Mario Maffeis, umorista e artista non solo sul palcoscenico

Nella schiera dei cittadini illustri che una comunità conserva nella memoria collettiva e commemora per particolari meriti, civili, militari, associativi, sportivi, culturali, artistici, come benefattori o altri, ci si può chiedere se, tra loro, possa rientrare un comico.

Vale a dire: può essere arte o cultura l’umorismo?

Quanti conobbero Mario Maffeis, gazzanighese, sono unanimi nel riconoscergli grandi doti di comunicatore mediante l’umorismo, mediante la comicità. Doti a livello veramente alto e coltivate fino a farle diventare arte. E non solo sul palcoscenico , ma in ogni situazione della vita quotidiana.

Per cui vien da chiedersi: può esistere un’arte del vivere con umorismo?

Quanti lo frequentarono testimoniano che Mario era un artista in ogni relazione, con gli amici, con gli ammalati, i bisognosi, i carcerati, i sofferenti, gli handicappati. Con umorismo sdrammatizzava ogni situazione anche dolorosa, e tutti ascoltandolo cambiavano volto.

Era il buon umore incarnato, contagioso, saggio manovratore del dono ricevuto da Dio, talento fatto fruttare fino ad alto livello artistico e culturale. E utilizzava questa performance per il bene degli altri.

Se si può parlare di arte caritativa, Mario la mostrava ogni giorno con discrezione e saggezza, con la grande generosità ereditata dalla madre, la nota Sig.ra Gioconda, altro personaggio meritevole di lunga memoria collettiva. E la esercitava con lo stile creativo ereditato dallo zio Daniele che gli fece da padre e la cui commemorazione ha già avuto grande risonanza. La sua vena umoristica non aveva limiti, alimentata da una fervida fantasia che gli permetteva di non essere ripetitivo, tanto che gli amici, come gli spettatori, attendevano da lui battute nuove che non mancavano mai: sia nel quotidiano rapporto cogli altri sia di fronte al pubblico il suo ruolo era di comico fantasista. Ma soprattutto la sua fantasia si scaldava perché egli recitava col cuore.

Mostrava questa arte ricca di umanità esercitandone un’altra, quella di apprezzatissimo animatore di gruppo, in assemblee, in incontri culturali, nelle riunioni delle associazioni di cui faceva parte.

Era socio attivo dell’AVIS di Gazzaniga dove diede personalmente esempio di grande generosità e di prontezza alle venticinque chiamate per trasfusioni d’urgenza che allora erano ancora dirette.

La dimostrò come impareggiabile perno dell’Associazione sportiva “La Recastello” e della derivata “Compagnia di spettacolo” sua creatura. In Associazione il periodo della sua presenza animatrice è considerato il più fulgido.

Per venti anni fu diligente segretario della Conferenza di S. Vincenzo e socio attivo. Anche in questo sodalizio potè esplicare pienamente il suo dono della carità vicino ai poveri e ai bisognosi, verso chi non chiedeva solo aiuti materiali, ma conforto e serenità che solo Mario sapeva trasmettere con tutta spontaneità.

Mostrò questa generosità anche nell’offrire spettacoli comici a ospedali, case di riposo, ricoveri di handicappati, emigrati, scuole, enti vari, suscitando dovunque il buon umore e interminabili risate.

Questo contatto con la sua gente, questo servizio generoso, umile, riservato, senza altre ambizioni che quelle di fare del bene, lo indussero a rinunciare alle allettanti proposte di prestigiosi ambienti dello spettacolo e perfino a quelle che gli offrì la RAI quando un alto funzionario lo vide recitare e avvertì la sua diretta presa su un pubblico esilarante.

Così morì fra la sua gente, purtroppo assai prematuramente a soli quarant’anni, nel 1972. E la sua gente ancora, a distanza di quarantadue anni, sente la mancanza di Mario Maffeis, e un vuoto che solo lui poteva continuare a colmare…con la sua artistica presenza.

 

Angelo Bertasa