Una persona affabile, disponibile, capace di darsi agli altri con generosità, gratuità e spirito solidale, attento a chi ha bisogno. San Paolo d’Argon ha la fortuna di avere fra i suoi abitanti un certo Luigi Manenti, classe 1948, argonese doc, sposato da quasi 45 anni, con due figli e tre nipoti al seguito. Fin qui il suo stato civile, ma Manenti ha un ruolo di primo piano nella vita associativa del paese, essendo l’attuale capogruppo alpini, carica che sta ricoprendo dal novembre 2015. A lui “Il Giornale dei Colli” dedica l’intervista del mese di febbraio, nel tentativo di conoscere la realtà delle penne nere di San Paolo d’Argon.

Nella sua vita ha conosciuto il lavoro fin da piccolo…
Per forza. Mio padre è tornato malato dalla Seconda Guerra Mondiale, tanto che, a causa della sua cagionevole salute, noi che eravamo una famiglia contadina, ci siamo subito rimboccati le maniche: io, mio
fratello e mia sorella. Da piccoli ci impegnavamo a governare le mucche e a lavorare i campi, a mezzadria; purtroppo, non c’è stato tempo per studiare, non c’era proprio la possibilità. Poi, appena raggiunta “l’età dell’assunzione”, a 14 anni quindi, sono andato a lavorare in cantiere, come apprendista edile. Dopo pochi anni, lo stop del servizio di leva, ma appena tornato mi sono messo in proprio, fino all’età della pensione.

Ma la passione per la campagna è sempre continuata…
La passione per la campagna e i prodotti genuini non mi ha mai abbandonato: le radici sono le radici; così, con le figlie e la moglie abbiamo dato vita ad una piccola azienda vitivinicola, con agriturismo, a gestione familiare. La mia passione, dunque, è il vino, la campagna, l’enogastronomia, il turismo rurale.

Ma anche la storia…
E’ vero. Ho cercato spesso di ricostruire le tappe della “prigionia” di mio padre, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, andando a consultare archivi, biblioteche, parrocchie, documenti dell’esercito.

…e la vita sociale del paese…
Sono sempre presente per sostenere i progetti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria sul territorio, prima perché c’erano le mie figlie, ora per i miei nipoti. Inoltre, sostengo e frequento piacevolmente l’Eremo della Madonna di Argon, luogo di silenzio e di pace, di meditazione e di riflessione, di incontri e di scambi culturali.

Dove ha svolto il servizio di leva militare?
Sono partito per la naja il 7 giugno 1968, nel Gruppo Artiglieria da Montagna “Bergamo”, inquadrato nella Brigata Alpina Orobica, con sede a Silandro, in provincia di Bolzano.

Come è arrivato ai vertici ANA comunali?
Sono socio ANA da sempre, da quando è nato questo gruppo, cioè dal gennaio 1985. Ma sono capogruppo dal novembre 2015, quando ho accettato la proposta che mi ha fatto il capogruppo dimissionario e un gruppo di giovani alpini. Questi mi hanno chiesto una mia partecipazione più attiva, perché avevano bisogno di una figura che fosse un esempio e una guida, visto che i giovani del gruppo oggi sono impegnati nel lavoro quotidiano. L’auspicio è che un domani sappia con fiducia cedere a loro il passo. A tal proposito, voglio sottolineare che i giovani alpini del gruppo sono molto importanti, sono il nostro bastone, la nostra ombra, sempre attivi nelle iniziative. Questo fa ben sperare, noi veterani, per il futuro del gruppo stesso.

Ma come è nato il gruppo alpini di San Paolo d’Argon?
La nostra sezione è nata da un’idea di alcuni amici alpini, tra cui Angelo Loda, Luigi Bettineschi, Aldo Testa, Domenico Comotti e Beniamino Zanni, i quali, alla fine del 1984 ebbero la voglia e l’orgoglio di formare il Gruppo Alpini di San Paolo d’Argon. Con tenacia e pazienza, convocando gli alpini del paese, dopo vari incontri, riuscirono a raggiungere un cospicuo gruppo di aderenti. Così, ai primi di gennaio del 1985, con l’elezione del primo consiglio, si formò questa sezione, con a capo Angelo Loda. Grazie al compianto parroco don Giovanni Masoni, potemmo disporre di un locale, presso l’oratorio: qui, venne allestita la prima sede delle penne nere argonesi. Successivamente, l’amministrazione comunale mise a disposizione due locali, ricavati dalla ristrutturazione dell’ex-Municipio. Ma, poi, ci diede in convenzione cinquantennale un rustico da sistemare, che gli alpini del paese, capeggiati dal capogruppo Battista Manenti, con impegno e maestria, trasformarono nell’attuale magnifica sede, che venne inaugurata nel maggio 1997.

Quali sono le principali attività del gruppo alpini?
Siamo impegnati in vari lavori di manutenzione di prati e sentieri sul territorio comunale. Abbiamo sottoscritto una convenzione con il Comune per la manutenzione del parco del torrente Seniga; curiamo e teniamo puliti gli argini, i prati e l’ambiente arboreo e lacustre del laghetto. Come pure il mantenimento del decoro delle chiesette dei Mortini, di San Lorenzo e della Madonna d’Argon, dei monumenti ai Caduti delle due guerre e degli Alpini.

E gli appuntamenti del 2018?
Sottolineo solo le principali. Innanzitutto, la Festa di San Mauro (15 gennaio), con attività di ristoro e aggregazione per paesani e visitatori, visto che questa festa è molto sentita anche dalla gente dei paesi vicini. Poi, Val Cavallina in Musica (dal 3 al 24 marzo), cinque serate di concerti bandistici, con la partecipazione delle corali dei paesi della Val Cavallina: il concerto in locandina a San Paolo d’Argon, sarà il 24 marzo, presso la chiesa parrocchiale. Inoltre, la Festa della Liberazione (25 aprile), con la deposizione delle corone d’alloro in memoria dei caduti e celebrazione della S.Messa. Quindi, l’adunata nazionale, a Trento, dall11 al 13 maggio. Il 23 e 24 giugno, invece, andremo in visita nei territori colpiti dal terremoto. Mentre il 30 giugno, organizzeremo, presso la nostra sede, una manifestazione a ricordo dei caduti e dei reduci dalla Campagna di Russia (UNIR). Infine, a luglio, la Festa Alpina, in piazza.

Qual è il suo sogno nel cassetto?
Vorrei vedere la nostra sede frequentata da giovani e meno giovani, tutti impegnati in sinergia, in uno scambio reciproco; vorrei che tutti sentissero la volontà di esserci e fare meglio, sempre; insieme, quale momento di aggregazione e di gioia, di festa, ma anche occasione di confronto e crescita personale e sociale. Una comunità in cammino, insomma.

Ti.Pi.