Un’opera d’arte mai abbastanza conosciuta in Gazzaniga è senz’altro l’altare-mausoleo di S.Ippolito, presente nella chiesa parrocchiale. Colgo la disponibilità di Media Valle, quindi, per descrivere meglio questo gioiello sia sotto l’aspetto artistico che quello storico.

Intanto, una precisazione lessicale. Il nome altare deriva dal greco “ara” e sta a significare un luogo in cui si celebra un sacrificio e, nel

caso cristiano, un rito religioso. Il mausoleo, invece, è una tomba di grande pregio che custodisce i resti mortali di un grande personaggio. In tal senso, sono molti gli esempi sparsi sul territorio nazionale, come il mausoleo di Teodorico a Ravenna, quello e di Dante ancora a Ravenna o quello di Cesare Battisti a Trento. A Gazzaniga, per esempio, con queste caratteristiche esiste il mausoleo neogotico Briolini, vicino alla stazione delle autolinee.

L’altare-mausoleo di S.Ippolito compendia entrambi i significati essendo un altare vero e proprio, anche se mancante del tabernacolo, e nel contempo accoglie le spoglie del grande condottiero romano Ippolito, in un primo tempo ostile ai cristiani che combatteva agli ordine dell’Imperatore, ma poi convertitosi al Cristianesimo e, pur di non rinnegare la sua nuova fede, martirizzato. La storia e l’iconografia dicono che è stato legato per i piedi e trascinato per terra da cavalli in corsa fino a morire.

L’altare, costruito nel 1710 in puro stile barocco dalla bottega dei Manni, si presenta in fondo al lato destro della chiesa; quindi, vicino al presbiterio. La sua forma è tipica degli altari moderni, con la pedana, a cui si accede tramite due gradini in marmo nero con specchiature arricchite da motivi geometrici policromi e una composizione di disegni pure geometrici, curvi, realizzata con commessi (intarsi) di marmi, pietre dure e semipreziose di vari colori. Sopra, si erge il paliotto, pure con una ricca specchiatura, al cui centro spicca una grande lastra di alabastro venato di Gandino, a lato della quale quattro cariatidi, scolpite in marmo di Carrara, sorreggono la mensa. Entro le due doppie lesene, in nicchie, sono inserite due sculture a tutto tondo, sempre in marmo bianco, rappresentanti l’Angelo Nunziante e Maria. A lato, due grandi modiglioni reggono il piano della mensa e i due gradini reggicandelieri riccamente lavorati. La splendida decorazione a “commesso” è stata realizzata con marmi policromi, pietre preziose e madrepore, e porta la firma dei quattro fratelli Manni nei quattro variopinti uccelletti inseriti nei motivi dell’alzata dei gradini reggicandelieri. Sopra i gradini, in un motivo architettonico discontinuo, quasi a dividere in due l’opera d’arte, sono inserite quattro urne contenenti i resti del Santo. Poco sopra si presenta la parte più ricca e festosa con la bellissima specchiatura centrale e altre due laterali con fantasiosi motivi floreali simmetrici, ricca di movimenti dolci ed equilibrati e marmi policromi. Su questa poggia l’urna, pure ricca di inserti policromi, che contiene le spoglie del Santo inserita dentro una armatura d’argento. Più completi e specifici particolari si possono leggere nel libro “I Manni – scultori e intarsiatori del marmo nella bottega di Gazzaniga e di Desenzano al Serio” di Angelo Bertasa, Angelo Ghisetti, Lidia Rigon, edito nel 2017, pagg. 97-100.

In alto, poi, un basamento sorregge la statua del Santo vestita in abiti romani e pure scolpita in marmo bianco di Carrara.

Per la cronaca, le spoglie del Santo Ippolito, proveniente dalle catacombe romane, sono giunte a Gazzaniga nel lontano 1666 a seguito dell’interessamento di Giacomo Gelmi di Gazzaniga, ricco commerciante di pannilana in Venezia, per concessione di Papa Alessandro VII.

L’armatura del Santo Martire, invece, ha una storia a parte molto curiosa e poco conosciuta, frutto dell’omaggio del grande tenore bergamasco Federico Gambarelli, nato ad Albino nel 1858, diventato poi monsignore e morto nel 1922.

Proprio per le sue grandi facoltà canore, conobbe molti personaggi famosi del tempo, apprezzato anche dal compositore toscano Giacomo Puccini, suo coetaneo. Per molti anni è stato sulle più importanti scene liriche mondiali, cantando a Mosca, Buenos Aires, New York, ricevendo non solo elogi, ma anche regali, tra cui una preziosissima armatura snodata in argento finissimo utilizzata nell’interpretazione di Oronte nell’opera “I Lombardi alla Prima Crociata” di Giuseppe Verdi. Questa gli fu donata dai suoi ammiratori dell’America Latina. Nel 1911, prima del ritiro dalle scene, decise di regalare questa splendida armatura di inestimabile valore al suo caro

amico don Giacomo Bianchi, parroco di Gazzaniga, per vestire lo scheletro di S.Ippolito, patrono del paese.

Pertanto, l’armatura, riccamente cesellata in finissime lastre di argento che ricoprono il Santo custodito nello splendido altare-mausoleo, non è coeva al personaggio, ma è di foggia medievale.

Ecco, risolto l’arcano. E l’occasione per vedere dal vivo la pregevole armatura è il prossimo 13 agosto, quando si svolgerà la festa patronale di S.Ippolito, il cui momento culminante è la tradizionale processione, che trasporterà lungo le vie del paese le spoglie del Santo Martire.

Angelo Ghisetti