Chi non lo conosce. Chi non ha avuto modo di imbattersi in lui. Chi non è mai stato coinvolto nelle sue tante iniziative. Impossibile non sapere chi è Luigi Rivellini. E’…tante cose, tante volte. Lo trovi in chiesa, nei santuari, al cinema, in casa di riposo, nelle associazioni, fra i malati, nelle feste, ai funerali. Dappertutto, con ogni tempo e in tutte le stagioni. Affabile e sorridente, ma timido e riservato, comunque deciso e volitivo. Sempre impegnato in qualcosa e con qualcuno. Ecco, ogni volta che risuona il nome di Luigi Rivellini, si pensa ad una persona sempre attiva, impegnata, disponibile, generosa; una persona buona e brava, che apre il cuore ogni volta che si incontra. Luigi Rivellini è un “volontari diffuso”, l’esempio di quello che accade quando la voglia di aiutare gli altri attraversa trasversalmente l’esistenza di una persona. “Troverò sempre il tempo di impegnarmi per qualcosa, altrimenti le mie giornate si farebbero vuote”. Una frase forte, che mi ha colpito molto e che mi ha invogliato a conoscerlo meglio. Ecco, per i lettori di Paese Mio, chi è Luigi Rivellini.

Nato a Pedrengo 73 anni fa, da mamma Marina e papà Giacomo, un bambino come tutti gli altri, in una famiglia di 8 fratelli. Dopo la licenza elementare va in bottega a fare il calzolaio, fino a 15 anni. Poi, nei primi anni ’60, con i suoi genitori e altri 4 fratelli (gli altri erano già autonomi), si trasferisce ad Albino, per rilevare la trattoria “Il Cesco”, in via Mazzini 167, dove oggi c’è il negozio “Buttinoni”. Una trattoria molto conosciuta e apprezzata allora, l’unica che aveva il gioco delle bocce al coperto; non solo, ma anche una sala-ristorante e una taverna, dove pranzavano gruppi di operai, e un portico, che spesso veniva utilizzato per banchetti e cerimonie. La mamma è cuoca e il papà è al bar. Luigi aiuta il papà fra i tavoli, ma “part-time”: infatti, alle 12.30, dopo il servizio, smontava e, poi, andava a lavorare a ore, come idraulico, alla Fassi Gru, a Desenzano al Serio. E così fino al 1981, quando i genitori dicono stop, può bastare. Ormai, sono anziani e vanno in pensione.

Ma quando inizia il Luigi Rivellini “volontario”?
Tutto nasce per caso, non riesco a dire di no, se qualcuno mi chiama io rispondo, se qualcuno cerca aiuto io offro il mio tempo, lo accompagno, lo sostengo. Nell’82, per esempio, io che ero già socio avisino dal ’78, mi offro come volontario per gestire, tre volte all’anno, per alcuni giorni, il punto-ristoro della sede Avis, presso la Casa del Popolo (attuale Municipio), quando i donatori venivano a donare il sangue. Poi, facevo anche i cartelloni informativi. Intanto, avevo già iniziato a gestire il bar del cinema dell’Oratorio: la signora che c’era prima ni ha detto “Mi dai una mano?”. Ebbene, al bar ci sono stato per 15 anni. Poi, ho contribuito a far nascere la sezione Aido di Albino. E via, altre cose. Una domenica sì e una no, ho gestito per 34 anni il bar del Circolo Acli di Albino, in Piazza San Giuliano.

Ma Rivellini è tanto altro…
Sì, la camminata Avis-Aido-Acli, che abbiamo fatto per sei-sette anni; la capanna del presepio a Natale, in Piazza San Giuliano; la raccolta di generi alimentari a favore delle suore di clausura che vivono nei monasteri di Alzano, Bergamo-Boccaleone, Azzano San Paolo e Zogno; la presenza nel Circolo Acli di Albino; la presenza nella Conferenza di San Vincenzo, con l’aiuto alle persone disabili e agli ammalati; la presenza nell’Unitalsi, con 12 viaggi, una volta all’anno, a Lourdes, dopo la gestione del bar.

Poi, a 60 anni, Rivellini va in pensione…
Sì, ma non cambia nulla; il lavoro è una cosa, il volontariato è un’altra. Vado a sostituire il sacrista in chiesa parrocchiale, nel giorno libero (il suo servizio è sempre gratuito e il compenso che gli spetterebbe lo destina sempre per le spese parrocchiali o per la pulizia della cappella del cimitero); porto la Croce al cimitero, durante i funerali; aiuto il parroco al santuario della Madonna del Pianto, sia a maggio che a settembre, organizzando la lotteria (il ricavato va a coprire le spese per l’illuminazione del tempio mariano); organizzo le lotterie in oratorio; sono ai banchetti che distribuiscono fiori, dopo le Messe, fuori dalla chiesa parrocchiale, per le tante iniziative di solidarietà;…

Ma cosa fa ancora?
Un po’ di tempo fa ho fatto un voto: tutti gli anni, durante le ferie, sarei andato ad accompagnare i disabili in vacanza a Rota Imagna. Ormai sono vent’anni che faccio questa esperienza, sono le mie vacanze più belle, le più belle della mia vita. Poi, a Pasqua, porto ai malati, a casa loro, perché non riescono ad andare a Lourdes, l’olivo o l’olio santo. Senza dimenticare la Festa dell’Oratorio, fra agosto e settembre, da dieci anni faccio la lotteria, e le vendite dei biglietti sono sempre molto buone. E a Natale e Pasqua, a tutti i residenti della casa di riposo Fondazione Honegger consegno un regalino: un panettoncino, un mazzo di fiori, una confezione con gli ovetti o altri regalino.

Ma qual è il sogno nel cassetto di Luigi Rivellini?
Sono già stato a Roma, a Lourdes, a Medjugorje. Ma ho un desiderio, spero di realizzarlo quanto prima: andare a Fatima, con i malati.

Beh, conoscendo il suo carattere, la sua tenacia, la sua passione per il far del bene, il suo spirito solidale, siamo convinti che prima o poi riuscirà ad esaudire il suo desiderio.

T.P.