La Provincia di Bergamo, per bocca del suo presidente Matteo Rossi, chiede ai vertici della Regione Lombardia di darsi da fare e di non perdere l’occasione per tutelare maggiormente la Val Vertova, un gioiello naturalistico, incastonato nella Media Vale, che sull’onda dell’esposizione mediatica è stata presa d’assalto quest’estate da migliaia di turisti. L’opportunità, secondo via Tasso, la darebbe la proposta di variante al “Piano paesaggistico regionale”, approvata dalla Giunta Regionale nello scorso mese di luglio.
“Dall’esame della documentazione depositata – si legge nel documento a firma del presidente Matteo Rossi – pare che la valle del torrente Vertova non sia stata presa in considerazione per un eventuale inserimento tra le aree di notevole interesse pubblico né all’interno di quelle con maggior interesse paesaggistico. Riteniamo che si debba fare molto di più”.
Molto sibillina, e tale da avviare un ampio spettro di interpretazioni, la frase “fare molto di più”. In verità, l’area fluviale è già disciplinata dal “Codice Urbani”, cioè il codice dei beni culturali e del paesaggio; ma, vista la sua peculiarità naturalistica e la sua fragilità ambientale (è sotto il tiro della proposta di realizzazione di due centraline idroelettriche…), la Val Vertova dovrebbe essere inserita in specifiche categorie, più meritevoli di tutela e salvaguardia. Nell’osservazione inviata a Regione Lombardia, peraltro firmata dai dirigenti e dai tecnici provinciali, si evidenzia come la valle sia “caratterizzata da un susseguirsi di cascate e forre, dalla presenza di boschi e di fitta vegetazione dall’evidente valore naturalistico, oltre che dalla presenza di una mulattiera che fiancheggia quasi l’intero percorso del torrente, favorendo la fruizione e la conoscenza dell’area”.
In merito ai geositi o alle cascate, poi, la proposta di piano fissa direttive e prescrizioni che gli enti locali dovrebbero recepire nella loro pianificazione, ma “a partire da quanto riportato dai Repertori del PPR (Piano paesaggistico regionale)”.
Inoltre, stante la mobilitazione di questi mesi contro l’ipotesi di realizzazione di centraline idroelettriche, la Val Vertova non è elencata in nessuna delle categorie di tutela in cui si potrebbe inserire un’area di così alto valore paesaggistico. L’invito della Provincia di Bergamo, quindi, è quello di “alzare l’asticella della tutela”, e di non perdere l’occasione del piano per riconoscere il valore paesaggistico e naturalistico della Val Vertova, attribuendole opportune forme di tutela che dovranno poi essere trasferite nei Piani sotto ordinati con il livello di dettaglio adeguato”.
Per la cronaca, il presidente della Provincia Matteo Rossi ha comunicato le osservazioni ai consiglieri regionali e al presidente del Parco delle Orobie, invitandoli a comunicare le iniziative di ciascuno e, poi, a coordinarsi.

Come detto, quest’estate la Val Vertova è stata presa d’assalto da migliaia di turisti, complice anche il boom di caldo che ha imperversato nei due mesi estivi, ma anche la curiosità, innescata dai media, di vedere e toccare con mano le bellezze naturalistiche tanto decantate che le futuribili centraline non dovrebbero rovinare. Un vero boom di presenze in Val Vertova che, se fino alla scorsa primavera, poteva essere penalizzata dalla presenza, un domani, delle centraline bresciane, quest’estate si sono rivelate destinazione privilegiata per il turismo di massa dei gitanti domenicali bergamaschi e non. Una forte pressione turistica, che però ha portato in Val Vertova anche tanti rifiuti abbandonati, tanto traffico, tanto inquinamento. Ecco, quindi, il motivo, della volontà di innalzare maggiori barriere di tutela per un ecosistema unico, prezioso, raro.

P.S.