Ogni anno, il 25 aprile ci induce a riflettere su come il nostro Paese risorse dal nazi-fascismo e dalla seconda guerra mondiale e a ricordare le donne e gli uomini, civili e militari, che furono artefici insieme alle forze alleate di un doloroso ma decisivo passaggio della storia del nostro Paese.
Oggi, stiamo attraversando un momento delicato, sia nel mondo politico sia in quello economico, è un momento in cui serve l’impegno di tutti, in cui serve fiducia e tenacia, serve operare con continuità, non delegare ma prendere iniziative, assumersi responsabilità, soprattutto fare scelte, ognuno nel suo ambito, nel rispetto delle istituzioni e nel rispetto reciproco. In fondo, una certa resistenza non è mai finita, c’è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi, a chi ci frena, in vari modi.
Invece dobbiamo accelerare, nel senso di ricordare, fare memoria, per non dimenticare, per partire da quei valori che altri, i giovani di 70 anni fa, hanno esaltato con il loro ardire, la loro lotta, la loro Resistenza.
In questo solco, “aspettando la ricorrenza del 25 Aprile”, si inserisce “Banditi”, una pubblica lettura a staffetta del libro del partigiano Pietro Chiodi, in calendario il 21 aprile, per tutta la giornata, presso la Biblioteca Comunale di Trescore, in via Roma 140. Nello specifico, dopo una breve lettura di alcuni brani del libro “Ferro” di Primo Levi, dalle 10.30 alle 17, studenti delle classi quarte e quinte degli istituti locali “Lotto” e “Federici” (una trentina), docenti, membri di associazioni, cittadini, si alterneranno a leggere il testo integrale del libro sulla Resistenza “Banditi”, appunto di Pietro Chiodi. In tutto, saranno impegnati circa 90 persone.
Inaugurerà la giornata la partigiana Rosi Romelli, 88 anni, di Sonico, in Alta Val Camonica, staffetta già a 14 anni della 54^ Brigata Garibaldi, che farà un saluto agli studenti e ai lettori.
L’iniziativa, ideata e promossa dalla Biblioteca degli istituti “Lotto” e “Federici”, si avvale della collaborazione delle Biblioteche del territorio. Inoltre, hanno aderito all’iniziativa i Comuni di Trescore, Casazza e Cenate Sotto, Proteo Fare Sapere, i GAS Valcavallina, la Biblioteca “Di Vittorio” della CGIL, Altromercato, l’Ambito Territoriale Val Cavallina, il CAI Trescore Val Cavallina, l’ANPI “Giuseppe Brighenti” di Endine Gaiano, l’ANPI Val Calepio Val Cavallina.
Nato nel 1915, a Corteno Golgi, in Alta Val Camonica, da Annibale e Maria Romelli, frequentò le scuole elementari al paese natio e le medie inferiori e superiori a Sondrio, sotto la guida del prof. Credaro, che lo avviò allo studio della filosofia. Dopo aver conseguito nel 1934 l’abilitazione magistrale, si trasferì a Torino, dove si laureò il 27 giugno 1938, in Pedagogia, sotto la guida di Nicola Abbagnano. Nell’anno successivo, ottenne la cattedra di storia e filosofia del liceo classico “Giuseppe Govone”, ad Alba, dove insegnò per 18 anni. Qui, entrò in contatto col professore di lettere Leonardo Cocito, di cui divenne intimo amico, ed ebbe tra i suoi allievi lo scrittore Beppe Fenoglio. Questi ricorderà più volte nei suoi scritti i due insegnanti, con i loro nomi o con pseudonimi; Chiodi diventerà così, nel romanzo Il Partigiano Johnny, il personaggio di Monti.
Grazie ai suoi contatti con Cocito, fervente comunista e antifascista, Chiodi entrò il 2 luglio 1944 a far parte di una formazione partigiana di Giustizia e Libertà. Egli descrisse la propria esperienza di lotta e di guerra civile nel libro scritto in forma diaristica, e pubblicato dall’ANPI nel 1946, Banditi.
Il 18 agosto di quello stesso anno Chiodi venne catturato dalle SS italiane, assieme ai suoi compagni, e deportato in un campo di prigionia prima a Bolzano e poi a Innsbruck. Aiutato dal comandante del lager e da un medico ottenne il visto di rimpatrio. Il 30 settembre alle 7.30 era alla stazione di Innsbruck, diretto a Verona. Il 3 ottobre, verso sera, giunse nell’albese. Tornato a casa riorganizzò la sua attività di partigiano, mettendosi a capo, nelle Langhe, di un battaglione delle Brigate Garibaldi, intitolato al suo collega Cocito, impiccato dai tedeschi a Carignano, insieme ad altri patrioti (località pilone Virle) il 7 settembre 1944.
Dopo la liberazione di Torino nel 1945, Chiodi ritornò all’insegnamento ad Alba, Chieri e poi a Torino, diventando anche professore universitario e fine filosofo. Morì a Torino il 22 settembre 1970.

P.G.