Il giorno 18 ottobre 2016 noi ragazzi delle classi terze di Abbazia abbiamo visitato la mostra “100 anni fa la Grande Guerra: anno 1916”, allestita presso l’Auditorium di Albino. Siamo stati accompagnati dal nostro Sindaco, dott. Fabio Terzi, e da un gruppo di Alpini di Albino. Il sindaco ci ha spiegato che la prima guerra mondiale interessò molti stati europei, ma anche Imperi come quelli russo e austro-ungarico dei quali determinò la fine. Fu anche “momento di rivincita” di alcuni popoli (nazioni) che si erano sempre sentiti divisi e oppressi dallo straniero, come gli italiani o i serbi. Iniziato nel 1914, il conflitto vide l’entrata in guerra dell’Italia solo nel 1915 e finì nel 1918: una guerra lunga, nessuno inizialmente pensava sarebbe durata così tanto, e che ebbe milioni di morti.
La mostra sulla grande guerra , costituita da foto d’epoca, reperti di vario genere, cartine storiche, è stata secondo noi ragazzi molto interessante, perché abbiamo imparato cose che ignoravamo e abbiamo compreso la brutalità di questo conflitto. Le foto delle trincee ci hanno fatto capire che è stata una guerra molto logorante per i fanti che in prima linea pativano spesso la fame, la sporcizia, l’umidità e il freddo intenso, nascosti nel fango insieme a topi, scarafaggi, pidocchi: così era facile che si diffondessero malattie.
Ci ha colpito il fatto che i soldati italiani dovevano combattere sulle montagne, anche ad alte quote, spesso oltre i 2000 metri, rischiando talvolta di venire travolti dalle valanghe: perciò il conflitto fu chiamato “guerra bianca”. Risultava difficile portare agevolmente a quelle altitudini le armi pesanti (cannoni, bombarde, mitragliatrici), pertanto erano i soldati stessi che le trasportavano smontate in pezzi , a costo di lunghe salite sui versanti. La tecnologia in guerra li ha aiutati: sono state create le teleferiche, le attuali funivie, e costruite grandi e resistenti slitte. Abbiamo visto ciò nel piccolo ma significativo Museo degli Alpini di Albino (all’interno del parco Alessandri): un documentario presentava questi sacrifici attraverso immagini d’epoca, in bianco e nero, in cui si vedevano anche le fatiche dei cani da slitta, utilizzati per il trasporto di oggetti e di viveri al posto dei muli inadatti al freddo e alle alte quote. Un oggetto davvero impressionante che abbiamo visto nelle teche del museo è l’azzoppa-muli: una specie di uncino a tre punte che veniva lanciato dai nemici sul terreno di combattimento e lungo i sentieri allo scopo di infilzare i soldati in marcia e gli zoccoli dei loro animali. Un’altra immagine che ci ha incuriositi è stata quella dei MAS (motoscafi armati siluranti): abbiamo pensato a quante vite possa avere spezzato un mezzo con un nome così intrigante e all’uso distorto della intelligenza umana al servizio della tecnologia di guerra.
Ci ha colpito molto il fatto che ragazzi molto giovani, appena più grandi di noi, siano andati in guerra. Il nostro pensiero va al coraggio dei soldati, dimostrato sia nel combattere sulle montagne a temperature assai rigide (anche -30°C!) sia nel lasciare le proprie famiglie, consapevoli di poter andare a morire. Pensiamo inoltre che abbiano avuto un grande coraggio perché, come ci è stato spiegato, combattevano con armi di bassa qualità rispetto ai loro nemici. Incredibilmente, però, le nostre divise erano le migliori: il sindaco ci ha raccontato che erano realizzate in materiale più caldo e di colore verde scuro e marroncino, così da mimetizzarsi meglio in trincea. I francesi addirittura iniziarono la guerra, indossando le vistose divise napoleoniche di colore rosso-blu, quindi facilmente individuabili dai cecchini e piuttosto leggere. Anche i nostri elmetti erano più funzionali di quelli francesi, ma quelli tedeschi erano i migliori: realizzati con lastre di acciaio in un’unica fusione, rinforzati sulla fronte e molto coprenti anche sulla nuca. Questo ci ha fatto capire come ogni esercito, oltre ai punti di forza, abbia anche delle debolezze sfruttabili dal nemico.
Ci ha colpito il fatto che le donne in quegli anni iniziarono a lavorare al posto dei loro uomini nelle fabbriche, specie di tipo bellico, a sostegno di chi era al fronte; altre lavorarono come infermiere curando i soldati. Erano donne piene di grinta e di forza di volontà. Anche nelle zone di guerra, in montagna, le donne ebbero un ruolo importante: c’era una bella foto delle portatrici carniche, donne coraggiose che in ogni stagione caricavano le loro gerle sulle spalle e portavano rifornimenti e munizioni in prima linea ai soldati, spesso loro fratelli e mariti.
Dopo questa esperienza, pensiamo si debba portare molto rispetto verso tutti i soldati che hanno dato la vita nella Grande Guerra e in tutti i conflitti precedenti e successivi, e speriamo vivamente di non dovere mai affrontare un periodo simile.
Grazie al Sindaco e agli Alpini di Albino per la preziosa opportunità di crescita che ci hanno regalato.

Classi 3G e 3H di Abbazia