L’astronauta Umberto Guidoni ha esaltato la solidarietà della comunità di Albino

Come ti è nata la passione per il cielo? Secondo te siamo davvero da soli nell’universo? Un giorno, anche noi comuni mortali, saremo in grado di viaggiare molto più facilmente per l’universo? Come si fa a diventare astronauti? Sono state queste alcune delle domande che i giovani studenti delle scuole medie di Albino hanno fatto all’astronauta Umberto Guidoni, protagonista della giornata di comunicazione scientifica “L’uomo e lo spazio”, un viaggio fra costellazioni, galassie e pianeti, organizzato dall’associazione “Federica Albergoni onlus” di Albino (impegnata nella promozione della donazione del midollo osseo), presso l’auditorium comunale di Albino. Un evento per la città di Albino, con una “guest star” di primaria importanza in ambito scientifico, che ha illustrato la sua esperienza ai vertici mondiali della ricerca spaziale, peraltro con uno stile semplice e ben comprensibile, che è piaciuto molto ai ragazzi. Non solo a quelli delle medie inferiori, ma anche agli studenti del liceo aeronautico “Antonio Locatelli” di Bergamo e agli studenti dell’Istituto Superiore “Oscar Romero”, presentati per l’occasione dalla giornalista RAI, albinese doc, Alma Grandin. A loro Guidoni ha spiegato le esperienze dei suoi viaggi nello spazio, prima a bordo della Columbia, poi dello Space Shuttle e persino della Stazione Orbitale Internazionale.

Fra le tante risposte, una in particolare, ha suscitato grandissimo interesse. “La strada per diventare astronauta è lunga. Bisogna avere una laurea in scienze naturali, medicina o ingegneria ed essere in ottime condizioni fisiche. Ci sono anche piloti militari che diventano astronauti per pilotare i veicoli spaziali. Altri, come me, arrivano dal settore scientifico: io sono un fisico. Ci sono poi gli esami e i test fisici e psicologici da superare. La selezione avviene a livello europeo, presso la sede centrale dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), a Colonia, in Germania. Se tutto va bene si viene trasferiti negli Stati Uniti o in Russia ed inizia un lungo addestramento di diversi anni”.

E via, a ruota libera, rispondendo ai ragazzi e commentando un filmato sui suoi viaggi. Fin qui il programma del mattino, che si è concluso con la consegna da parte del Comune di Albino di una pergamena-ricordo, che così recita: “Ad Umberto Guidoni, il cui sguardo sul mondo, dall’avamposto spaziale, è diventato racconto di vita e dettato di scienza”.

L’evento scientifico, curato da Andrea Fassi e realizzato in collaborazione con il Comune di Albino e il patrocinio della Comunità Montana Val Seriana, la Provincia di Bergamo e il CONI Lombardia-delegazione di Bergamo, è proseguito poi in serata, con un gran gala scientifico con annesso spettacolo musicale.

In un auditorium gremito in ogni ordine di posto (veramente pieno di gente, come mai si era visto prima: a dimostrazione della bontà dell’evento), Umberto Guidoni ha ripercorso le tappe-chiave di cinquant’anni di storia dell’astronautica: dal viaggio dello Sputnik all’inizio della gara USA-URSS per la conquista dello spazio, dalle anticipazioni di Wernher von Braun al primo cosmonauta Yuri Gagarin, fino alle missioni degli astronauti americani e allo sbarco sulla Luna di Apollo 11 il 21 luglio 1969, e fino alla realizzazione dell’attuale Stazione Spaziale Internazionale.

“Andare nello spazio è stata un’esperienza che ha cambiato la mia vita – ha detto Guidoni, astronauta romano di 59 anni, laureato in fisica, due volte in orbita con lo Shuttle, nel 1996 su Columbia e nel 2001 su Endeavour, quando fu anche il primo europeo a salire a bordo della Stazione Spaziale in costruzione attorno alla Terra – Già da ragazzo leggevo libri di avventura e di viaggi. Poi, a dodici anni ho ricevuto in regalo un telescopio giocattolo che ho puntato a caso su una stella brillante, era Saturno. Da allora, mi sono innamorato del cielo stellato. Poi, ho visto in tv l’ammaraggio sulla Luna, e lì mi sono ulteriormente innamorato dello spazio. Dopo il diploma, mi sono laureato in fisica e ho trovato lavoro presso la sede del Cnr di Frascati, dove mi occupavo di satelliti. Mi occupavo dell’esperimento Sirio, condotto in collaborazione tra Stati Uniti e Italia. Nel 1989 c’è stato il primo bando di concorso per astronauti italiani, emesso dalla neonata Agenzia spaziale italiana. Ho provato e mi è andata bene: ho superato le selezioni e sono andato negli USA, con mia moglie, per un decennio”.

Il “talk-show” serale ha visto la partecipazione del direttore della rivista Orbiter Eugenio Sorrentino, dell’attore e regista Oreste Castagna, del prof. Alfredo Calligaris, medico dello sport; ma soprattutto delle performance musicali del gruppo “Ephimera Feat” di Michele Mutti, che ha sciorinato brani famosi, riferiti agli Anni ’70: Pink Floyd, David Bowie, King Crimson, Kansas, i cui testi parlano di viaggi spaziali.

E’ stato un vero successo, sotto tutti i punti di vista: a livello scientifico, artistico e anche solidale. Infatti, la serata scientifica ha permesso di raccogliere fondi per l’associazione “Federica Albergoni onlus”, sezione albinese dell’ADMO, impegnata nell’acquisto di un’unità mobile (valore 50.000 euro), per la realizzazione di prelievi di sangue per la “tipizzazione” a persone volontarie che danno la propria disponibilità ad un futuro trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche.

 

Ti.Pi.