Come molti paesi della bergamasca, anche Gazzaniga ha, o meglio ha avuto, il suo castello. Questo sorgeva in una località sopraelevata rispetto al fondovalle, in modo da scrutare i movimenti sottostanti e, quindi, controllare sia il transito delle genti e delle merci, sia verificare in anticipo eventuali invasioni o attacchi. La località è denominata San Rocco al castello, da non confondere con San Rocco al lago, dove sorge l’omonima chiesetta del ‘400 affrescata dai Marinoni di Albino e immersa in un’ampia zona verde.

San Rocco al castello, invece, si innalza poco sopra l’abitato, all’inizio della strada provinciale “Gazzaniga-Ganda”, dopo i primi tornanti per Orezzo, in posizione elevata sulla valle. In verità, non si sa se in quel luogo ci fosse un vero castello risalente al Medioevo o semplicemente un fortilizio con torre di osservazione. Sta di fatto, però, che solo poche decine di anni fa, sul muro che regge l’orto dietro la casa parrocchiale, all’inizio di via Masserini, che conduce al cimitero, c’era una lapide con scritto il toponimo “Via al castello”, che molti anziani del paese ancora ricordano. Poi, il muro è crollato, ma inspiegabilmente, dopo la sua ricostruzione, la lapide è sparita forse perché nel frattempo la strada aveva cambiato il nome in via Masserini (SP 41).

Ora, la torre, ancora ben conservata e visibile, si erge appoggiata al lato di nord-ovest della chiesetta, e funge da campanile. A ben vedere, però, la torre, a pianta quadrata, tozza, con gli spioventi del tetto ribassati, costruita in conci di pietre a vista (calcare nero locale), feritoie asimmetriche, due per ogni lato ed una sola sul versante che guarda la valle, appare come una vera torre. Notevole la sua somiglianza con le torri dei castelli vicini (Gromo, Bianzano, ecc.). Inoltre, è evidente che le aperture superiori siano state nel tempo modificate per far posto alla cella campanaria, ma in precedenza dovevano essere delle feritoie più piccole e funzionali ad una vera torre di osservazione.

Uno studio architettonico condotto anni fa, però, non ha escluso né confermato la funzione di torre piuttosto che di campanile della chiesetta. Da un precedente scritto si legge che: “il toponimo “castelloderiva da “castellum”, un fortilizio costruito dai Romani per un presidio militare che controllava il traffico sulla “strada maestra per Bergamo”. La struttura venne adibita a dimora fortificata del feudatario con torre di avvistamento fino al 1428, inizio della dominazione veneziana, che sollecitò ad eliminare i segni del passato regime imperiale. Così, al posto del “castellum” venne costruita una cappella dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano” al castello”. Questa fu poi ingrandita alla fine del ‘500, per volere dello stesso cardinale visitatore. La torre, che si vede ancora integra, fu usata come torre campanaria (e ancora oggi), mentre il piano terra della stessa fece parte dell’abitazione del “romito” (ol remét), nominato ogni cinque anni per concorso. E ancora si legge che: L’antica torre, divenuta torre campanaria, all’interno presenta diversi adattamenti ai vari piani, secondo gli usi, non escluso quello domestico, come appare da pareti annerite dal fumo. (tratto da “Gazzaniga porta aperta sulla storia” ed. 1990 di Angelo Bertasa). Queste testimonianze documentali, quindi, forse avvalorano la tesi che in effetti la torre dell’attuale chiesa facesse effettivamente parte di una precedente edificio difensivo e di avvistamento di epoca medievale, se non addirittura edificata su antica struttura romana. Le sue misure sono mt. 4,50 per ogni lato e mt. 17 circa di altezza.

Torre o campanile che sia, la costruzione domina il paese dalla sua sopraelevata posizione ed è ben visibile sopra l’abitato per chi transita dalla superstrada della Valle Seriana in entrambe le direzioni di marcia e fa ormai parte integrale della testimonianza storica medievale del paese.

 

Angelo Ghisetti