Sull’ultimo numero di Paese Mio un interessante e bell’articolo di Angelo Bertasa annunciava l’uscita del libro: “I Manni – intarsiatori del marmo nella bottega di Gazzaniga e Desenzano al Serio”, un importante documento che ancora mancava nel panorama artistico-culturale bergamasco.
Per la cronaca, le nostre chiese sono ricche di opere d’arte, affreschi, tele, statue e di altari marmorei, questi ultimi frutto della genialità degli artisti che hanno operato nella nostra provincia per oltre 200 anni, dal 1625 al 1830. E molte di queste sono presenti nelle chiese della Valgandino e della Media Valle Seriana (come Vertova, Semonte, Fiorano, Gazzaniga, Cene) e della Bassa Valle (come Albino, Nembro, Alzano) e di Bergamo, per citare le più vicine alle due botteghe dei Manni.
Dopo le note iniziative atte a valorizzare la peculiare risorsa di Gazzaniga e Orezzo, come il giardino del marmo nero, l’obelisco, il monumento a Orezzo, un libro sul marmo nero, a cura del CAI locale, l’opera di ricerca di prossima pubblicazione è stata pensata come coronamento delle stesse e come omaggio alle cinque generazioni di artisti che si sono tramandate l’arte che ha portato sugli altari queste “pietre preziose”, come le ha chiamate il poeta Gian Battista Angelini nel 1720.
E proprio per questo ci siamo sentiti in obbligo, come gazzanighesi, di studiare chi ha valorizzato il marmo nero. È costata la fatica di centinaia di viaggi in tutta la provincia, ma l’esplorazione ci ha ripagato abbondantemente, portandoci alla conoscenza di figure nuove, non ancora edite dalla scarsa letteratura su questi autori ticinesi, ma soprattutto di una gran quantità di opere, una più bella dell’altra. Ne abbiamo scoperte anche nelle più lontane parrocchie e località della Diocesi, quali Dossena, Valsecca, Mezzoldo, Santuario del Perello, nella bassa pianura bergamasca, e altre, fino a Rovio, nel distretto di Lugano, ma quanto più erano lontane, tanto più grande è stata la gioia della novità.
E tante novità messe assieme hanno formato un libro, che è stato pensato in modo scientifico, ma anche divulgativo, alla portata di tutti i lettori, per semplicità comunicativa, arricchita dalle belle immagini documentarie.
È un vero e proprio percorso sull’opera omnia dei Manni, così almeno nelle intenzioni. Qualche lacuna ci sarà stata senz’altro compagna di viaggio, ma speriamo ridotta al minimo.
L’esplorazione è stata organizzata sulla base degli inventari diocesani e delle ricognizioni di mons. Luigi Pagnoni sulle chiese della Diocesi, ma anche queste fonti hanno rivelato informazioni incomplete o riesaminabili, e abbiamo dovuto verificare in loco e criticamente ogni opera, scoprendone al tempo stesso molte nuove. Abbiamo poi consultato gli archivi statali, parrocchiali e comunali, poco aiutati però dalla scarsità di documentazione sull’argomento.
Ora, conosciamo più da vicino e in modo più approfondito il percorso di cinque generazioni e di undici artisti che hanno lasciato in terra bergamasca testimonianze di arte di alto livello, meritevoli di essere conosciute, apprezzate e approfondite, se questo libro sarà in grado di essere di stimolo alla ricerca che non deve mai pronunciare la parola “fine”.
L’uscita del libro, prevista per questo mese di novembre, prevede anche alcuni momenti di “presentazione”, per meglio illustrare e far conoscere la portata del lavoro, frutto di tre anni di ricerche, studi e approfondimenti.
Gli incontri di presentazione del libro, che potrebbe risultare una interessante strenna natalizia, avranno luogo:
– venerdì 17 novembre, alle 15, presso la sala riunioni del Centro Sociale, a Gazzaniga; una “anteprima”, nel quadro delle lezioni che Anteas di Bergamo propone per l’Università della Terza Età.
– sabato 25 novembre, alle 10, presso l’Auditorium “Benvenuto e Mario Cuminetti” di Albino.
– giovedì 7 dicembre, alle 21, presso la Sala Civica Donatori di Sangue, a Gazzaniga.
E’ inoltre prevista una serata a Gandino, con data e orari da precisare, richiesta dal Museo della Basilica di Gandino, dove in numerose chiese del paese sono presenti le opere dei Manni.
Non ci resta che prendere nota di questi appuntamenti per partecipare e soddisfare così la curiosità e la conoscenza dei lavori, anzi dei capolavori, che i Manni hanno realizzato e lasciato in terra bergamasca, nei secoli XVII e XVIII.

A. G.