Nove amici (più uno) sull’Etna

Per i 40 anni della sottosezione del CAI di Gazzaniga era in programma la salita, in sci alpinismo, di una montagna interessante e inusuale per noi. Il monte Etna, vulcano di oltre 3300 metri che si trova in Sicilia, regione sicuramente più conosciuta per l’arte, le bellezze naturalistiche e le vacanze al mare.

 

Bisogna però aspettare abbondanti nevicate e salire la montagna prima che la neve si ricopra di cenere, per le frequenti eruzioni, oltre naturalmente ad un tempo stabile e soleggiato.

E finalmente all’inizio di Marzo si verificano le condizioni ideali per andarci e Massimo, che conosce la zona, organizza l’inconsueta ma bella gita di sci alpinismo in Sicilia.

La partenza è stata al cardiopalma a causa di banali motivi. Siamo in ritardo all’aeroporto e veniamo chiamati con gli altoparlanti per l’imbarco. Partiamo con il dubbio che la nostra attrezzatura sia rimasta a Linate

Durante il volo abbiamo potuto vedere dall’alto la nostra meta, rendendoci subito conto dell’ imponenza della montagna che con i suoi oltre 3300metri di quota emerge letteralmente dal mare sul quale si affacciano le vicine città di Taormina, Giarre e Acireale; una montagna che subito ci conquista e affascina.

Atterrati incrociamo le dita nell’attesa dei bagagli e la nostra buona stella ha fatto in modo che siano stati imbarcati sul nostro volo.

Gli accordi precedenti, presi con il CAI di Catania, sono rispettati e in breve ci raggiunge Claudio che ci preleva con il pulmino della società. Subito ci rendiamo conto che la cortesia e la disponibilità sono per loro fattori normali e fanno parte della loro vita quotidiana.

Lasciamo Claudio e partiamo per la nostra avventura. Per approfittare della giornata soleggiata, oggi, saliremo la “Montagnola” dal rifugio Sapienza, ma a piedi non in funivia, in preparazione dell’obbiettivo del giorno dopo: la salita ai crateri.

In vetta alla Montagnola, incontriamo Gaetano esperto della zona e cugino del proprietario del B&B “Domus Verdiana” dove alloggiamo a Ragalna, un paese di circa 3500 abitanti, che ci indica i percorsi e ci consiglia di farci cucinare, una volta tornati a B&B, la pasta con il “sugo di Vincenzo” che a suo dire è strepitosa. Anche in questa occasione ci rendiamo conto della gentilezza e simpatia con cui veniamo trattati, come se fossimo vecchie conoscenze.

Nel frattempo si è alzata la nebbia e la discesa nella “Valle del Bove” è sconsigliata per mancanza di punti di riferimento. Quindi ripercorriamo la traccia di salita e ci ricorderemo che questa zona deve essere percorsa in orari mattutini per la comparsa di nebbia nelle ore pomeridiane, quindi raggiungendo il pulmino.

Alla sera, su consiglio di Vincenzo, prenotiamo la cena all’Antica Marina, ma chiediamo di anticipare l’orario della cena, per loro normalmente prevista alle 21, ma per noi eccessivamente tardi. Visitiamo i dintorni, soprattutto il Duomo e torniamo sedendoci a tavola. Gli altri clienti arrivano quando noi staremo per uscire.

Il giorno dopo di buon mattino siamo pronti per raggiungere il nostro obbiettivo principale: la vetta del vulcano. Sono assalita dal timore della neve ghiacciata, del vento, del freddo, della fatica. Ci dirigiamo verso Piano Provenzana, sul lato nord. Incontriamo altri sci alpinisti, che ci guardano sorpresi vedendo il pulmino del CAI Catania, ma sentendo il nostro dialetto decisamente non del luogo. Si comportano simpaticamente e si dimostrano esperti. Tra loro c’è Saro Messina che cura il sito “Etna fuori pista” e scrive guide sci alpinistiche della zona. Saliamo insieme facendoci contagiare dal loro entusiasmo fino a quando deviano per un altro itinerario. Il Vento si fa freddo e dobbiamo indossare quanto abbiamo per proteggerci. Però c’è un bel sole e la neve è fantastica, morbida da non farci perdere un passo e in meno di 4 ore arriviamo sulla vetta.

La visione è per noi insolita, spettacolare. Siamo abituati alle vette appuntite e alle croci poste sulle cime. Qui invece c’è un grande calderone fumante con bocche di vapore che utilizziamo per scaldarci anche se l’odore di zolfo toglie il respiro.

Scattiamo velocemente le foto di rito, perché le mani gelano in un attimo. Ci riuniamo per recitare una preghiera ad un amico che tanto avrebbe desiderato essere con noi e per tragica fatalità non c’è più: Adriano Porcellana, “Popo” manca a tutti.

Lasciamo l’insolito panorama, per scendere con una fantastica sciata su polverosa neve invernale. Siamo euforici e possiamo considerarci fortunati per aver trovato queste condizioni di innevamento. A Piano Provenzana, ritroviamo gli amici conosciuti al mattino e scambiamo considerazioni sulla giornata, anche per loro molto soddisfacente.

Al B&B, ci aspetta la famosa pasta al sugo di salsiccia che Gaetano, per noi oramai “Tano”, aveva a ragione decantato. Cena superba, accompagnata da prodotti locali fatti in casa. La gioia e l’allegria sono incontenibili.

Massimo propone per il giorno dopo di salire ancora sulla Montagnola e scendere dalla valle del Bove che su consiglio di Nicola, un finanziere suo amico appassionato di montagna e dell’Etna, è da effettuare al mattino presto per evitare di farsi raggiungere dalla nebbia e quindi riuscire ad individuare giustamente il canale di risalita.

Partiamo quindi presto, anche un po’ preoccupati e saliamo fino all’imbocco del canale che ci permette di imboccare la valle del Bove. Il vento è forte e freddo. Le prime curve su un pendenza di 35-40° sono problematiche, ma sentendo la bella neve sotto gli sci ci rassicuriamo e nuovamente consideriamo che siamo stati fortunati. Siamo felicissimi di aver ascoltato Massimo che insisteva per questo itinerario. All’altezza del canale di risalita notiamo la nebbia che incalza, puntuale alle 10,15, ma ormai siamo fuori dal pericolo e pronti per scendere dalla Montagnola.

Ad un tratto sentiamo un grido: ”Bergamoooo!”. Era Saro, che passando ci salutava. Dimostrazione di quanto i locali sono cortesi e affabili.

Al B&B ci prepariamo per il ritorno, un saluto al premuroso Vincenzo e, caricato i bagagli partiamo. A Nicolosi incontriamo Nicola che ci aspetta per salutarci e capiamo perché Massimo lo stima così tanto. Lui e il suo cane addestrato per il soccorso in montagna formano una coppia affiatata. Lo ringraziamo per il supporto logistico e per i consigli pratici. Raggiungiamo l’aeroporto e torniamo a casa.

Questa uscita di tre giorni, non si misura con i metri di dislivello percorsi o il tempo impiegato a salire, ma con la qualità dei rapporti umani che abbiamo instaurato con i locali, gente affabile, che si fa apprezzare per simpatia ed entusiasmo, con una particolare attenzione verso il prossimo, tutto il contrario della ruvidezza e chiusura, tipica invece di noi bergamaschi.

Come ricordo porteremo con noi le belle sciate, il freddo dei 3300 metri del vulcano e il calore della gente del Sud.

Un grazie sincero ai miei compagni di avventura con cui si è formato un gruppo affiatato e allegro: Orietta, Bepino, Massimo, Daniele, Aurelio, Alberto, Giorgio, Giuseppe ed Io Maria Grazia.

 

Maria Grazia Verzeroli