Ne aveva tanto bisogno, la sede stradale era veramente messa male, rovinata, piena di buche, avvallamenti, fessurazioni, tanto che era normale vedere gli automobilisti fare improbabili slalom, spesso andando oltre la linea bianca di mezzeria, per evitarli. Finalmente qualcosa si è mosso, e la Provincia di Bergamo è intervenuta con una profonda asfaltatura, che ha interessato diversi tratti della strada provinciale SP 39 “Albino-Colle Gallo”: certamente, quelli più a rischio. Ne ha giovato soprattutto via Pradella, il rettifilo della via Lunga, alcune curve. Ma, c’è sempre un ma. Da settimane si attende che i lavori proseguano, perché ci sono altri segnali “verdi” tracciati dai responsabili della Provincia di Bergamo sull’asfalto, ma è ancora tutto fermo. Certo, partiranno a giorni, o sono già partiti; c’è poi la segnaletica orizzontale da sistemare. Ma la domanda è ovvia: perché non si è asfaltato tutto in una sola volta? Perché si è lasciato che altri tratti pericolosi continuassero a far arrabbiare gli automobilisti? Tratti che poi stanno peggiorando ulteriormente, come quelli in prossimità del Cereto e a Gavazzuolo.
In merito, poi, alle profonde fessurazioni, non bastano i rappezzi: qui, siamo di fronte ad un problema più serio, a cedimenti che corrono da monte a valle, tagliando la strada in più punti. Servirebbe uno studio geologico sistematico.
Discorso diverso la manutenzione della strada, che offre punti chiari e punti ombrosi. Applausi quest’anno, è doveroso farlo, alle modalità di taglio della vegetazione a monte e a valle della strada, mediante un potente tagliaerba scavallatore; peraltro, effettuata da un operatore veramente bravo e meticoloso, che ha fatto diversi passaggi, a bordo-strada e a quote più alte, tagliando i rami sporgenti “a pioggia” sulla strada; e bravi i pulitori, anche loro precisi. Ma che dire delle griglie di deflusso delle acque meteoriche? Quando si andranno a pulire? Non è meglio farlo ora, prima dell’abbondante fogliame che scenderà dagli alberi in autunno? Molte sono intasate e, se ulteriormente riempite, faranno da diga, con conseguente deflusso incontrollato di acqua piovana.
Riflettori puntati, poi, sullo stato di degrado di certi guardrail. In certe curve, soprattutto quelle cieche in località Gavazzuolo, la loro altezza non sempre più rispettare le attuali normative di sicurezza: vanno sostituiti con guardrail più alti. E, poi, a causa di alcuni incidenti, quando si andranno a sistemare e sostituire i guardrail rotti o divelti, in località Gavazzuolo e a Casale?
Mentre si attende ancora che si intervenga su un tratto di strada di circa 100 metri che dalla testata della Via Lunga conduce alla località Ponte Lujo, all’intersezione con via Gerradini e via Dosso Cerri. Una strettoia a tutti gli effetti, pericolosa nel tratto discendente, per l’incombenza degli edifici che si affacciano sulla strada, ma oltremodo pericolosa nel tratto ascendente, dove si restringe gradualmente fino alla località Ponte Lujo, senza trovare sulla destra della carreggiata i necessari guardrail. Un punto veramente pericoloso, soprattutto quando le auto incontrano un autobus di linea della Sab o un camion o peggio ancora due automezzi pesanti: in questo caso qualcuno deve fare retromarcia.
Senza dimenticare quanto capitato a fine agosto a Casale, quando due massi, uno di circa 1 metro cubo di grandezza, si sono staccati nella notte dal pendio che sovrasta la strada provinciale a circa 100 metri dalla “Croce di Ferro”, che sovrasta la frazione, cadendo rovinosamente sulla carreggiata, attraversandola, creando buchi e fessure sul sedime di asfalto. Uno di questi, il più grosso, dopo aver strappato alcune piante, è andato a fermarsi a bordo strada; mentre l’altro, superata la rete paramassi, ha fermato la sua corsa nel giardino di un’abitazione privata.
Un forte tonfo, avvertito nella notte anche da alcuni residenti, che poteva avere conseguenze più serie se fosse transitata un’auto. Ma pensiamo soltanto un attimo: e se fosse successo di giorno, quando solitamente transitano molti ciclisti, che arrancano sulla famosa “Salita del Colle Gallo”?
E’ stato un improvviso disgaggio di massi dal pendio sovrastante, precipitati, poi, a valle a forte velocità, tanto che hanno scavalcato il vallo di difesa del pendio, costituito da una rete paramassi metallica di circa 3 metri, riuscendo così ad attraversare pericolosamente la strada provinciale.
Già in passato, in varie occasioni, questo tratto di strada, dalla frazione di Casale di Albino al Passo del Colle Gallo, in prossimità della “Croce di Ferro”, è stata oggetto di distacchi di massi dalla parete rocciosa. Proprio vent’anni fa la Provincia di Bergamo ha provveduto ad ancorare sul pendio, per una lunghezza di circa 500 metri, una rete paramassi, a protezione della strada. Purtroppo, in alcuni punti la rete si è riempita di sassi e detriti, che gonfiano e deformano la rete stessa, creando un facile trampolino per rovinosi salti di sassi e vegetazione, spesso durante temporali o forti raffiche di vento.
Ed è quanto mai necessaria una verifica del pendio, la messa in sicurezza dei punti più pericolosi e la realizzazione di nuovi ancoraggi di rete metallica che sostituiscano gli attuali.

Ti.Pi.