Legami di pane
Per non escludere nessuno…

Come forse ormai molti albinesi sanno, il progetto Legami di Pane è volto a offrire aiuto alimentare alle famiglie in situazione di difficoltà economica. É un progetto in rete, a cui collaborano tanti soggetti diversi: un buon gruppo di volontari (tra cui le Mamme del Mondo) per la raccolta e la distribuzione dei pacchi alimentari, l’Amministrazione e i Servizi sociali comunali per il sostegno economico e per il lavoro di orientamento alle famiglie a questo ed altri aiuti.
Inoltre costituiscono parte della rete una serie di soggetti che mettono a disposizione risorse e competenze: la Cooperativa Il Cantiere che ha stipulato accordi con il Banco alimentare, con il Supermercato il Gigante, con la dispensa sociale della Coop. Namasté per la raccolta delle eccedenze alimentari da distribuire; la cooperativa “I sogni” di Gandino, con cui siamo “gemellati” e che collabora sul progetto comune per reperire risorse; ditte alimentari del nostro territorio che contribuiscono a rendere il pacco alimentare più ricco…
Nell’ottica di educare non solo alla solidarietà, ma anche a un rapporto con il cibo che evita gli sprechi, nell’ottica dell’attenzione all’ecologia del pianeta e alla giustizia distributiva, quest’anno insieme alla Cooperativa Namastè è anche stato redatto un catalogo di proposte educative rivolte alle scuole, con progetti specifici per ogni fascia d’età, dalla scuola d’Infanzia alle superiori.
Per chi volesse visionarlo può farlo al seguente link:
https://ilcantiere.org/coesione-sociale-mondialita/la-dispensa-sociale
I progetti con la scuola e la lotta allo spreco alimentare, diventano infatti, parte importante del progetto perché “allenano” i più piccoli e i più giovani a uno sguardo sulle disuguaglianze sociali, veicolate da abitudini di vita che se non interrogate, continuano a produrre disuguaglianza sociale, spreco da una parte e povertà dall’altra. Per questo motivo ci auguriamo di poter riprendere quest’anno la collaborazione con l’IC di Albino, che è stata interrotta a causa della pandemia, ma che rappresenta la possibilità di sensibilizzare al tema, aiutando anche la concretezza del progetto, attraverso una raccolta alimentare che viene proposta dopo gli interventi dei volontari del progetto in alcune classi.
Quante sono le famiglie aiutate? Quest’anno sono state 130 famiglie
Quanti pacchi alimentari distribuiamo? Una media mensile di 145, per un totale annuo di 1.750 pacchi.
E i volontari perché aderiscono al progetto? Cosa pensano? Perché si mettono a disposizione per molte ore settimanali e continuano a farlo?
Ecco le loro parole.
Con quale approccio entrate nelle case o accogliete chi viene a prendere il pacco alimentare?
Cerchiamo di avere un atteggiamento rispettoso, cercando di incontrare la persona prima della sua difficoltà; cerchiamo di non criticare se prendono o non prendono determinati alimenti, a loro discrezione, anche perché sappiamo poco delle abitudini alimentari, del perché alcuni cibi sono più graditi e altri non è abitudine consumarli.
Pur se il contatto è breve, superato il pudore iniziale, da ambo le parti, abbiamo instaurato un buon rapporto, un clima cordiale, di reciproco riconoscimento.
Come vi sentite, nell’incontrare persone e famiglie in difficoltà?
Abbiamo sempre provato gioia nel fare mettere a disposizione questo servizio, che non consideriamo carità cristiana ma giustizia sociale. Da parte delle famiglie abbiamo sempre avuto un riscontro molto positivo e ringraziamenti.
Evidenziamo un piccolo episodio che possiamo segnalare e che è indice della reciprocità che si instaura e della solidarietà che viene messa in circolo: una famiglia mussulmana si è offerta di portare il pacco ad una italiana che è in difficoltà per il ritiro. Lo sottolineiamo perché sappiamo esserci ancora molti pregiudizi e molta diffidenza verso le famiglie straniere, ma i gesti concreti, conoscerci per nome, sapere alcune vicissitudini gli uni degli altri, che attraversano le nostre vite, nell’allegria e nei momenti tristi, ci aiuta a riconoscerci nella stessa umanità.

I volontari del Progetto Legami di Pane