Nadia ed Emiliano sono una coppia di giovani bergamaschi, originari di Casnigo, rispettivamente di 28 e 35 anni. Nadia è insegnante di inglese e musicista, Emiliano grafico pubblicitario e fotografo. Amano la montagna e la natura in generale, amano esplorare nuovi posti, conoscere nuove persone e culture e appoggiare attività sociali sul loro territorio. Da gennaio, per circa sei mesi, hanno realizzato il loro sogno: un viaggio itinerante in America Latina, attraversando con i mezzi pubblici Argentina, Cile, Ecuador, Bolivia e Perù, ed esplorando le montagne della Patagonia, il Salar Boliviano, l’Amazzonia, le Ande Peruviane e tanti altri luoghi magici. Non solo facendo del turismo, ma entrando in contatto con realtà locali o associazioni italiane operanti in questi Paesi, e facendo per loro qualche settimana di volontariato. Con fotografie e piccoli racconti hanno documentato queste avventure nel loro blog di viaggio: http.//www.emilianoperani.com/travel/sud-america/
Cosa vi ha spinto alla decisione di viaggiare?
Un sogno nel cassetto: quello di lasciare per un lungo periodo la nostra terra, il nostro lavoro e le abitudini quotidiane per scoprire qualcosa di nuovo, in maniera autonoma e senza ricorrere a viaggi organizzati.
Quali Paesi avete visitato?
Prima di questo “grande viaggio” avevamo vissuto già alcune esperienze minori, fatte su un piccolo furgoncino camperizzato: nel 2015 la Francia del nord; nel 2016 la Grecia; e nel 2017 la Germania. Ma per solo tre settimane. Una scoperta dell’Europa “on the road”, lontano dalle comodità degli alberghi e dei ristoranti, che forse è servita da ottimo test per decidere di poter affrontare insieme anche un viaggio più lungo, e senza mezzo proprio.
Quest’anno, quindi, il viaggio in America Latina…
La colpa è mia (Nadia), perché fin da bambina avevo il sogno di ripercorrere i passi che i miei genitori avevano percorso ormai più di trent’anni fa in Ecuador e in Perù. Emiliano era invece più incuriosito dalla Patagonia e dalla Terra del Fuoco… e così abbiamo pensato di unire il tutto.
Qual è stato il vostro itinerario?
Cinque Stati attraversati, 198 giorni, più di 15.000 km, tutto con i mezzi pubblici. Siamo atterrati a Buenos Aires e da lì siamo scesi fino a Ushuaia, la città “alla fine del mondo”. Da qui abbiamo iniziato a risalire, un po’ per il Cile e un po’ per l’Argentina, passando poi in Bolivia e continuando verso nord, visitando il Perù e arrivando infine in Ecuador, sulla latitudine 00°00’ 00’’.
Come vi siete guadagnati da vivere?
Per circa un anno e mezzo in Italia abbiamo cercato di risparmiare il più possibile, in modo da partire con una certa sicurezza. Poi, abbiamo cercato alcuni scambi di lavoro alla pari; così, abbiamo lavorato in una fattoria di Puerto Natales (Cile) e in un hotel costruito con container navali a Valparaiso (Cile), ottenendo in cambio vitto, alloggio e lezioni di spagnolo. Poi, abbiamo fatto volontariato in alcune associazioni italiane operanti in quelle zone, come l’associazione Yanapakuna, a Potosì (Bolivia), e l’Operazione Mato Grosso, in Perù. Per non citare le situazioni in cui siamo stati ospitati in casa di conoscenti alla lontana o amici di amici, che ci hanno letteralmente aperto le porte e il cuore! Abbiamo calcolato che su sei mesi e mezzo di viaggio, per circa tre mesi abbiamo lavorato, fatto volontariato o siamo stati ospitati. Poi, bisogna calcolare che in viaggio non si hanno da sostenere spese importanti come affitto, benzina, bollette… mica poco!
Quali realtà avete incontrato?
Le più disparate. Andando in ordine cronologico: la missione delle suore Orsoline di Gandino, che ci hanno ospitato nei primi giorni del nostro arrivo in un sobborgo di Buenos Aires. La fattoria auto-sostenibile di Karen e Ricardo, sui fiordi cileni, che abbiamo aiutato a gestire, seguendo le attività legate al loro gregge di più di 700 pecore. L’hotel Winebox Valparaiso, per cui abbiamo fatto lavori di manovalanza e dove abbiamo imparato alcuni importanti segreti di riciclaggio. L’associazione Yanapakuna, a Potosì, in Bolivia, che sostiene un progetto di aiuto scolastico per i bambini di famiglie in difficoltà. E la diocesi di Riberalta, dove ci ha accolto il vertovese di nascita mons. Eugenio Coter e dove abbiamo potuto renderci utili facendo un po’ di lavoretti nella residenza lacustre di Tumichucua. E ancora le missioni peruviane dell’Operazione Mato Grosso, a Santa Maria (Cuzco), a San Luis e a Shilla, con i loro più svariati impegni di assistenza e aiuto alle persone più bisognose di quella zona. Sempre per l’Operazione Mato Grosso, poi, abbiamo effettuato due settimane di lavoro-volontariato al Rifugio Ishinca (4.350 m), sulla Cordigliera Blanca. In Ecuador, abbiamo incontrato i Padri Salesiani e abbiamo vissuto per qualche giorno nella missione di Wasak’Entsa, nel cuore della foresta amazzonica. Queste esperienze sono state delle vere e proprie immersioni in realtà del tutto nuove per noi, ciascuna con le sue difficoltà, grazie alle quali abbiamo sentito di poter comprendere un po’ di più i Paesi che stavamo visitando.
Come avete viaggiato?
Ci siamo goduti ogni singolo giorno! Generalmente, abbiamo alternato settimane di spostamento e di turismo un po’ più “canonico” a settimane in cui, appunto, ci siamo fermati nelle varie realtà e associazioni che abbiamo incontrato. Ci siamo sempre spostati in autobus, anche per tratte molto lunghe (la più lunga è stata per Ushuaia, in Argentina, la città più australe del mondo, quando ci siamo sorbiti ben 36 ore di bus!) e abbiamo sempre dormito in ostelli economici, preferendo investire i soldi in escursioni naturalistiche o ingressi ad alcune meraviglie imperdibili, come Machu Pichu, il Salar de Uyuni o il ghiacciaio del Perito Moreno.
Quali le difficoltà e le esperienze positive?
Difficoltà, a conti fatti, ben poche. Forse, la difficoltà mentale di svegliarsi la mattina e dover sempre rimboccarsi le maniche e prendere delle decisioni: dove andare, come andarci, dove dormire, come raggiungere un determinato posto,… Ma d’altra parte questo è anche l’aspetto del viaggio che lo rende sempre intrigante e adrenalinico, e cioè il fatto di non avere nulla di organizzato e dover inventare il viaggio giorno per giorno, pur con dei punti di riferimento. Esperienze positive, tantissime, per non dire tutte! Al primo posto senz’altro gli incontri con la gente e tutto ciò che ne consegue, dall’imparare una nuova lingua, al conoscere storie di grande umanità, per quanto surreali, fino ad intravedere le facce più nascoste della società di questi paesi.
Cosa vi ha trasmesso questo viaggio?
L’allegria di poter vivere il “qui e ora”, il potersi godere ogni giornata intensamente, senza dover pensare troppo al futuro. E, poi, la consapevolezza che c’è tantissima gente, anche dall’altra parte del mondo, pronta ad aiutarti, ad aprirti le porte della propria casa e a dedicarti del tempo… e che i pericoli sono tendenzialmente sempre meno di quelli che ti raccontano il sentire comune o i pregiudizi. Non ultima la consapevolezza che noi europei, in merito alle possibilità di viaggiare e di conoscere il mondo, siamo molto fortunati, sia dal punto di vista burocratico che economico… e che dobbiamo sfruttare il più possibile questa fortuna! E possiamo farlo senza difficoltà, anche in autonomia, senza per forza dover ricorrere ad agenzie turistiche e anche spendendo meno di quanto si immagini.

Farete conoscere la vostra esperienza in incontri sul territorio?
Sì, questa è una delle cose su cui vorremmo investire nei prossimi mesi, non solo per condividere dal vivo la nostra esperienza con tanti curiosi, ma anche per dare visibilità alle associazioni di volontariato che abbiamo incontrato, che fanno del bene gratuitamente e che hanno sempre bisogno di nuove energie! Le date certe, al momento, sono quella del 22 settembre, presso il Circolo Fratellanza di Casnigo (presenteremo uno speciale sulla Bolivia e sull’associazione Yanapakuna), e quella del 30 settembre, al Festival Immagimondo di Lecco.