Pasquino Maffeis

– presidente ASD G.S. Vertovese –

Pasquino Maffeis, vertovese DOC, classe 1952 è presidente dell’ ASD G.S. Vertovese, società calcistica protagonista assoluta nel proprio girone del “campionato regionale di Prima Categoria”. Ex stopper nella Vertovese dei primi anni Settanta allorché la squadra militava continuativamente in “Prima Categoria” , dopo una parentesi di una sola annata a Casnigo, per sei stagioni, è stato punto di forza della Gandinese. Costretto a metà anni Ottanta ad abbandonare il calcio giocato a causa di un infortunio professionale, nei primi anni Novanta entra in società assieme al fratello Antonio che pochi anni più tardi ne assume la presidenza; nell’ ultimo ventennio ha ricoperto diversi incarichi e, dopo la tragica scomparsa del fratello, nel gennaio del 2012, viene nominato nuovo presidente.

Per scoprire presente, passato e futuro del gruppo sportivo, la redazione di Paese mio pone a lui alcune domande

 

Per prima cosa, vogliamo ricordare, brevemente, le principali tappe della storia della Vertovese?

Il Gruppo Sportivo Vertovese vanta una storia di ormai oltre novant’anni essendo stato fondato nel 1922 anche se, purtroppo, non siamo in possesso di dati fino al secondo dopoguerra, è presumibile che l’attività precedente si svolgesse a scopo prettamente amatoriale senza alcuna iscrizione ai campionati federali. Per quanto documentabile, il periodo più florido e quello che ancora tutti ricordano è quello a cavallo degli anni Settanta ed Ottanta con la squadra stabilmente in Prima categoria sotto la reggenza di Severo Bernini. Nel 1986, in seguito al suo disimpegno, venne indetta un’ assemblea pubblica per evitare l’inattività e, così come si elogiano i risultati della dirigenza precedente, bisogna elogiare anche il nobile gesto della cordata capeggiata da Amabile Guerini, capitano e bandiera di alcuni anni prima, che si assunse l’onore di ripartire dalla categoria più bassa pur di dare un seguito alla Vertova calcistica. Con il nuovo assetto societario iniziò a collaborare mio fratello Antonio mentre io sono arrivato ancora successivamente. Al fine di far crescere i nostri giovani, per un paio di stagioni, fu addirittura fatta la scelta di rinunciare ai campionati maggiori privilegiando il “Torneo under 21” e, nel 2001, la squadra fatta in casa riuscì a ritrovare, dopo la “Seconda”, pure la “Prima categoria”, anche se solo per una fugace apparizione. Il resto è storia recente con quasi un decennio fra “Seconda” e “Terza”, fino alla scommessa di due anni fa quando mio fratello ha osato rilevare addirittura una Prima Categoria.

 

Lei stesso lo ha nominato, inevitabile un ricordo di suo fratello Antonio. Quanto si avverte la sua mancanza?

Tanto. Veramente tanto, non posso dire altrimenti, a costo di essere banale, ma Antonio era la Vertovese e la Vertovese era Antonio. Dall’ esterno poteva apparire un padre-padrone ma in realtà lui viveva per la “sua” squadra e la passione e l’impegno, e qui non mi riferisco solo all’ aspetto economico, da lui messi in vent’anni non sono né quantificabili né eguagliabili. Antonio era una persona sola ma ricopriva svariati ruoli: dai rapporti con i giocatori a quelli con gli sponsor, dalla cura del campo alle trattative di mercato; sostituirlo in tutte queste funzioni non significa tappare un semplice buco anche perché non è comune trovare qualcuno con la sua stessa determinazione, caratteristica che gli ha fatto superare tante difficoltà incontrate e che probabilmente oggi a noi manca.

 

Veniamo all’attualità: quante persone coinvolge il gruppo sportivo?

Qui è doveroso fare un distinguo fra dirigenti e atleti. Per la dirigenza bisogna considerare quello che possiamo definire il gruppo storico, il cosiddetto “zoccolo d’oro” composto da poche persone che purtroppo per loro sono da tempo sempre le stesse. Gli atleti tesserati sono circa un centinaio poiché oltre alla prima squadra c’è il settore giovanile con quattro formazioni composte da ragazzi fra i dodici e i diciotto anni che provengono non solo da Vertova, rimarco il numeroso gruppo che giunge dalla Val Gandino ritenendolo indice di un vivaio in crescita. A tutti vanno poi aggiunte le figure professionali di allenatore, massaggiatore, direttore sportivo, preparatore nonché dirigenti, accompagnatori e collaboratori per le diverse squadre, spesso sono genitori e, quasi inevitabilmente, seguono le sorti dei ragazzi obbligandoci sovente alla ricerca di forze nuove.

 

Quasi al termine di questa stagione, indubbiamente positiva per la prima squadra, sente di dover ringraziare qualcuno in modo particolare?

Ringrazio in primis i giocatori che sono scesi in campo ma anche e soprattutto il lavoro del mister Alessandro Imberti e del DS Andrea Bortolotti che, in nome pure del rapporto che li legava a Antonio, hanno accettato una sfida all’ apparenza impossibile e sono andarti oltre le più rosee previsioni che prevedevano una tranquilla salvezza ma nulla più. Un grazie va poi a tutti i nostri sponsor che non posso certo mettermi a nominare singolarmente, del resto chi ci ha aiutato lo sa… Chi no, pure…

 

Infine uno sguardo al futuro: quali sono le vostre prospettive e il personale sogno nel cassetto?

La scorsa primavera, dopo l’improvvisa ed inimmaginabile scomparsa di Antonio non sapevamo che ne sarebbe stata della società chiamata ad affrontare i molteplici impegni senza più la sua guida, per dirla tutta non sapevamo se e come continuare. Poi, in estate, trovammo nuove risorse al fine di portare avanti quello che era il suo sogno; ciò grazie ad una serie di sforzi congiunti e condivisi per cui, a proposito di ringraziamenti e anche a nome di mia cognata Rina, di mio nipote Mauro e di mio fratello Renato, devo lodare la disponibilità mostrata da quanti non ci hanno abbandonato dopo quanto accaduto. Con questo presupposto, anche adesso mi limito a dire che era doveroso prima portare a termine la stagione, sarà quindi tempo di sedersi a ragionare e vedere il da farsi…Quello che mi piacerebbe davvero è che ci fosse ancora qualcuno disposto ad impegnarsi per continuare a garantire un futuro alla Vertova calcistica anche se ad oggi non ci sono segnali troppo confortanti in tal senso, e ciò nonostante la visibilità a livello provinciale che siamo riusciti a conquistarci in questi ultimi anni con la posizione attuale che, con tutto il rispetto del caso, dovrebbe incoraggiare più di un campionato di “Terza categoria”. Le contingenze economiche attuali certo non aiutano, francamente è difficile pensare a qualcuno che voglia avventurarsi in azzardi calcistici in questo periodo di crisi… Io però continuo a sognare che qualcuno, anche solo per passione e tempo da mettere a disposizione, possa dare il cambio o quanto meno supportare chi lo fa da ormai quasi un quarto di secolo.