Le ACLI e il progetto “I biscotti per don Gian Luca”

E’ sempre più attento a promuovere solidarietà e vicinanza agli “amici” che vivono la missionarietà nei diversi Paesi del mondo il circolo ACLI “Giorgio La Pira” di Albino. Da due anni ormai i volontari del circolo di Piazza San Giuliano stanno sostenendo la missione di Cochabamba, in Boivia, dove opera il sempre amato e ricordato, don Gianluca Mascheroni, per anni curato dell’Oratorio di Albino. Così, il consiglio direttivo delle Acli albinesi ha deciso di rinnovare anche per questa primavera la “dolce” esperienza pasticcera del progetto “I biscotti per don Gian Luca”, che vede coinvolte anche altri 28 volontari, i cosiddetti “amici di don Gian Luca”. Obiettivo: raccogliere fondi da destinare poi alle attività missionarie di Cochabamba, dove don Gian Luca è direttore della “Ciudad de los Ninos”, la “città dei bambini”, una comunità di accoglienza, della Missione cattolica della Diocesi di Bergamo, che accoglie bambini, adolescenti e giovani in situazione di orfanato e abbandono.

 

Creata il 19 dicembre del 1971, grazie al lavoro del Patronato San Vincenzo di Bergamo, e di padre Antonio Berta Lanfranchi, che ha donato gran parte della sua vita per la realizzazione di questo sogno, la “città dei bambini” da allora continua a lavorare a favore dei bambini orfani e abbandonati di Cochabamba e di tutta la Bolivia. Tanti i volontari bergamaschi che, in varie occasioni e a più riprese, hanno sperimentato settimane missionarie in Bolivia, anche alcuni ragazzi e adulti dell’Oratorio di Albino, che hanno conosciuto prima don Gian Luca Mascheroni e con il quale sono rimasti in contatto.

Appunto, fra gli adulti ci sono alcuni volontari delle Acli albinesi, che con questo progetto vogliono manifestare la loro vicinanza alle problematiche organizzative e assistenziali che incontra don Gian Luca quotidianamente nel suo servizio.

Il progetto “I biscotti per don Gian Luca” va in questa direzione: sostenere con contributi e offerte le fatiche e i sacrifici che vive ogni giorno la “Ciudad de los ninos”, attualmente formata da otto case, in cui vivono bambini, adolescenti e giovani di età compresa tra 0 e 18 anni.

“Siamo ormai alla terza tornata del progetto – spiega il referente Acli Osvaldo Bessi – Siamo convinti che sarà ancora una volta un successo. Grazie anche al nostro passa-parola, nelle due precedenti edizioni, la raccolta fondi ha raggiunto cifre impensabili, veramente interessanti. Ora, ci auguriamo che la generosità degli albinesi si faccia ancora una volta concreta. Speriamo proprio di ripeterci”.

 

Sara Nicoli

 

BOX

 

Si fa festa per don Gian Luca

 

“Mille ed una opportunità per incontrare don Gian Luca… e fare del bene”.

E’ questo il filo conduttore della giornata speciale e di festa che la comunità di Albino vivrà domenica 19 aprile, presso l’Oratorio, dove incontrerà don Gian Luca Mascheroni, di ritorno dalla missione di Cochabamba, in Bolivia.

Una vera festa di comunità, dove giovani, famiglie, volontari, associazioni si stringeranno attorno al “loro” ex-curato “don Già”. E tante le iniziative che la comunità ha messo in atto per sostenere, attraverso una raccolta-fondi, la missione di Cochabamba e la “Ciudad de los Ninos”, dove opera don Gian Luca.

Si parte alle 11.30, con la S.Messa. Quindi, alle 12.30, pranzo conviviale condiviso. Cosa vuol dire? Semplice. I volontari dell’Oratorio offrono il primo piatto e l’acqua, mentre ogni famiglia che partecipa al pranzo poterà alla tavola un secondo piatto che avrà preparato e confezionato a casa, per poi condividerlo con le altre famiglie… vicine di sedia. Questo vuol dire “pranzo condiviso”.

Alle 15.30, è previsto l’incontro con don Gian Luca, che presenterà il suo progetto di missione, mediante fotografie e filmati.

Alle 18, la S.Messa. A seguire, il secondo momento conviviale, con la cena (primo piatto, secondo piatto, acqua, vino e dolce) in Oratorio.

“Compartir” era uno degli insegnamenti lasciatoci da don Gian Luca prima di andarsene in Bolivia. Ora, in questa giornata, dopo vari anni, c’è la possibilità di stare insieme a lui, conoscere la sua esperienza, ma soprattutto “scoprire” la povertà dei ragazzi della Ciudad de los niños, dove ora è “padre”. E perché no, impegnarci, con stili di vita sobri, a “compartir”, condividere con loro.