La gazza, conosciuta anche come “gazza ladra” o gazza euroasiatica (o Pica pica), è un uccello passeriforme della famiglia dei corvidi. Questo pennuto è presente in tutta l’Europa centrale, la Russia Europea e l’Oriente, inclusa la Turchia, in una fascia che si estende dalle coste occidentali del Portogallo e del Regno Unito fino alla Corea. Lunga circa 50 cm, la gazza è costituita per metà dalla coda, mentre la sua apertura alare misura circa 50-60 cm. Il colore è prevalentemente nero con una fascia bianca sotto il collo, così come la parte terminale delle piume delle ali. In complesso, è un uccello elegante sia nelle proporzioni che nella colorazione, mentre il becco è forte e di colore nero sericeo.
A livello comportamentale, le gazze sono animali abitudinari, spesso considerate curiose e intelligenti al pari dei loro simili, come le taccole di montagna, i cetacei e le scimmie.
La gazza come simbolo è presente, assieme ai tre colli che sovrastano il paese di Gazzaniga (S. Rocco, Masserini e S.Carlo) nello stemma e nel gonfalone del Comune per la sua affinità linguistica: Gazza=Gazzaniga. Ma non è così. Il significato etimologico risale probabilmente al periodo longobardo ed al termine tardo-latino “gagium”, che indica un’ampia località boschiva delimitata, termine poi cambiato in “Gagianum”, successivamente in “Gagianiga” e infine in quello di Gazzaniga, nome che appare sui primi documenti scritti e, in particolare, su una pergamena che risale all’anno 830. In seguito, dopo i Romani e i Longobardi, con l’arrivo dei Franchi alla fine del 700 il luogo viene assegnato in regime feudale al Vescovo di Bergamo.
Con il Medioevo, dall’anno 1000 in poi, il territorio si sviluppò progressivamente, si dotò di mura di difesa e di portoni di accesso: questa zona corrisponde oggi alla “villa” di Rova e alla Via Briolini di Gazzaniga. Tali vie risentono ancora oggi, da un punto di vista architettonico, dell’impianto medioevale, con muri alti, portoni, archi, facciate in pietra a vista, colonne e capitelli di chiaro stampo di quel periodo.
Il nome Gazzaniga, quindi, ha origini antiche, dettato da situazioni sicuramente storiche e non associabili alla “gazza” come volatile. D’altronde, anche molti altri termini, col passare del tempo, hanno subito cambiamenti, sono stati storpiati o hanno assunto un significato diverso dall’originario, come ad esempio la “Ela,” divenuta “villa”, o i “Salécc”, o più precisamente “I Saletti”, divenuti via Salici, oppure il monte Bò, cambiato in Monte Bue. Tutte queste distorsioni linguistiche sono dovute a un eccesso di “italianizzazione” dei termini originali arcaici.
Ma la “gazza” ha sicuramente un suo peculiare fascino anche di leggenda, partendo dal detto popolare che riteneva la gazza un uccello ladro, in particolare di oggetti luccicanti e di valore. La Gazza ladra, poi, ha anche ispirato il grande Gioacchino Rossini che nel 1817 ha musicato l’opera lirica “La gazza ladra” su libretto di Giovanni Gherardini con la sua grandiosa e famosa ouverture.
E, poi, la gazza è stata sapientemente rappresentata dal pittore francese Claude Monet che, nel 1868, l’ha disegnata in un suo famoso quadro dal titolo appunto: “La gazza”.
Insomma, la gazza è un simbolo quasi nobile per Gazzaniga, con una radice di storia ed un’evoluzione artistica.
Ma attenti, ora che conosciamo in sintesi la vera storia della “Gazza” e di “Gazzaniga”, attendiamo che questo simbolo venga tradotto in un monumento (e chissà che qualcuno non ci stia già pensando…).

Angelo Ghisetti