Oltre 300 persone alla commemorazione per il 70° anniversario del martirio di Salvo d’Acquisto

La cerimonia commemorativa per il 70° anniversario del martirio di Salvo d’Acquisto, vice-brigadiere dei Carabinieri, “Servo di Dio”, medaglia d’oro al valor militare (1920-1943), ha fatto centro. Oltre 300 persone sono state richiamate in città dalla sezione di Albino dell’Associazione Nazionale Carabinieri per partecipare all’importante evento, che esalta il sodalizio diretto dal presidente Enrico Chitò e sostenuto da uno staff organizzativo di assoluto livello.

In verità, già lo scorso 25 maggio la sezione aveva ricordato l’eroico Carabiniere, con la deposizione di una corona d’alloro e la sistemazione ai piedi del monumento di una sua fotografia, benedetta dal prevosto di San Giuliano di Albino don Giuseppe Locatelli. Ora ,invece, la sezione ha ricordato Salvo d’Acquisto proprio nel giorno del suo martirio, appunto il 23 settembre.

Era, infatti, il 23 settembre del ’43, quando Salvo d’Acquisto si immolò per salvare 22 ostaggi, che dovevano essere fucilati dai tedeschi.

Il programma ha visto il raduno dei partecipanti presso il monumento all’eroe, in via Mafalda di Savoia, dove è stata deposta una corbeille di fiori. A seguire, i discorsi dei rappresentanti dell’Arma e delle autorità civili. Al termine, un corteo con fiaccolata si è diretto verso la chiesa dei farti cappuccini, dove, alle 21, S.E. l’Arcivescovo di Siena mons. Gaetano Bonicelli ha presieduto una S.Messa a ricordo del “Servo di Dio” Salvo d’Acquisto, animata dal coro delle famiglie dell’Oratorio di Albino. A seguire, un rinfresco, presso la sede degli Alpini, al Parco Alessandri.

Il Brigadiere Gaspare Imbergamo così racconta del suo incontro con Salvo d’Acquisto: “Lo rividi poi una sola volta nel settembre 1943 (…). Era in divisa; mi trattenni con lui per circa mezz’ora. Analizzammo insieme la situazione di sbandamento che stavamo attraversando e gli prospettai pertanto l’opportunità di lasciare il comando della stazione perché poteva essere accusato di collaborazionismo e di venire con noi che eravamo già confluiti nel cosiddetto Fronte clandestino. Egli si rendeva conto della situazione ma, con grande senso di responsabilità, riteneva di non potere abbandonare la popolazione di Torrimpietra, la quale contava molto su di lui. Egli si sentiva responsabile come un padre per i propri figli. Ricordo che nel vederlo e nel sentirlo parlare si rinnovò in me la sensazione di trovarmi dinanzi ad un sacerdote, che nella sua giovinezza aveva la saggezza di un anziano. Al momento di lasciarlo rimasi turbato di fronte all’incognita del suo futuro che certamente non si prospettava roseo”.

Se avesse voluto Salvo poteva unirsi ai numerosi uomini dell’Arma che a Roma stavano organizzando un fronte clandestino per la resistenza contro i nazi-fascisti. Se avesse voluto poteva togliersi subito la divisa, lasciare la caserma di Torrimpietra, vestire panni civili e così evitare il rischio di angherie, prepotenze e soprusi da parte dei tedeschi e dei fascisti che avevano in odio i militari dell’Arma. Invece…

Nobiltà e grandezza di un sacrificio che altrimenti non può essere definito se non come un fulgido esempio di “Imitatio Cristi”. Salvo non è certo un eroe della Resistenza, e non è solo un eroe dell’Arma dei Carabinieri, la sua figura è portatrice di valori che vanno molto al di là delle nostre misere contingenze storiche. Salvo è un martire cristiano. Salvo, nelle medesime circostanze, avrebbe donato la sua vita allo stesso modo, anche se i carnefici, come molte altre volte è accaduto, fossero stati anglo-americani o partigiani, perché egli aveva fatto totalmente sue le parole di Gesù: “Come il Padre ha amato me, io ho amato voi… Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”

“Un ringraziamento è doveroso – spiegano i Carabinieri in congedo di Albino – Innanzitutto, a mons. Bonicelli che ha voluto accettare il nostro invito; a Padre Damiano superiore dei Cappuccini che ci ha accolto nella sua chiesa, nel ricordo dei 400 anni di presenza ad Albino dei frati cappuccini; al Prevosto di Albino don Giuseppe Locatelli e a don Angelo. Ma anche alle autorità civili e militari, alle associazioni d’Arma, agli scout di Albino, alla corale “Famiglie dell’Oratorio” di Albino e a tutta la popolazione che, con la loro presenza, si è unita a noi nel ricordo del 70° anniversario del martirio di Salvo d’Acquisto. Infine, un grazie particolare al maresciallo Paolo D’Agni e al Brig. Enrico Chitò e alle diverse ditte della Val Seriana che nel 1997 si sono prodigate per realizzare il bel monumento al nostro Salvo d’Acquisto.

GRAZIE”

 

Giuseppe Bonaita