“Parlano, ascoltano, esprimono emozioni o le camuffano. Raccontano storie nascoste dalle pieghe e dai solchi del tempo. Ci fanno muovere nel mondo, dandoci la possibilità di “sorreggerlo”. Rappresentano una delle più grandi risorse anatomiche che ci distingue dagli altri esseri viventi perché ci permettono di creare”. Sì, sono le mani, questi arti così strani, originali, unici, che rimandano a simboli arcaici, silenziosi ma significativi, un po’ come la diffusione degli emoji negli ultimi anni. Mani segnate, piegate, grinzose, dure, callose, ma anche affusolate, leggere, che rimandano a storie, a vissuti di persone, a sofferenze e gioie, a lutti e nascite. Mani che narrano, raccontano nei loro gesti e nelle loro rughe, la quotidianità delle persone. Ogni segno è un racconto, un incontro, una fase della vita, un ricordo. Mani evocative, dunque, dal forte potere, quello di amare, odiare, creare, distruggere. Mani dei giovani e degli anziani, dei muratori e degli avvocati, delle lavandaie e dei professori.
Gli scatti di Alessandra Merisio, fotografa amatoriale e ausiliaria socio-assistenziale, indagano con riservatezza, eleganza e dolcezza le mani e rintracciano le storie in esse segnate e incise. Storie di un tempo e di adesso: quelle degli anziani, soprattutto. Sono loro i soggetti della mostra fotografica “mAnima”, inaugurata lo scorso 1° novembre, e in esposizione fino al prossimo 30 novembre, presso la Casa Albergo della Fondazione Honegger RSA, in via Crespi, ad Albino.
La mostra, curata da RipArte, è visitabile tutti i giorni, dalle 8 alle 20; ha un titolo emblematico: unisce la parola mani con anima, a significare che le mani raccontano l’anima e la vita delle persone.

T.P.