Per non dimenticare mai

Spett.le Redazione

 

Vedo con grande piacere che riservate lo spazio della 1 e 2 guerra mondiale. A tale proposito desidererei condividere con i miei concittadini albinesi, l’esperienza della mia famiglia.

1 – Papà Giuseppe classe 1890 partecipò alla guerra della Libia 1912;racconta che al ritorno sbarcarono a Napoli e indossarono giubbe leggere. A Napoli c’era la neve e torno a casa con una broncopolmonite che lo accompagnò per tutta la vita. Fù poi richiamato alla 1 guerra mondiale 1915-1918 come Sergente Maggiore nell’ autocentro; ferito a carso e annoverato fra gli invalidi di guerra, ebbe bisogno per il resto della sua vita di esse accudito nel vestirsi.

2 – Giulio, fratello classe 1917, partì come volontario mentre a casa eravamo in otto a mangiare e uno solo che lavorava bersagliere nel 8 reggimento, venne assegnato in Sicilia, dopo due anni partì per l’ africa, e come porta ordini venne incaricato di portare ordini “agli allora amici tedeschi”, ovviamente dovendo sfondare la linea, erano sul mareth e dopo quella operazione non avemmo più notizie.

C’era con lui un compagno che venne colpito da una granata e che strisciando riuscì a raggiungere il reggimento. Venne ricoverato al Celio di Roma, dove incontro mio fratello Piero il quale ebbe l’ onore di assistere agli onori di guerra tributati dalle alte cariche.

3 – Mario, fratello classe 1919, alpino marconista 30 reggimento destinato a Cremona, venne poi inviato in Russia. Scriveva da Nokolaiesca di aver condiviso un pezzo di pane con un compagno Albinese. Sperava di tornare a casa in licenza premio perché era stato per 3 ore di notte, a 25 gradi sotto zero attaccato ai pali per ripristinare la corrente. Purtroppo rimase coinvolto nella sacca del Don e non avemmo più sue notizie.

4 – Piero, fratello classe 1923 venne destinato a Roma nell’ autocentro fatto prigioniero venne mandato in un campo di concentramento per 2 anni

Sapemmo che dopo la liberazione era arrivato a Bergamo. Io e il papà lo andammo ad incontrare alla Clementina. Dopo 70 anni ricordo ancora la strada che dalla fermata del tram arrivava a casa nostra ;la mamma che deambulava con un bastone era appoggiata al pilastro del cancello attorniata dai vicini di casa. Erano due anni che non avevamo notizie di  3 fratelli ma solo Piero fini nelle braccia della mamma che se lo strinse lungamente a se.

5 – Mio marito Luigi classe 1920 fante fece 8 anni fra guerra e prigionia.

Ho letto in questi giorni il libro “La guerra dei Nonni”; lo scrittore racconta le fasi della prima guerra mondiale e la quantità di morti. Cita anche un grande invalido di guerra “Carlo Delacroix” dal quale ebbi l’onore di ricevere un premio riservato ai figli dei mutilati come borsa di studio.

Ho la gioia di avere in casa un centinaio di lettere dei miei fratelli provenienti dall’Africa, dalla Russia e solo una cartolina ma tutta censurata; ricevute di vaglia che i miei fratelli (privandosi loro) mandavano a casa per aiutarci.

Fra queste lettere, la più preziosa è quella della mamma, scritta su fogli di quaderno, raccomandava molto maternamente: “Fai il bravo ragazzo e ricordati di pregare”.

La lettera arrivata in Russia fu respinta perché il destinatario era “irraggiungibile”.

So che tante famiglie hanno dato un contributo maggiore, davanti a questo faccio un passo indietro e mi inchino.

Tutto questo per NON DIMENTICARE