L’oratorio intitolato a “beata Chiara Badano”

Festa grande per la comunità parrocchiale di San Maurizio, a Colzate. Lo scorso 21 aprile, alla presenza del parroco don Mario Gatti e di tanti giovani, si è svolta la cerimonia di intitolazione dell’oratorio, che fino ad allora non aveva nome. Ora si chiama “Oratorio Chiara Luce Badano”, a ricordo della giovane ragazza ligure, beatificata il 25 settembre del 2010. La cerimonia, svoltasi dopo la Messa delle 10.30, presieduta dal vicario generale mons. Davide Pelucchi, ha visto la benedizione dell’oratorio e la posa di una targa, con l’immagine della Beata.

Si tratta del primo oratorio della diocesi di Bergamo intitolato a questa giovane, originaria di Sassello, nell’entroterra savonese, dove è nata nel 1971. Una giovane che fin da piccola si mostra molto vicina a Gesù, ricca di doti umane, generosa e disponibile verso il prossimo. Una giovane che a 9 anni scopre il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich. Né fa suo l’ideale e coinvolge anche i genitori in questo cammino. Cresce e si rivela ricca di doti, ma non cerca di mettersi in vista. Sceglie come scopo della vita l’Amore: a Gesù il primo posto. A 14 anni affermerà: “Ho riscoperto il Vangelo sotto una nuova luce: come per me è facile imparare l’alfabeto, così deve esserlo anche vivere il Vangelo!”.

Spinta dall’amore per i più deboli, i lontani, i meno piacevoli (“se così vogliamo chiamare i minorati mentali, i barboni, i drogati”, diceva), li circonda di delicatezze e di attenzioni perché in essi vede il volto di Gesù.

Chiara Badano vive in pieno la sua adolescenza, ma nel 1988, durante una partita a tennis, un lancinante dolore alla spalla sinistra la costringe a lasciar cadere a terra la racchetta. Esami clinici e ricoveri svelano l’infausta diagnosi: un osteosarcoma. Chiara ha solo 17 anni.

Appresa la notizia e rientrata a casa, chiede alla mamma di non porle domande. Passano 25 minuti di silenzio: è il suo “orto del Getsemani”. Vince la grazia: “Ora puoi parlare mamma”, mentre sul volto ritorna il sorriso luminoso di sempre. Ha detto il suo sì a Gesù, e non si è più tirata indietro.

Scorrono i mesi. Mai un attimo di sconforto. Dice: “Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io”. Rimane incrollabile la sua fiducia in Dio; non ha paura. A lei interessa solo: “Compiere per amore la volontà di Dio: stare al Suo gioco!“. Si fida totalmente di lui e invita la mamma a fare altrettanto: “Quando io non ci sarò più, fìdati di Dio e vai avanti!”.

Nel frattempo, Chiara Lubich le assegna il “nome nuovo” di Luce: “Perché nei tuoi occhi vedo la luce dello Spirito Santo”; e per tutti ormai è “Chiara Luce”.

Il tempo passa inesorabile: la fine si avvicina. Alle 4,10 del mattino del 7 ottobre 1990, festa della Vergine del Rosario, Chiara, dopo aver salutato la mamma: “Ciao, sii felice, io lo sono”, raggiunge il suo tanto amato “sposo”.

Al funerale, celebrato due giorni dopo, partecipano centinaia e centinaia di persone, soprattutto giovani.

L’11 giugno 1999, festa del S. Cuore di Gesù, mons. Maritano inizia ufficialmente l’inchiesta diocesana per la beatificazione della Serva di Dio Chiara Badano. E afferma: “Mi è parso che la sua testimonianza fosse significativa, in particolare per i giovani. C’è bisogno di santità anche oggi. C’è bisogno di aiutare i giovani a trovare un orientamento e uno scopo; a superare insicurezze e solitudine; i loro enigmi di fronte agli insuccessi, al dolore, alla morte; a tutte le loro inquietudini. È sorprendente questa testimonianza di fede, di fortezza da parte di una giovane di oggi: colpisce, determina molte persone a cambiare vita, ne abbiamo testimonianza quasi quotidiana”.

E questi sono i motivi che hanno portato alcuni volontari di Colzate, unitamente al parroco, ad iniziare due anni fa un percorso formativo, per scoprire la storia di Chiara, la sua spiritualità. Tanto che alcuni di loro si sono recati a Roma, nel 2010, per la beatificazione, avvenuta il 25 settembre nel santuario della Madonna del Divino Amore (due anni prima era stata proclamata Venerabile).

“Il nostro oratorio finalmente ha una patrona tutta sua: “Beata Chiara Badano” – afferma il parroco don Mario Gatti – Fra i tanti santi e beati che ci accompagnano nel cammino di fede, questa giovane ci è parsa quella più significativa da proporre come esempio, soprattutto ai nostri adolescenti e giovani. A lei vogliamo affidare il cammino di santità di tutti coloro che vivono l’oratorio. Con questa scelta vogliamo dire a tutta la nostra comunità parrocchiale, al nostro oratorio, specialmente ai giovani e alla famiglie, che la santità è possibile. La santità è innanzitutto dono di Dio, è la sua stessa Santità che ci è comunicata gratuitamente nel Battesimo, ma santità è anche la nostra risposta gioiosa e impegnativa a questo Dono sublime che ha cambiato la nostra vita.

Tra le frasi pronunciate dalla beata sul letto del dolore voglio ricordarne una in particolare: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io». Mi sembra di vedervi un richiamo alle parole di Gesù nel Getsemani: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36). All’inizio della sua passione, nel momento della lotta finale, Gesù si rivolge al Padre consegnandosi totalmente alla sua volontà. Quello di Gesù al Getsemani è il combattimento decisivo. Anche la Beata Chiara, seguendo Lui, fa la sua scelta più radicale, totale e decisiva, quella di consegnare se stessa, la propria volontà nella volontà di un Altro. La Beata Chiara vede nella propria sofferenza il progetto misterioso del Padre il quale, colmandola della grazia del Spirito Santo, la unisce alla passione e croce del Figlio. Chi riesce a vedere questo non può che avere occhi e cuore pieni di luce. Chiara ha avuto questa “Luce”. Una luce che ha reso il suo corpo sofferente e, potremmo dire, crocifisso “luminoso”. Un corpo che pur nella passione lascia intravedere la risurrezione e annuncia già la gioia della Pasqua. Sarà forse per questo che, morendo, la Beata Chiara sussurra alla mamma: “Ciao, sii felice, io lo sono”. La felicità che tanto cerchiamo e speriamo per i nostri figli, la felicità tanto desiderata dagli adolescenti e giovani sia “Fare la volontà del Padre”.

T.P.