Il rugby è uno sport da maschi? E chi l’ha detto. Una volta, forse. A rincorrere la palla ovale, placcare le avversarie, andare in meta adesso ci sono bambine, teenager, ragazze. E, soprattutto, “over 35”, vere protagoniste del boom delle squadre amatoriali. Anche se la pioggia è torrenziale, il campo è trasformato in una piscina di fango, loro sono lì, come farebbero i maschi, a spingere, a placcare, a formare mischia, maul o ruck. Sono le “Mammesaure”, squadra “old” femminile, dal nome preistorico, ma quasi ovvio e naturale, visto che sono le mamme dei Raptors, cioè i ragazzi che giocano a rugby nell’omonima società sportiva della Val Cavallina, con sede a Trescore. Sono loro che corrono e vanno in meta, sotto la bandiera dei Raptors Val Cavallina, rugbyste per passione, che hanno fatto squadra, non perché nate rugbyste, ma perché “contagiate” dall’atmosfera che vivevano a bordo campo o sugli spalti, seguendo i loro figli nelle partite, e pian piano “incediate” da quegli stessi valori – disciplina, rispetto, lealtà, amicizia – che i loro figli imparano giocando.
Certo, a 35-40 anni c’è chi sceglie yoga o Pilates, ma anche chi, invece, preferisce correre da una meta all’altra, sporca di fango. La ragione? Non solo una. Per esempio, capire quali sono i propri limiti e superarli, acquisire maggior fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, ritrovare se stessi dimenticandosi dell’età, sconfiggere le proprie paure, tenendo stretta quella strana palla che scappa da tutte le parti. Il tutto, tra una scivolata, qualche sbucciata e un brindisi al terzo tempo.
E così, nel maggio 2016, un gruppo di mamme, una decina, in gran parte mamme dei giocatori dei Raptors, si è messo in gioco. Certo, prima tre mesi di preparazione, poi la sfida con altre mamme, quelle dei giocatori della Rugby Bergamo: vittoria per 5 a 1. Quindi, la partenza, l’inizio dell’avventura delle Mammesaure, con allenamento tutti i martedì sera, dalle 20.30 alle 22, sul campo comunale di Trescore, tutti i mesi, anche d’estate, e i vari gemellaggi e appuntamenti del “circuito”, incontrando in vari tornei squadre che anch’esse hanno dei nomi originalissimi. Ecco, le Lady Lovers di Milano, le PataTose di Padova, le Iene di Novara, le Tacco 13 di Cernusco sul Naviglio, le Corsare di Uzzano (Pistoia), le Tacco Ovale di Firenze. Tante squadre, per uno sport che sta crescendo moltissimo.
Il rugby femminile, infatti, è lo sport del momento. Cresce il numero delle praticanti, cresce l’attenzione per la Nazionale e per i campionati “veri”, ma cresce soprattutto l’attività amatoriale. Che è quella che caratterizza le Mammesaure, ora più di venti elementi, e che guida il loro coach Cristian Belotti, un passato da rugbysta e titolare di un’autofficina a Trescore.
Certo, conta vincere, ma soprattutto divertirsi, in un ambiente gradevole, allegro, fra amiche. E, perché no, far del bene giocando. E’ il caso di “Donne per le donne”, un torneo dalle valenze solidali che, alla sua seconda edizione, andata in onda lo scorso ottobre, sul campo comunale di Trescore, ha visto protagoniste cinque squadre: oltre alle Mammesaure, c’erano le Randaggie, squadra composta da giocatrici in franchigia provenienti da tutta Italia, le Iene di Novara; le Lady Lovers e le Blondie Inside di Milano.
Il regolamento era quello “Old misto Coppa Italia seven”, quindi non c’è contest nelle mischie e nelle ruck e la touche è a 2, ma la grinta e la tenacia che si sono viste sul terreno di gioco sono degne di nota. “Non per niente si sono visti occhi neri, ginocchia fasciate, buste di ghiaccio usate come se non ci fosse un domani – ha spiegato Valentina Ambrosini, una delle Mammesaure – Tutte le giocatrici hanno dato il massimo per portare la propria squadra alla vittoria, placcaggi a non finire, corse disperate per poter schiacciare quella strana palla ovale nell’area di meta che, vista dalla propria metà campo, sembra sempre lontana e irraggiungibile, piena di ostacoli da superare; ma una volta raggiunta ti svolta la giornata. Il rugby è questo: coraggio, combattimento e sostegno, dentro e fuori dal campo”.
“Così, per il secondo anno, parte del ricavato del terzo tempo (il dopo partita) è stato devoluto all’associazione Fior Di Loto (la sede è a Gazzaniga) – continua Valentina Ambrosini – Un’associazione impegnata a sostenere ed aiutare le donne vittime di violenza fisica e psicologica. Del resto, chi può dare una mano alle donne se non altre donne. E, ovviamente, non poteva mancare il terzo tempo fatto di buon cibo, birra e vino, ma soprattutto di tante, tante risate tra donne che si in campo sono avversarie, ma che fuori sono ben più che amiche”.
Questo è lo spirito del rugby, questo è “sorellanza”, questo sono le Mammesaure.

Ti.Pi.