Le Acli di Albino riflettono sull’associazionismo

Ha fatto tappa ad Albino il “percorso formativo 2013” delle Acli provinciali di Bergamo, che aveva per tema “Il tempo della politica. Associazionismo e cooperazione, scelte di cittadinanza e democrazia”. Nell’auditorium dell’Isis “Oscar Romero”, gentilmente concesso dalla dirigenza scolastica, un centinaio di persone hanno ascoltato gli interventi del prof. Carlo Felice Casula, docente di Storia contemporanea e Storia del lavoro presso l’Università degli Studi Roma Tre, e di Rosa Gelsomino, presidente provinciale delle Acli di Bergamo, che hanno analizzato, oltre che la storia delle Acli come associazione “storica” del panorama nazionale, ben radicata sul territorio, forte di servizi e attività, il mondo dell’associazionismo “fra istituzioni e politica”, cioè in quella sottile striscia di frontiera che è il ruolo delle associazioni nell’ambito locale, la loro appartenenza al tessuto socio-economico, il loro coinvolgimento nella storia politico-amministrativa del territorio comunale, i mutati scenari di intervento solidale avvenuti negli ultimi anni, alla luce della crisi economica, ma soprattutto della crisi di valori.

Diversi gli interenti, fra cui quello del presidente del circolo Acli di Albino, il prof. Tiziano Piazza, che, in un primo contributo, ha sottolineato come “in ogni periodo storico, l’associazionismo, in particolare quello consolidato e ben radicato nella storia italiana, come è il caso delle Acli e di altre poche associazioni di volontariato, è chiamato a reinventarsi sempre il suo ruolo dentro la società, ovviamente partendo dai suoi valori fondanti, ma non dimenticando che i tempi, le aspettative, le esigenze cambiano: quindi, è necessario ogni volta fermarsi, riflettere, ponderare i vissuti della comunità, monitorare i bisogni per creare un nuovo orizzonte di pensiero e di senso, entro cui collocare il proprio agire associativo. Un processo di continua reinvenzione che pochi gruppi fanno, orgogliosi magari di un simbolo, di un marchio, di un’etichetta, che invece di ricreare motivazioni sempre più solidali, porta a far implodere la stessa associazione, ferma su posizioni vecchie e stantie, basate solo su slogan di vecchia data o parole d’ordine che fanno parte ormai dell’archivio dei ricordi. E questo lo si vede dall’età dei soci di questa o quella associazione. Invece, pur richiamandosi con attenzione alle proprie radici e alla propria storia, serve un atteggiamento legittimamente creativo rispetto alle scelte da compiere in ambito politico e sociale, considerando i tempi e le nuove situazioni che sono insorte”.

Ecco, allora che sono state poste alcune domande molto forti: cosa sono le associazioni? Che senso hanno certe associazioni? Ha ancora un significato far parte di un’associazione? L’associazionismo ha una colorazione politica? Si dice che sono apolitiche e apartitiche, ma perché poi certe associazioni vengono etichettate politicamente? Non è meglio chiudere quelle associazioni che non sono collegate con il territorio? E perché ci devono essere associazioni che sono soltanto autoreferenziali, i cui soci si sono ritrovati e si ritrovano per ricordare un amico scomparso e “far del bene” in suo nome?

Domande aperte, buttate lì sul tavolo della discussione, che vogliono gioco forza una risposta o tante risposte nei prossimi anni, perché effettivamente oltre il 50% delle associazioni possono anche non esistere più e chiudere bottega: basterebbe che i servizi sociali intervenissero meglio nell’agire solidale…; basterebbe che certe associazioni cambiassero nome in…circolo ricreativo, dopolavoro, cral,…per molte è così! Per non parlare dei vari comitati, legati al mondo della scuola, della cultura, della musica, dell’arte, dell’ambiente,…

Altre domande hanno riguardato, poi, la colorazione politica di certe associazioni o la loro linea di tendenza, solo per il fatto che fanno volontariato: quindi, associazionismo vuol dire far politica? Chi non è dentro un associazione non è un volontario?

“Vorrei buttare solo un seme di discussione, perché so che questo argomento sarà alla base dei ragionamenti amministrativi, politici e sociali dei prossimi anni sul territorio – ha continuato il presidente Acli Tiziano Piazza – L’agire delle associazioni deve essere uno stimolo, un motivo di attrazione dei gruppi politici: non devo essere io, come associazione, a ricercare chi mi può rappresentare, chi si allinea con i miei valori, ma è i gruppo politico che mi cerca, che cerca la mia associazione, perché ha visto il nostro agire, il nostro stile, i nostri valori, e mi chiede se c’è qualcuno che ha voglia di impegnarsi in politica, che non è altro che la casa comune”.

 

Sara Nicoli