Due anni fa, era il 2018, nella sede del Museo Etnografico “La Torre” di Comenduno, venne allestita la mostra “Un tesoro sotto i nostri piedi”, a cura di Sergio Chiesa e Grazia Signori e del ricercatore Franco Innocenti. Ora, quel materiale diventa un libro.
Come dice il titolo, la mostra esponeva una rassegna di materiali estratti, soprattutto in passato, dal sottosuolo del territorio della media e bassa Valle Seriana. Un campionario di rocce di varia natura e composizione, marmi pregiati e pietre di valore, che hanno trovato impiego nella costruzione di innumerevoli chiese, edifici civili e palazzi nobiliari, estratti da geositi oggi non più sfruttati e abbandonati. La mostra era articolata in 15 pannelli preceduti da un’introduzione sulla geologia della Valle Seriana e le geozone del territorio, che metteva in risalto la ricchezza della valle e la singolarità di alcune aree fin dai secoli passati sfruttate per estrarne marmi pregiati (come il bianco-grigio macchiato di Cene, cavato in passato in Valle Rossa) o pietre importanti per l’economia di alcuni paesi (come le pietre coti di Pradalunga). Rarità, geo-risorse dimenticate e prodotti rocciosi che hanno fatto la storia del territorio vallare, peraltro già menzionate nel 1460 dal grande architetto Filarete (Antonio di Pietro Averlino), in visita a Bergamo. Infatti, già allora, in Bergamasca, si estraevano numerose, quanto preziose, pietre ornamentali: una tradizione che, a eccezione di pochi casi, si è protratta fino agli anni ‘60. Per esempio, dell’unico vero marmo estratto in valle, il “Bianco Macchiato” di Cene, si era persa la memoria: due anni fa, invece, insieme ad altri preziosi prodotti del sottosuolo, era in mostra a Comenduno.
Dai curatori dell’iniziativa, inoltre, era stato predisposto anche un pieghevole che riassumeva i temi della mostra, mostrando, in una mappa generale, i geositi dove si cavavano i marmi e le pietre più pregiati con un corredo fotografico di opere (altari, fonti battesimali, portali, acquasantiere, pulpiti,…) che costituiscono un patrimonio artistico, civile e religioso della Bergamasca e che comprende le chiese di Santa Maria Maggiore (il protiro sud e la guglia di Anex) e il Duomo di Bergamo (il battistero), la basilica di Gandino, le parrocchiali di Desenzano, Gazzaniga, Vertova, Vall’Alta.
I contenuti dei pannelli e del pieghevole sono stati raccolti ora in un volume dallo stesso titolo della mostra (“Un tesoro sotto i nostri piedi”, 150 pagine, Tera Mata edizioni), pubblicato dal Museo della Torre e dall’Ateneo di Bergamo con ricchezza di documentazione fotografica e testi descrittivi.
Fra le rarità messe sotto i riflettori ci sono soprattutto i marmi: il Calcare maiolica bianco latteo; il marmo bianco-grigio macchiato di Cene (forse la più preziosa fra le geo-risorse della media e bassa valle), il marmo nero di Gazzaniga, Cene e Aviatico; il marmo San Benedetto di Albino e Nembro; il marmo grigio venato di bianco; il marmo rosso di Lonno; il marmo grigio di San Patrizio di Colzate; il marmo variegato di Desenzano; l’alabastro di Albino e Gandino; la porfirite grigio-verde di Gavazzuolo; le pietre coti cavate nei territori di Pradalunga, Nembro, Alzano Lombardo e Albino. Il più importante di tutti è il marmo bianco macchiato di grigio di Cene, cavato nell’Ottocento anche a Leffe, per i geologi l’unico vero marmo bergamasco, perchè considerano vero marmo solo il calcare ricristallizzato. Un prodotto questo già menzionato da Mosè del Brolo, nel 1120, utilizzato nel Medioevo, a Bergamo e Treviglio, oltre che in valle, e in epoca barocca impiegato per tanti fonti battesimali e acquasantiere sparsi nelle chiese della valle. Ne scrive anche il Filarete, che negli anni ‘50 del Quattrocento è a Bergamo per la ricostruzione del Duomo e visita le cave di Cene. Un marmo, quello di Cene, che è però sconosciuto agli studiosi bergamaschi e che con la mostra e il libro si vuole riportare alla ribalta.
A corredo delle note storico-scientifiche, nel libro sono riprodotte le immagini di opere d’arte realizzate con il marmo di Cene, che sono conservate nelle parrocchiali di Olera, Alzano Sopra, Nembro, Albino, Desenzano, Vall’alta, Cene, Gazzaniga, Vertova, Casnigo, Leffe, Gandino, Peia, Parre e Selvino.