Matteo Poli

Pilota professionista di Trial

Matteo Poli, 23 anni, di Fiorano al Serio, è un pilota professionista nel settore motociclistico; in particolare, della specialità conosciuta come “trial”, sport di equilibrio, abilità e agilità, in cui con una moto bisogna superare un percorso ad ostacoli. Impegnato come operaio nell’officina meccanica di precisione del padre, con il quale condivide la passione per il trial, pratica l’hobby della mountain bike. Matteo fa parte dei tanti, e spesso poco conosciuti, giovani campioni sportivi di “casa nostra”. A lui la redazione di Paese Mio ha rivolto alcune domande.

 

Come nasce la tua passione per il trial?

“Posso dire di avere sempre conosciuto la moto da trial, perché è una passione radicata in famiglia; mio padre Franco e mio fratello Mauro infatti sono entrambi “trialisti” ed io all’età di 5 anni avevo già fatto il mio primo giro in trial. Ho ereditato da loro la mia dedizione e la mia abilità”.

Quando hai iniziato a gareggiare?

“Nel 2000, all’età di 8 anni, ho iniziato a gareggiare nella sezione “mini trial”, di cui fanno parte bambini e ragazzini fino a 14 anni. A 16 anni sono passato alla categoria dei professionisti e dal 2009 al 2014 ho fatto parte della Nazionale Italiana “Maglia Azzurra”, un motivo di orgoglio per me ed una esperienza unica”.

In cosa consiste il tuo allenamento?

“Solitamente il migliore allenamento consiste nel riprodurre una gara-tipo: praticamente devo aggirare o scavalcare ostacoli di diverse tipologie nel minore tempo possibile, e possibilmente senza errori. Mi spiego meglio: una gara è costituita da 15 zone, controllate da un giudice, il quale ha il compito di attribuire delle penalità, al massimo 5, al trialista, che nel tempo di un minuto e mezzo deve superare il percorso. A fine gara, i giudici effettuano la somma delle penalità, vince ovviamente l’atleta che ne ha totalizzate meno. I percorsi poi si dividono in “Outdoor”, ovvero percorsi naturali nei boschi o comunque che sfruttano ostacoli di origine naturale, e “Indoor”, quando gli ostacoli sono artificiali e vengono posizionati appositamente per la gara. Una competizione importante, che è caratterizzata da questa divisione è il Campionato Italiano”.

 

Quali sono i tuoi maggiori successi?

“Nel 2012 ho conquistato il 1° posto della cosiddetta TR2 “senior”, si tratta di una categoria seconda alla TR1, una sorta di “serie B” del trial. Inoltre, sono arrivato 3° nel Campionato Europeo per la massima categoria “champion”. Nel 2014, mi sono piazzato 5° al Mondiale nella categoria “junior” e 5° anche nel Campionato Italiano di categoria TR1.

Una grande novità recente è il mio passaggio di squadra, infatti, dal team “OssaX4” di Cantù, nel prossimo 2016 entrerò a far parte di “Scorpa Team”.

Quale messaggio vuoi lanciare ai giovani motociclisti?

“Ciò che conta è la passione, è questa la motivazione che deve spingere ad andare avanti; se c’è passione, non conta altro. E non bisogna mai arrendersi, mi rivolgo a chi pratica motociclismo come sport, specialmente in caso di infortuni; nel 2010, mi sono rotto un ginocchio e i più mi davano per spacciato; invece due anni dopo ho vinto una competizione importante. Ai motociclisti “da strada” invece consiglio di seguire sempre le leggi e prestare molta attenzione”.

Hai un sogno del cassetto?

“Sì, mi piacerebbe vincere il Campionato Italiano e tornare a correre il Trofeo delle Nazioni. Nel futuro mi vedo per metà operaio e per metà “trialista”; oggi, è molto difficile trovare sponsor e il trial è ancora un sport poco conosciuto e sottovalutato, oltre che molto costoso. Io senza i miei genitori non ce l’avrei mai fatta”.

 

Silvia Pezzera