Le emozioni non tradiscono (anche al reparto Alzheimer)

Un anno fa, alla R.S.A. (residenza sanitaria assistenziale) di Albino, è stato inaugurato il reparto Alzheimer. Un anno in cui si sono concentrati sfinimenti, forze, vittorie, emozioni contrastanti. Già, le emozioni sono il fulcro della nostra vita, positive o negative che siano, sono loro che danno un senso a tutto. I “nostri” residenti colpiti dalla malattia di Alzheimer o da disturbi comportamentali, nonostante il loro essersi “assentati”, provano comunque emozioni che a loro volta ci trasmettono lasciandoci spesso senza parole. In effetti c’è molta comunicazione non verbale, basta guardarli negli occhi e capire cosa stanno provando in quel momento. Un mattino avevo messo come sempre un CD musicale, era degli anni ’60 e imboccavo la colazione a Maddalena (nome di fantasia), arrivato il momento della canzone “La prima cosa bella” ho visto delle lacrime nei suoi occhi. Ho dovuto reprimere le mie ovviamente per un discorso professionale. Quella canzone aveva risvegliato delle sensazioni in lei, aveva smosso sicuramente un lontano ricordo. Maddalena parla pochissimo, anzi bisbiglia, ma con l’espressione del suo viso ci racconta tutto. Con gli educatori e i responsabili di reparto ci incontriamo per la formazione professionale e per confrontarci. In questi incontri leggiamo le biografie di ogni singolo residente, è disarmante conoscere il loro passato, eppure dovrebbe essere così normale sapere che c’è una vita che hanno vissuto prima di questa. Restiamo sempre con un nodo in gola.

E’ frustrante vedere i figli di queste persone che arrivano per abbracciare il loro papà, la loro mamma ma a volte capita che non li riconoscono, allora cerchiamo in qualche modo di tirar su il morale ai loro cari che almeno vanno via con la consapevolezza della situazione. Un pomeriggio è arrivato il figlio di Costanza (nome di fantasia), dopo un po’ di passi con la sua mamma si è reso conto che lei non lo aveva riconosciuto e ce lo ha detto ovviamente con molto dispiacere, allora con la mia collega abbiamo chiamato Costanza e le abbiamo chiesto il nome di suo figlio che ci ha repentinamente risposto, aggiungendo un particolare dell’infanzia che lui ha riconosciuto con tenerezza , si è sentito in qualche modo rincuorato dicendoci: “ Ok! Non mi sta riconoscendo ma sa che ci sono, grazie”!

Ogni giorno è sempre tutto nuovo, tutto da “reinventare”.

Un mattino mentre aiutavamo Mirko (nome di fantasia) a vestirsi abbiamo notato che aveva un’espressione diversa, che non gli avevamo mai visto. Gli ho chiesto se gli andava di dirmi a cosa pensasse,

ha risposto:”Sto cercando di ricordarmi una canzone che mi piace molto, ma non ricordo le parole”!

Uno degli educatori ha chiesto a sua moglie se poteva portare dei Cd che Mirko ascoltava a casa, probabilmente non saprò mai se ha ricordato le parole di “quella” canzone, ma son sicura che sono racchiuse in quei Cd e forse in qualche modo gli abbiamo restituito parte della sua dignità.

Mi piace sapere che noi operatori possiamo fare molto per restituire anche solo una minima parte della loro vita a queste persone fragili, alle loro famiglie, ai loro cari amici.

Restituendo così anche a noi stessi la forza e la voglia di reinventarci ogni giorno nel nostro lavoro.

Gabriella Petino

 

Gentile Gabriella,
Confesso che ho gli occhi lucidi!
La Sua BELLISSIMA lettera mi ha lasciato a bocca aperta. Proprio stanotte (30 novembre) hanno ricoverato d’urgenza mio suocero per infarto. Essendo lui portatore di pacemaker sembra che la cosa si sia risolta senza lasciare strascichi importanti nel suo fisico. Anche se ha 90 è pur sempre il padre di mia moglie. In casa, oltre a lui, abbiamo altre due persone anziane: mia suocera di 87 anni e mia madre di 86. Forse è anche per questo che la Sua lettera ha suscitato tanto interesse in me. Ma, penso che le sue parole abbiano scosso l’animo di molte persone. Tra le Sue righe si legge che il Vostro non è “solo lavoro”! Sono gesti come i Vostri che restituiscono dignità a tutti noi. GRAZIE

Paolo Salamoni