Anche la frazione di Orezzo, appollaiata sopra la bella collina della “Cedrina”, a 680 metri di quota, conserva molti angoli antichi, ancora bucolici, ma ricchi di fascino e di storia, autentici, e stridenti a confronto con l’architettura moderna. In ogni località di cui si compone il borgo (Via Leone XIII, Bergamaschi, Catabione, Oschiolo, Sottochiesa, ecc) si sono conservati e si apprezzano ancora fabbricati rurali caratterizzati da un impianto proprio dello stile bergamasco. Case di due, massimo tre piani, con cantine o pollai al piano terra e abitazioni al primo e secondo piano.
Al piano terra, le cantine sono caratterizzate da soffitti a volta, a botte, altre a crociera (detti “scelter”) che erano riparati dal portico antistante dove venivano accatastate le masserizie o trovavano riparo il carretto e gli attrezzi utilizzati per i lavori in campagna. Si accedeva ai piani superiori tramite strette scale in legno, con soppalchi sempre in legno, a volte lasciati a vista sopra i porticati. Solamente le stanze all’interno erano pavimentate, prevalentemente con piastrelle in laterizio rosso. Queste erano generalmente piccole, basse, come piccole erano le porte e le finestre, per meglio conservare il calore durante l’inverno. I loggiati aperti erano protetti da barriere in legno, a volte con assi intrecciati nella parte inferiore, funzionali all’esposizione, all’essicazione e alla conservazione dei prodotti coltivati dalla terra.
Le persone anziane si ricordano ancora benissimo come le case, fino a qualche decennio fa, presentavano appese sulle staccionate in legno i mazzi di pannocchie e altri cereali esposte a sud per la conservazione. Queste erano case essenziali e funzionali ad una vita semplice, ma dignitosa. In queste dimore non mancava nulla: stalle e animali da cortile al piano terra con i “scelter”, le stanze per conservare le derrate alimentari e le scorte per l’inverno, mentre la cucina e le camere erano generalmente poste ai piani superiori.
Nella contrada, poi, non mancava la chiesa in quanto la popolazione a quei tempi era profondamente religiosa e devota. Infatti, proprio a metà circa di Via Papa Leone XIII è ancora ben conservata l’antica chiesetta, dedicata alla SS. Trinità. Questa è molto antica, esisteva già verso la metà del 1500, quindi è precedente alla costruzione dell’attuale chiesa parrocchiale che è iniziata nel 1585, alla quale poi sono seguiti vari ampliamenti, compresi la costruzione e la sopraelevazione del campanile nella metà del XX secolo.
All’inizio, la primitiva chiesetta fungeva essa stessa da luogo di culto per tutto l’agglomerato di Orezzo. Al suo interno, a pianta quadrata e con il soffitto a volta arcuata completamente affrescata, appare una bella tela raffigurante appunto la SS. Trinità, mentre ai lati su due quadri sono dipinti San Giovanni Battista e Sant’Agostino. La cappella denominata dei “Mafé” probabilmente deriva dai primi abitanti della contrada, i “Maffeis” di Gazzaniga. Ancora oggi questo cognome è molto presente e diffuso nella frazione, insieme a quello dei “Merelli”. Inoltre, in Orezzo si contano almeno una decina tra “santelle” e dipinti murali a sfondo religioso, segno di una popolazione molto legata alle tradizioni popolari e religiose.
La bella esposizione a sud di tutto l’abitato e la posizione elevata rispetto al fondovalle hanno sicuramente favorito lo sviluppo di questo borgo, già presente nell’anno 1000, anche se i primi insediamenti si fanno risalire addirittura al V secolo dopo Cristo.
Orezzo ha avuto una storia amministrativa travagliata. Compare come Comune autonomo fino al 1263, quando il Consiglio Maggiore di Bergamo lo sciolse per inglobarlo nel Comune federativo di Gazzaniga (come pure i centri di Rova e Fiorano). Successivamente, Orezzo lo troviamo ancora Comune autonomo dal 1746 fino al 1797, risultato della spinta indipendentista di quei tempi; poi ancora dal 1805 al 1809, e dal 1816 al 1927, quando durante il periodo fascista, fu nuovamente fuso con Gazzaniga, della quale ora costituisce una bella e amena frazione, distante circa quattro chilometri, e collegata dal 1928 dalla strada provinciale SP 41.
Orezzo, proprio per la sua posizione alta e soleggiata, gode di una vista panoramica mozzafiato, che spazia dal Monte Farno alla Val Gandino, dai paesi della Media Valle Seriana fino alla pianura. Negli ultimi anni sono sorte parecchie nuove abitazioni, piccoli condomini e belle ville, molte delle quali rispettose dell’ambiente circostante, fatte di muri con pietre a vista e abbondanti travature in legno, in armonia con l’ambiente bucolico e agreste circostante.

Angelo Ghisetti