La lunghezza del suo incarico, per quasi tre volte, è stata notevole, in media con quella degli altri otto capogruppo che l’hanno preceduto dal 1929: Carlo Bossi, il fondatore, Guido Gandossi, Francesco Pellegrini, Antonio Azzola, Guido Morotti, Giuseppe Mutti, Luciano Nani, Silvano Bonomi. Di tutti, se li abbiamo conosciuti, ricordiamo non le loro iniziative o le loro opere, ma quello che erano come uomini, nel bene e nel male. Infatti, nel Gruppo Alpini ha sempre avuto importanza il gruppo rispetto al capo; nel gruppo Alpini si sono sempre fatte le cose insieme, non quelle pensate e fatte dal capo.

Di fatto, come ricordava uno che ha saputo fare il capo, papa Giovanni, per fare il capo “bisogna fare, far fare e lasciar fare”. Ecco, Giuseppe entra nella storia del nostro gruppo come uno che ha fatto, uno che ha fatto fare, uno che ha lasciato fare; lo posso dire io al quale Giuseppe tante volte ha dato spazio per fare. Noi possiamo testimoniare che Giuseppe ha fatto la cosa più importante per un capogruppo: in tanti anni, ha mantenuto quella che è la condizione per fare e far bene, ha mantenuto la concordia del gruppo, non ha mai rotto l’armonia del gruppo. Di questo particolarmente lo ringraziamo.

La cosa è da sottolineare anche perché l’attività del nostro gruppo non si svolge solo al nostro interno, ma ha, ogni giorno, rapporti con persone esterne, proprio da quando abbiamo questa sede in un parco pubblico, aperto a tutti, anziani, adulti, bambini, e da un po’ di anni, non solo bergamaschi di prima generazione, ma anche immigrati, tutti in generale in buona armonia.

Avevo detto “due parole e non di saluto”. Ecco, Giuseppe, tutti noi speriamo che tu continui a fare nel nostro gruppo, in particolare a tenere in piedi l’attività del nostro bar, che è il cuore del parco pubblico, e che ha bisogno di uno che parli poco e crei concordia fra tutti. Per quello che ancora farai, ancora grazie.