Cambia volto l’aspetto urbanistico di Vertova. In particolare, migliora il suo “biglietto da visita” in ingresso del paese, provenendo dalla rotatoria della superstrada della Valle Seriana (ex-strada statale n° 671). Nelle prossime settimane, l’amministrazione comunale vedrà partire il cantiere per il recupero e la sistemazione dell’area antistante i “Forni Vecchi”, così come da convenzione firmata dall’amministrazione comunale con la IFIM, la società proprietaria dell’intero complesso dei “Forni Vecchi”, cui spetta la realizzazione di opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione dovuti al Comune di Vertova.
L’intervento, che nel piano di riqualificazione porterà alla creazione di una piazzetta nell’area vicina a via Ing. Albini, comporta una spesa di 100.000 euro.
In verità, il progetto è di vecchia data (in cabina di regia progettuale, dal 2011, l’arch. Anna Maria Mologni, ndr), e l’intervento doveva essere realizzato già nel 2012, ma varie problematiche hanno rallentato e poi frenato la sua esecuzione, tanto che l’area è arrivata ai giorni nostri degradata, abbandonata e chiusa da una inequivocabile rete rossa di cantiere. Ora, finalmente, grazie anche ad una rinnovata verve operativa messa in campo dall’amministrazione comunale, il cantiere verrà aperto quanto: si pensa già dalla fine del mese di aprile.
L’amministrazione comunale, nello spazio antistante la facciata della struttura dei “Forni Vecchi”, ha previsto servizi pubblici a carattere ricreativo e sociale ad alta funzionalità, che puntano a migliorare l’arredo urbano: nello specifico, un parcheggio pubblico formato da 14 posti auto più due stalli per soggetti disabili; 12 posti auto a servizio dei negozi che si affacciano sulla piazzetta, una casetta dell’acqua, la colonnina per la ricarica elettrica delle auto. Il tutto, all’interno di un’area verde, con aiuole e percorsi pedonali.
I “Forni Vecchi” furono costruiti nel 1923 dai fratelli Giovan Battista (Nino), Placido e Mario Perani, sotto la supervisione del padre Felice, ed entrarono in produzione l’anno dopo. Era una batteria di quattro forni, costruita in muratura e alimentati a carbone. Vennero utilizzati per la produzione di calce, sfruttando il calcare ricavato da una cava locale; in seguito, venne utilizzata come materia prima la dolomia del Ponte del Costone, di alta qualità, per produrre la dolomite sinterizzata, eccellente pietra refrattaria che veniva usata nel rivestimento interno dei forni per la produzione dell’acciaio.
L’azienda Perani aveva un’esclusiva per la fornitura di questo materiale con le acciaierie Falk di Sesto San Giovanni (Milano).
La localizzazione dei “Forni Vecchi” nei pressi della stazione ferroviaria della Valle Seriana era strategica: facilitava la spedizione del materiale per ferrovia e impiegava la materia prima (calcare) a “km zero”.
I “Forni Vecchi” funzionarono fino al 1947, quando furono spenti. Vista la loro importanza socioeconomica, furono da subito considerati esempio di archeologia industriale, e pertanto tutelati dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici.

MM