fedeli la devozione per le anime del Purgatorio.

Anche a Vertova iniziarono le solennità del Sacro Triduo, come appare da un memoriale conservato nell’archivio parrocchiale scritto dal prevosto Pietro Maria Piazzoni: “L’anno del Signore 1740, infervoratasi la devozione verso le anime del Purgatorio qui in Vertova si deputarono quattro persone a preparare ogni anno un Triduo solenne a maggior suffragio delle medesime. Lì giorni fissati sono il venerdì, il sabato a la domenica di Quinqua- gesima.” (cioè una domenica prima della Quaresima).

Per quei giorni si era ancora in pieno inverno: ciò permetteva a quella popolazione, prevalentemente agricola, di dedicare tre giorni interi ai loro morti, avanti l’apertura della nuova stagione.

Nello stesso documento del prevosto Piazzoni si deduce che fin dal 1740, ormai ultimata la costruzione dell’attuale prepositurale, il Sacro Triduo era contrassegnato da un apparato speciale, cioè una raggiera (la ragia) per la esposizione del Santissimo Sacramento. Essa veniva montata nel fondo dell’abside sopra l’altare maggiore.

Circa due secoli dopo, agli inizio del 1900, quando i Vertovesi ebbero realizzato la decorazione della prepositurale, ai tempi del prevosto Illini, si avvertì il bisogno di dare all’apparato del Triduo una forma artistica più rispondente al nuovo splendore della chiesa.

Verso il 1910 l’antica raggera fu venduta alla parrocchia di Semonte (stando a memoria attendibile) ad eccezione di sei angeli. Perciò fu dato incarico alla ditta Zonca di Bergamo di un nuovo apparato: trionfo di luci, di ori, di colori. Agli artisti fu solo imposto che nell’insieme doveva esserci una scala per posarvi i sei angeli (sul piedistallo di uno di essi, durante un restauro, è stata trovata scolpita la data: “1636”, anno d’origine del Sacro Triduo).

E’ interessante notare che l’idea della scala (forse è solo leggenda) venne al sacerdote don Antonio Brini, infaticabile curato di Vertova dal 1871 al 1914, una notte gli apparve in sogno la scala di Giacobbe con gli angeli che salivano al trono di Dio. Storia o leggenda la scala fu realizzata e ancora oggi è parte integrante del grandioso apparato insieme ai sei angeli in adorazione.

Interessante e coreografico erano i quattro uomini che uscivano dalla sacristia e accendevano, con lo stoppino su una lunga canna, le centinaia di candele e lumi (esattamente 276). Verso gli anni 1940 l’illuminazione tradizionale fu sostituita dall’energia elettrica.

La solennità (si legge nei documenti d’archivio) è sempre stata accompagnata da solenni canti eseguiti dalla corale locale distribuita sulle due cantorie al centro della chiesa, e accompagnata dall’organo e da altri strumenti.

Oggi la “Corale Santa Cecilia”, seguendo i canoni della nuova Liturgia, continua col suo canto ad essere parte integrante della solennità, nel rispetto della secolare tradizione.

SABATO 22 MARZO ore 18,30, DOMENICA 23 ore 10,30 e ore 15,00, LUNEDI 24 ore 18,30, giorni del Sacro Triduo, animerà le celebrazioni con solenni canti distribuiti nei tre giorni.

Diretta dal maestro Riccardo Poli, accompagnata all’organo dal maestro Nicola Ruggeri eseguirà: Requiem di Antonelli – Dies Irae e Santus di Cherubini – Lauda Sion di Perosi – De profundis di Gluck – Ascolta Signore di Donizetti – Ave Verum Corpus di Schubert – Qui presso a te di Mozart – Pietà Signore di Stradella – Litanie Lauretane di Perosi -Tantum Ergo di Poli – O salutaris Ostia di Belotti – Dio sia benedetto di Branchina.

 

Mario Moro