Che grande Matteo Gallizioli. L’avevamo lasciato nel gennaio del 2016 con il successo della sua salita invernale alla cima più alta d’Europa, il Monte Elbrus (5.642 m), in Caucaso; ed eccolo qui con un’altra avventura, grandissima, straordinaria, che esalta il CAI di Albino e la tradizione alpinistica albinese.
Certo, da quel giorno sono cambiate molte cose, a partire dal matrimonio con la sua Elena, santa donna che lo sopporta e supporta le sue passioni. Ma ciò che non è cambiata è l’amicizia che lega Matteo a Denis Urubko, 45 anni, alpinista kazako, uno dei più forti scalatori del mondo (nel 2009, è divenuto il 15° alpinista ad aver salito tutti i 14 “ottomila” ed il 9° ad averli scalati senza ossigeno), che gli albinesi conoscono per un suo incontro in auditorium nel 2012.
“Sin dal ritorno a casa dal Caucaso – spiega Matteo Gallizioli – Denis ha cercato di coinvolgermi in altre grandi (per me) avventure e il 2018 sembrava quello più appropriato. Infatti, al suo ritorno dal tentativo invernale di salita al K2, Denis getta l’amo… lui, io ed altri ragazzi, scelti a far parte del suo team per la conquista del Pik Lenin, cima di 7.134 metri, facente parte della catena montuosa del Pamir, spartiacque tra Tagikistan e Kirghizistan. Mi dico, ce la posso fare? Senza perdere di vista l’obiettivo, ci do dentro con gli allenamenti: scialpinismo fino a giugno inoltrato, corsa, bici e mtb, sempre con il supporto (e la pazienza) di Elena. Poi, si arriva così al fatidico giorno, quello della partenza, il 4 agosto: lascio l’Italia per un mese (il ritorno è fissato per il 2 settembre), salutato dai genitori, dagli amici e dalle lacrime di mia moglie”.
Come è andata? “Primo, un lungo viaggio per il Kirghizistan: Milano-Mosca (con 11 ore di scalo)-Osh – continua Matteo – Secondo, un mese di convivenza con ragazzi tutti stranieri, con lingue, culture e tradizioni diverse dalle mie. Terzo, mettersi alla prova tecnicamente, fisicamente e psicologicamente su una grande montagna di oltre 7.000 metri. Niente di più semplice”.
La spedizione è composta da sette russi ed un italiano, più Denis Urubko, che si unirà per le fasi finali di salita, essedo impegnato ad aprire una nuova via sul Monte Ushba (il “Cervino del Caucaso”). Nonostante siano quasi tutti russi, la spedizione è intesa come “internazionale”, perché sono russi provenienti da diverse parti del territorio: moscoviti, siberiani e anche dell’isola di Sachalin.
“Primo obiettivo, l’acclimatamento – prosegue Matteo – Si lavora e si suda in montagna, per combattere il “mal di montagna” (molto pericoloso ed in alcuni casi anche mortale), cioè abituare il corpo all’altitudine salendo di quota per poi ridiscenderne. Così, dopo qualche giro in zona Campo Base, saliamo al Campo 1 (sigla C1) a 4.400 metri, lungo un sentiero di 12 km; al campo, pernottiamo un paio di notti e facciamo qualche escursione a quote maggiori (Pik Yukhin 5.130 metri). Poi, saliamo in cordata il ghiacciaio fino al Campo 2 (C2) a 5.530 metri, superando alcuni crepacci (due attrezzati con scalette in alluminio) e correndo sul plateau sommitale, perché esposti alla caduta di grossi seracchi (muri di neve). Poi, si ridiscende al Campo Base per un paio di giorni di riposo.
Ecco: questo è l’acclimatamento, salire, dormire e poi scendere; così, il corpo si abitua senza troppo stress alla quota, al calo di pressione e alla carenza d’ossigeno. Poi, ritorniamo sulla montagna: in tre giorni saliamo fino a 6.100 metri, al C3, dove dormiamo due notti; sembra di stare sulla Luna; il freddo è tagliente, tutti sono imbacuccati nei propri duvet e riconoscere i compagni è spesso difficile; si passa il tempo in tenda leggendo, scrivendo o ascoltando musica… le ore di attesa sono parte imprescindibile di chi vuol fare alpinismo ad alte quote; ore, ore e ore ad attendere”.
Cosa avete fatto al C3?
“In due giorni – continua Matteo – saliamo prima il Pik Razdelnaya (6.148 metri) e poi ci avviamo un poco verso il Pik Lenin per la via di salita normale per testare gambe e fiato ed arriviamo fino a circa 6.500 metri; la cima sembra a portata di mano (anche se mancano 600 metri; circa 4-5 ore a quelle quote). Io sto benissimo, e mi scoccia scendere al Campo Base, a 3.600 metri, per gli ultimi due giorni di riposo prima della salita conclusiva,… ma così si fa e questi sono i piani prestabiliti. Scendiamo in mezza giornata, le gambe volano per l’aumento di ossigeno: una bella sensazione la morbidezza dell’erba sotto gli scarponi!. Sul sentiero, incontriamo Denis Urubko e stabiliamo che il giorno adatto al tentativo di salita in vetta è il 27 agosto; le previsioni meteo sono dalla nostra parte”.
Ed eccoci al grande salto, oltre i 7.000 metri…
“Partiamo, quindi, carichi di buone intenzioni e di zaini pesanti, fino al C3 (6.100 metri). Il 27 agosto, sveglia alle 3 del mattino, e alle 4 siamo in cammino; la salita non presenta grandi difficoltà (ci sono tratti con corde fisse), ma il vento e la temperatura spesso fino a -35°C rendono tutto difficile. Più di una volta ho pensato: “Torna alla tenda Matteo, chi te lo fa fare? Non sentivo più il piede destro, la voglia di tornare indietro c’è stata, ma ho stretto i denti ed alle 10 ero in vetta. Giusto il tempo di fare due foto (una con il gagliardetto del CAI Albino) e giù. La discesa è bella tosta, come la salita; vento forte in faccia, che mi lascerà in ricordo due bei congelamenti sulle guance; anche i piedi sono raffreddati, ma niente di grave. Il 28 agosto siamo al Campo Base: un po’ di ossigeno in più e la freschezza di una Coca Cola. Il giorno seguente, torniamo ad Osh, dove stiamo fino al 2 settembre; poi il volo di ritorno”.
Grande Matteo! A chi dedichi questa conquista?
“In primis a mia moglie Elena, ai miei genitori, ai miei amici del CAI Albino e a due amici scomparsi in montagna, Ferro di Nembro e Francesco (Franz) – conclude Matteo Gallizioli – Ringrazio Denis Urubko per la enorme opportunità che mi ha dato; gli sponsor, che mi hanno permesso questa spedizione (Acerbis spa, Camp-Cassin, Grande Grimpe, La Sportiva, ITC Asian Mountain) e l’azienda Sportissimo (mio datore di lavoro) che mi ha concesso delle ferie extra per realizzare il mio sogno”.

Ti.Pi.