Doveva essere il racconto dei festeggiamenti che ogni anno la comunità cristiana di Colzate celebra in onore della Madonna Addolorata, resi ancora più solenni dalla ricorrenza del centenario di fondazione della sua Parrocchia (1920 – 2020), ma l’emergenza legata all’epidemia di coronavirus e le necessarie misure di contenimento impongono un cambio di prospettiva nella festa, come in queste righe. La privazione di qualcosa di abituale e forse, proprio per questo, dato per scontato (lo stare insieme, il “fare festa”), lascia il tempo e lo spazio per una riflessione, che nella storia trova un collegamento con i tristi avvenimenti odierni.
La festa della Madonna Addolorata (Madonnina) si tiene a Colzate la seconda domenica di maggio, quando, al termine della S. Messa solenne pomeridiana, per le vie del paese si snoda la processione con il fantoniano gruppo scultoreo della Pietà. Le celebrazioni della domenica sono anticipate da un settenario di preghiera e vedono la partecipazione di numerose realtà: portatori del trono, volontari addetti alla preparazione (chiesa, mercatino e rinfresco), Banda musicale “Antonio Coter” di Colzate, Corale “Santa Cecilia” di Vertova, bambini della Prima Comunione, sacerdoti e fedeli, alcuni dei quali, vivendo lontani, fanno ritorno al paese nativo per l’occasione.
Volendo risalire alle origini del perché Colzate celebri la festa della Madonna Addolorata, si impone un approfondimento sulla data della ricorrenza, che, seppur inserita nel mese tradizionalmente dedicato alla devozione mariana, si discosta dalla consuetudine di altri paesi del circondario. Tali feste si sono sviluppate nella storia intorno a due date: il 15 settembre (anticamente la III domenica di settembre), memoria liturgica della B. V. Addolorata, e il venerdì antecedente la Domenica delle Palme, in cui la Chiesa faceva memoria dei Sette Dolori della B. V. Addolorata. Anche a Colzate in antico la festa si celebrava il Venerdì di Passione: fu il primo parroco don Olivo Carrara, giunto in paese come cappellano nel 1909, a introdurre la solennità della seconda domenica di maggio. Fino agli anni Trenta del Novecento, oltre alla festa di maggio, si mantenne comunque l’usanza della Messa cantata con organo in onore dell’Addolorata nel Venerdì di Passione a soddisfazione del Voto dei Colzatesi, come riportano i documenti d’archivio, pur non specificando in quale occasione la Madonna abbia protetto la comunità di Colzate.
La devozione colzatese nei confronti dell’Addolorata gravita attorno a due poli: la chiesa parrocchiale di San Maurizio e la cappella della Madonna della Pisonda (identificata anche come cappella del mulino). Presso la cinquecentesca chiesa di San Maurizio è conservato il gruppo scultoreo della Pietà, commissionato l’8 luglio 1748 ed eseguito entro l’anno seguente dalla bottega di Grazioso Fantoni il Giovane. L’opera, riportata alla sua cromia originaria a seguito dei restauri del 2011, colpisce per l’espressività composta del viso della Madre, fissata nella materia lignea nell’istante in cui contempla il Figlio morto. Nella cappella campestre era custodito, invece, un dipinto a olio (XVIII sec.) molto caro alla pietà popolare, che all’Addolorata si rivolgeva in caso di necessità. La particolare iconografia, con il Cristo adagiato ai piedi della Madonna, infatti, è riportata su numerosi ex-voto ottocenteschi. La pregevole opera venne poi traslata presso la chiesa parrocchiale su indicazione del Vescovo di Bergamo e sostituita nella sede originaria da una copia del pittore vertovese G.B. Paganessi.
In quelle antiche tavolette, omaggio a Colei che ha interceduto, protetto, guarito, risiede forse la chiave per comprendere l’origine di questa antica devozione. Anche nei libri delle messe tardo settecenteschi e ottocenteschi si trova traccia di un grandissimo numero di messe ad honorem B. M. V. Adol. pro infirmo/a.
La Fede delle generazioni passate, in rapporto diverso rispetto alla nostra nei confronti della vita e della sua precarietà, poiché con più frequenza e drammaticità colpite da pestilenze, carestie, guerre e infermità, volgeva naturalmente lo sguardo al divino, in cerca di aiuto e propiziazione. Non solo, questo sguardo implorante si posava con maggiore familiarità dove il fedele ravvisava nel divino un segno della propria condizione umana. Si pensi ai Santi Rocco e Sebastiano, invocati per secoli contro le epidemie, poiché nella piaga del primo e nelle ferite del secondo le donne e gli uomini delle varie epoche hanno rivisto le proprie piaghe, trovando conforto nel fatto che anche i Santi abbiano partecipato di queste sofferenze. Cosa c’è dunque di più vicino a quelle sofferenze di una Madre che piange e porta in grembo il Figlio morto? Ecco forse la risposta al perché alcuni uomini abbiano deciso di commissionare una scultura alla celebre bottega di intagliatori di Rovetta, al perché altre donne e uomini si siano rivolti all’Addolorata in circa 270 anni di storia, al perché ancora oggi Colzate festeggi la Madonnina.
Su alcune edicole votive raffiguranti la Pietà capita spesso di leggere una citazione tratta dal testo biblico delle Lamentazioni, come se fosse la Madonna a interrogare il viandante: O vos omnes, qui transitis per viam, attendite et videte, si est dolor sicut dolor meus (Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore). L’emergenza di questi giorni, che ci impone di vivere diversamente la festa, senza il lato esteriore e conviviale, rende ancora vivo e aperto alla riflessione quell’interrogativo dipinto sull’intonaco scrostato di una bella edicola di montagna.
Alessandro Segna