C’è anche l’architetta Francesca Perani, 49 anni, di Albino, fondatrice, e portavoce del progetto delle attiviste bergamasche RebelArchitette all’interno del Padiglione Italia Resilient Communities – Comunità Resilienti, della 17^ Biennale di Architettura di Venezia, a tema “How will we live together?” (22 maggio – 21 novembre) .
Una presenza che sa di prestigio professionale, ma anche di promozione e visibilità di un progetto, che da anni rivendica il riconoscimento professionale del titolo Architetta. Era il 2017, infatti, l’anno d’oro delle professioniste italiane dell’architettura: dapprima, il timbro ufficiale “Architetta”, approvato dall’Ordine degli Architetti di Bergamo su richiesta proprio di Francesca Perani, insieme a Silvia Vitali e Mariacristina Brembilla; poi, la catalogazione online delle professioniste del settore nel marchio RebelArchitette, ideato proprio da Francesca Perani.
Per la cronaca, RebelArchitette è un collettivo di professioniste, con sede ad Albino presso Francesca Perani Enterprise, che promuove la progettazione al femminile a livello internazionale; un team di attiviste digitali che lavora sulla sensibilizzazione alle disuguaglianze nel campo dell’architettura, a cominciare dalle disparità di genere. Negli ultimi anni, infatti, il team si è occupato di promuovere una visione inclusiva della professione, segnalando disequilibri tra relatori e relatrici nella partecipazione agli eventi di architettura, promuovendo l’utilizzo del termine architetta e l’importanza della sua applicazione nel timbro professionale.
“La mancata parità di genere – sottolinea Francesca Perani – passa anche attraverso lo scarso utilizzo di vocaboli adeguati. Il linguaggio è un pilastro fondamentale di ogni società. È lo strumento attraverso il quale condividiamo idee e valori. È fondamentale adeguarsi e utilizzare i femminili nelle professioni per evitare di nascondere le donne in ambiti un tempo prettamente maschili”.
Ebbene, in mostra al Padiglione Italia Resilient Communities – Comunità Resilienti della 17^ Biennale di Architettura di Venezia a tema “How will we live together?”, ci saranno anche loro, le Rebelarchitette, guidate da Francesca Perani, per raccontare il lavoro di eccellenza di 117 professioniste italiane. Fra queste, sei progettiste bergamasche: Manuela Biffi; Nadia Bratelli di Teka studio; Laura e Chiara Bettinelli; Dorit Mizrahi di exposurearchitects; Mariola Peretti; e appunto Francesca Perani, con microarchitetture e allestimenti dalla forte connotazione grafica.
“Il curatore del Padiglione Italia Alessandro Melis – continua Francesca Perani, che con le colleghe bergamasche Cinzia Bigoni, Caterina Pilar Palumbo e Anna Serafini, fa parte di un team di 17 componenti che ha condotto una ricerca internazionale sull’architettura al femminile – ha tradotto il tema del vivere comune, offrendo, con grande coraggio, lo spazio di rappresentanza ad una molteplicità di voci, e ha voluto la nostra associazione a fianco a sé come parte del team curatoriale nella sezione dal nome “Decolonizing the built environment (Decolonizzare lo spazio costruito)”.
Un progetto corale di ricerca e rappresentazione che non propone formule esclusive di selezione, ma che, al contrario, privilegia nuove letture della professione ancora invisibili al grande pubblico. Una formula contemporanea e sovversiva, in cui prendono forma un photo-booth, una piattaforma web, un cortometraggio in modalità showreel ed un tour virtuale immaginario.
“La nostra associazione RebelArchitette – prosegue Perani – presenta esperienze di resilienza all’interno del Padiglione Italia: Detoxing architecture from inequalities. A plural act, disintossicare l’architettura dalle ineguaglianze: un atto plurale è una proposta allestitiva tagliente che si pone l’obiettivo di disintossicare il mondo dell’architettura dalle ineguaglianze, dalle ingiustizie e dai pregiudizi. Propone un’alternativa femminile e eco-femminista attraverso i suoi strumenti in open source rivolti, in primis, alle nuove generazioni. Un progetto che vuole essere un inno al rispetto, alla giustizia e alla necessità di diversificare il panorama delle e degli interpreti dell’architettura, in Italia come in tutto il mondo. L’intero allestimento, proposto in modalità fluida, a cavallo tra il mondo analogico e quello virtuale, è dedicato all’esposizione di 117 studi guidati da architette italiane di eccellenza. Una sequenza di nomi riveste quasi completamente la parete centrale, mentre un cortometraggio in modalità ritmata ne racconta i progetti. #Rebelbiennale2021 è l’hashtag scelto per l’allestimento multimediale, concepito su tre supporti tra loro interscambiabili per consentire un’esperienza aumentata, accessibile e in progress; oltre allo spazio fisico, attraverso un QR code si accede ad una piattaforma web dove approfondire la moltitudine di architette italiane individuate e una versione digitale dell’allestimento in formato tour virtuale con cui interagire alla scoperta di nuovi mondi progettuali. In una formula contemporanea e sovversiva si esprimono così architette, designer, visionarie, muratrici, influencer. Architette affermate ed emergenti, giovanissime ed esperte, ognuna impegnata su scale e tipologie diverse di progettazione, unite da un desiderio di innovazione e ricerca. Non solo progetti di grande qualità formale ma esperienze nuove di impresa. Attenzione alle fragilità sociali e climatiche. Un messaggio di collaborazione allargata frutto di un’archisorellanza e un’archifratellanza sincera”.

Ti.Pi.