L’Orizzonte di Gazzaniga: profilo orizzontale dei beni culturali del paese

Ci sono molti modi di raccontare la storia.

 

Ad esempio esaminando tutto ciò che un popolo ha realizzato in un determinato periodo. Oppure analizzando le varie composizioni verbali lasciate dall’uomo da quando ha scoperto la scrittura, conservate nelle biblioteche specialmente dei monasteri e negli archivi. O, ancora, esaminando le architetture private e pubbliche dei nuclei abitati. Per la storia recente ci si serve anche delle testimonianze oculari.

Della storia di Gazzaniga si è già scritto molto, dalle grotte preistoriche e dai più antichi documenti fino a oggi con ricerche generali o monografie specifiche su singoli beni culturali, biografie su singoli personaggi, articoli vari. Ma mancava qualcosa che rendesse visibile in un colpo d’occhio l’insieme delle principali testimonianze storiche. Un altro modo di raccontare la storia.

Ci ha pensato qualcuno, che, mentre una ne sta realizzando, due ne pensa da realizzare. Sarebbe inutile fare il nome: ma diciamo che non poteva essere che Angelo Ghisetti, la cui bacchetta magica è nota a tutti ormai.

Ed eccole lì, nei pressi della rotatoria dell’obelisco, le quattordici emergenze architettoniche della storia di Gazzaniga darsi la mano, legate da un profilo continuo orizzontale lungo 14 m ai piedi di un profilo dei monti circostanti, per raccontare ciascuna un tratto dell’unico percorso evolutivo della comunità di Gazzaniga.

“L’orizzonte di Gazzaniga” ha coinvolto numerosi enti e privati: è stata patrocinata dal Comune e dal CAI di Gazzaniga, eseguita, su disegno di Flaminio Coter, in ferro arrugginito, tagliato a laser dalla Ditta “2 più”; è stata finanziata dall’AVIS, dal Circolo ftratellanza di Rova, dai soci del Mutuo Soccorso, dal Centro Anziani M. Ferri, dai Bacini Imbriferi Montani, dalla Recastello, dalla Pro-Loco di Gazzaniga-Orezzo. È stata inaugurata il 12 agosto 2015 con la presenza delle autorità locali, di numeroso pubblico e con la benedizione da parte del parroco don Luigi Zanoletti.

E ora rimangono lì, a perpetua memoria, tutti insieme, i quattordici beni culturali, come quattordici fratelli. Perché fratelli? Se li osserviamo dal vero, scopriamo che oltre ai caratteri storici hanno in comune nel DNA alcuni o tutti i caratteri fisici di uno stesso padre: indoviniamo chi?

Manco a farlo apposta…il marmo nero!

E così disposte da ovest a est sembrano dirigersi verso la luce orientale nascente, preludio di una luce eterna. E prima di questa luce c’è un ponte, che collega le due luci.

Ma lasciamo la poesia, dal momento che ci siamo proposti di raccontare la storia dei quattordici fratelli.

Il più occidentale è il santuario della Madonna di Rocliscione fatto edificare nel 1946 dal Sac., ivi sepolto, Don Ippolito Maffeis, in luogo di un’antica cappelletta meta di pellegrinaggi di devoti al S. Cuore Immacolato di Maria. Il Pronao antistante è tutto in conci di nero assoluto proveniente dalla sovrastante cava di Plaz, dei Remuzzi.

Completamente eseguito in conci di questo oro nero è il secondo, il tempietto votivo del Rovaro, voluto per voto dalla popolazione nel 1933 all’apertura solo parziale del Cotonificio V.S. , unica fonte di sostentamento per migliaia di famiglie. La primitiva cappella, sotto il cui portichetto passava la strada provinciale, ricordava un’ altra peggiore tragedia, la peste del 1630.

Al terzo posto si vede l’antico Oratorio di S. Croce, la cui primitiva cappella risale al tempo in cui Rova era un Comune rurale, affrescata poi da Antonio Marinoni che dipinse, intorno al 1520, la scena della Deposizione dalla Croce. Questa diede il nome all’Oratorio che, ingrandito nel Seicento, in pietre nere, fu dotato di un altare nuovo nientemeno che opera di Bartolomeo Manni, in marmo nero intenso. Fu poi dedicato anche a S. Mauro, il grande discepolo di S. Benedetto.

Pure coperta da lastre di nero della Vena è il fratellino minore, la fontana della piazza dell’omonima contrada sorta nel cinquecento fuori della porta occidentale del borgo medioevale de la Éla. Recentemente restaurata rappresenta la rinascita della popolazione dalle angustie feudali.

La stessa connotazione assume l’Oratorio di S. Rocco al Lago, sorto si può dire sulle rovine di un fortilizio feudale del quale alcuni conci vennero impiegati per la costruzione del semplice ma elegante campanile. Tutto qui è in calcare nero della Vena, come le pietre angolari, il pavimento del primo ingrandimento, la cappella primitiva e nientemeno che l’altare scolpito e lucidato nel paliotto da Carlo Aglio, e infine i due gradini di accesso al presbiterio.

Forte era sempre stata l’aspirazione all’autonomia degli abitanti di Orezzo, i quali dopo aver costruito la nuova chiesa della SS.Trinità terminata nel 1604, ottennero l’erezione di questa a chiesa parrocchiale nel 1660 da S. Gregorio Barbarigo, con piena autonomia solo dal 1728. Anche qui non manca qualche lavoro in marmo nero, come due tribunette, il fonte battesimale.

Anche gli abitanti della Val de Gru, un tempo contrada assai popolata, nel 1605 riuscirono a terminare la costruzione della loro chiesetta, che dedicarono al Salvatore. E ancora oggi il 6 agosto si celebra la festa in quella lontana e amena valle di Gazzaniga.

Ed ecco al centro anche il grattacielo, il fratellone, senza marmo nero, ma nero se in un gregge… Rimane comunque a monito per una programmazione urbanistica più attenta al contesto paesaggistico.

Proprio di fronte appare la sorella maggiore, la chiesa prepositurale, che, rinata con l’inizio del Rinascimento, nel 1457, e ingrandita con arretramento del presbiterio nel 1827, pare condurre, con il gruppo unito dei fratelli, il popolo in cammino verso la nascita della Vita. Qui il marmo nero raggiunge la sua apoteosi nei due capolavori dei fratelli Manni, il mausoleo di S.Ippolito e l’altare della Concezione (1710-15), e in due altari più nei due portali di allora (anteriore e ovest), del loro nonno, Andrea Manni senior (1650ca), capostipite della famiglia di marmorari intarsiatori di Gazzaniga.

Poi lasciamo la parola al ‘romito’ dell’Oratorio di S. Carlo al Castello sorto sulle macerie di un fortilizio feudale di cui rimane la torre di avvistamento adibita a campanile. Da qui l’eremita emanava messaggi con le campane e scandiva le ore sacre, specie per la frazione dei Masserini. Il marmo nero fa da padrone, in tutto il muro di cinta del cimitero, sull’altare della chiesetta, dove sono conservati due gradini reggicandelieri dello stesso Andrea Manni senior, in alcune tombe.

Chi non riconosce la Cappella della ‘schisciàda’ nella frazione Masserini, che ricorda, via via più abbellita, con impiego anche del locale calcare nero, il miracolo occorso ai fratelli Peracchi nel 1666, anno in cui fu traslato S. Ippolito da Roma a Gazzaniga? Che fosse stato un miracolo per intercessione di S. Ippolito?

E come non riconoscere l’obelisco nero, l’ultimo nato dei quattordici, ma rappresentante di tutti? È collocato vicino al monumento per eccellenza di Gazzaniga, il Mausoleo Briolini, di cui è in corso un grande progetto di restauro, già realizzato per la parte esterna, con il quale compete quello previsto per la chiesa prepositurale. Costruito nel 1897 in bello stile neogotico, opera d’arte dell’Arch. Antonio Pandini, rappresenta il periodo dell’industria della seta e celebra l’illustre famiglia dedita al setificio e alle grandi opere di beneficienza.

Così il ponte del Cotonificio ricorda il periodo della rivoluzione industriale e delle conquiste sindacali, ma anche l’attraversamento per un secolo intero, dal 1874 all’incendio del 1976, di migliaia di lavoratori che si scambiavano i turni di lavoro nella filatura e nella tessitura della nuova materia prima.

Al ponte, monumento di vitale importanza, auguriamo, insieme con i suoi fratelli, un futuro…luminoso.

 

Angelo Bertasa

BOX

 

L’orizzonte di Gazzaniga

L’opera è posta all’ingresso del paese e dà il benvenuto ai visitatori di giorno, ma anche di notte, grazie ad una retro-illuminazione che rende “L’Orizzonte di Gazzaniga” ancora più speciale.

L’inaugurazione della nuova scultura ha dato il via ai tanti giorni di festa che sono stati organizzati durante lo scorso mese di agosto a Gazzaniga; la sera dello stesso 12 agosto, per esempio, si è tenuta la “Cena di Sant’Ippolito” lungo via Marconi: una serata in compagnia cenando all’aperto, quest’anno avallata dal bel tempo. Il giorno seguente, il 13 agosto, il paese ha quindi celebrato la ricorrenza del patrono Sant’Ippolito Martire, con la S.Messa solenne, i Vespri e la processione con le spoglie del Santo (frequentate le bancarelle della tradizionale fiera, con oggetti di artigianato, giocattoli e dolci). Il 15 del mese è stata solennizzata Santa Maria Assunta, co-patrona di Gazzaniga insieme a Sant’Ippolito, mentre il 16 agosto è stato invece festeggiato San Rocco, nella località omonima.

 

Silvia Pezzera