Qualche tempo fa un mio carissimo amico agronomo, mi parlava di aver visto da qualche parte, probabilmente su qualche annuario dell’inizio del secolo scorso , un articolo sulla frutticoltura nella nostra provincia e si era meravigliato di aver trovato al primo posto come quantità di produzione il Comune di Vall’Alta, questa notizia mi ha incuriosito, volevo verificare ma non mi è stato possibile trovare questa pubblicazione.
Volevo partire da qui per fare alcune riflessioni: effettivamente se diamo un’occhiata al nostro territorio escludendo la parte verso il “fondo valle” troviamo una serie di terrazzamenti con un’ottima esposizione, condizioni ideali per le piante da frutto. Questo tipo di sistemazione a campi consentiva la coltivazione della vite, purtroppo quasi esclusivamente il vitigno americano, in sostituzione delle precedenti cultivar storiche assai più pregiate andate distrutte verso la fine dell’800 a causa della fillossera. In alcune zone anche ai limiti del bosco sono presenti tracce significative di piccole cantine e di alcune attrezzature per la vinificazione. Vedi al Cantullo e nei Maclecc – Località dei Fruschi.
Ho fatto in tempo a vedere queste coltivazioni, dalle ciliegie, alle pesche, conoscevamo molte piante soprattutto le primizie.. perché all’imbrunire erano oggetto di qualche nostra visita, non sempre finiva benissimo, perché capitava anche di rimanere qualche ora rannicchiati su qualche ramo in attesa che il proprietario si stancasse… per darsela a gambe! Note anche molte qualità di altre specie, le mele presenti con differenti periodi di maturazione e di durata, quelle acidule si conservavano naturalmente fino a maggio, passando alle pere, famose erano le pirine a maturazione precoce verso la metà di luglio e poi le “erde longhe” la pera del curato, la classica pera d’inverno che maturava al freddo sulla paglia. Le noci, le nocciole, nespole…i fichi fino al cako, arrivato da noi negli anni trenta del secolo scorso. Tralascio di parlare delle castagne , di questo frutto esiste una completa letteratura, salvo un particolare poco noto, la farina che se ne ricavava. Mio zio Toscano noto mugnaio al Molinello cercava di raggruppare la macina delle castagne secche in un solo periodo dell’anno, perché questa operazione impastava le pietre e ogni volta bisognava procedere alla loro ribattitura .
Altro capitolo riguarda la commercializzazione, molti si improvvisavano fruttivendoli oppure cedevano i loro prodotti ai “professionisti”.
Nelle aree più pianeggianti l’andamento del terreno consentiva di avere dei campi con delle superfici maggiori, mantenevano più o meno la stessa organizzazione le coltivazioni erano frumento e granoturco qui si notavano anche dei filari di gelso.
Dopo il primo sfalcio – maggengo – i contadini portavano il bestiame sul monte… l’alpeggio.
Queste brevi note, se volete anche un poco “amene” sono solo un assaggio di quello che erano le attività legate al mondo rurale, ovviamente andrebbero approfondite ma a mio avviso bastano per segnalare alla autorità comunali, nel momento in cui si apprestano a studiare o aggiornare lo Strumento Urbanistico, la necessità di voler riservare un particolare spazio e insieme attenzione a questo mondo e a questi luoghi, insomma alla nostra storia!
Le generazioni degli Agricoltori Storici sono in via di estinzione, noto però con particolare soddisfazione che altre generazioni, quelle più fresche si stanno avvicinando a questo mondo, questi giovani vanno aiutati, supportandoli con progetti specifici, nell’individuare le giuste dimensioni nel razionalizzare le loro aziende che potrebbero produrre reddito e un maggiore presidio del territorio con delle positive ricadute ambientali e paesaggistiche, sono convinto che la Coldiretti o altre associazioni di categoria potrebbero fare da supporto. Ci sono risorse pubbliche solitamente disperse in mille rivoli spesso clientelari che dovrebbero finanziare iniziative serie e controllabili! In modo particolare nella Valle del Lujo, dalla Trinità che emerge in tutta la sua bellezza dalla Pista Ciclabile fino a risalire tutto il percorso del Lujo, ai luoghi e prati Storici dell’Abbazia fino a Casale, per ripartire dalla Cascina della Grumella, classico esempio di Cascina Bergamasca ormai in rovina, passando per il Colle Sfanino, e tutti i Ruch che si incontrano, il Cantullo, i Maclecc fino a Dossello insomma tutta la parte solatia!
Non possiamo dimenticare Altino e gli altri luoghi presenti anche per le potenzialità di un turismo religioso!
Che dire poi dell’accesso a S. ROCCO …. Siamo vicini alla celebrazione del decennale… ma della chiusura della strada però!
Elio Capelli