È sempre un piacere percorrere le vie del proprio paese. Ogni via è diventata familiare, specialmente quella che percorriamo tutti i giorni, per recarci al lavoro, per fare le spese, per assistere un parente, per andare a bere il caffè, per partecipare alla messa, o perché ci ha consigliato il medico di camminare.
Si può incontrare un amico, fermarsi a parlare con persone che si incontrano tutte le volte o con quelle che si vedono raramente.
Forse non abbiamo mai pensato che la strada o via che stiamo percorrendo è stata percorsa per tanti secoli da innumerevoli persone quando magari era soltanto un sentiero, una stradetta di campagna, una mulattiera selciata o una via del centro abitato acciottolata?
Possiamo allora immaginare di incontrare qualche persona e farci raccontare come vivevano i nostri antenati nei vari secoli.
Questa rubrica intende proprio fornire alcune conoscenze per rendere possibile a ogni cittadino che ha ancora la facoltà deambulatoria normale e gli occhi aperti, di godere meglio il pecorso che sta affrontando o per dovere o per piacere, sia nel centro storico che nell’ambiente extraurbano.
Ma cosa si intende per centro storico? Proviamo a definirlo. Tutti i segni lasciati dall’uomo nell’ambiente hanno una loro storia, quelli antichi come quelli recenti. Ma per convenzione chiamiamo storici quelli eseguiti almeno da 70 anni. Per la Soprintendennza ai beni culturali solo 50 anni. Basta però poco per distinguere le case attaccate delle vecchie contrade, da quelle separate, fuori del centro storico, salvo che siano villette o condomini a schiera che riconosciamo.
Venendo al nostro territorio e considerandone il processo di antropizzazione, possiamo scoprire facilmente che a Gazzaniga come nei vari paesi il centro storico urbanizzato prima degli ultimi 70’anni è molto ristretto confrontato con l’attuale espansione edilizia. Si disorienterebbe chi, assente da Gazzaniga da 70 anni, ritornasse al paese.
Entriamo nel centro storico solo all’inizio di Via Briolini per uscire all”altezza di Via Valle Misma, al confine con Fiorano. Aggiungiamo il villaggio sociale di fine ‘800 e tutto il resto prima dei 70 anni fa era aperta campagna. I colli come il fondovalle erano ancora privi di abitazioni, biondeggianti di cereali con filari di verdi gelsi. Le strade erano polverose, i monti con scarsa vegetazione e brulli nei periodi di crisi o di guerre.
Venendo da Bergamo, per accedere al centro storico, anzi ai due centri di Rova e Gazzaniga, percorriamo la “Strada maestra per Bergamo” o “Strada del Comune di Bergamo”. Così, o anche”strada pubblica di Valle Seriana” si chiamò per tanti secoli l’antica strada romana che dal capoluogo correva tutta soleggiata ai piedi dei monti della destra orografica della vallata del Serio fino alle miniere della valle del F. Bondione-Serio e a quelle della Valle di Scalve. Immaginiamo di vedere i carri carichi delle armi di Gromo, di ferro e altri metalli che venivano trasportati al “Comune Maggiore di Bergamo”e, se vogliamo, ricordiamo i sacrifici dei primi cristiani delle nostre pievi “damnati ad metalla”.
La prima comunità cristiana, nata a Bergamo, dopo il martirio del suo animatore S. Alessandro fu imitata gradualmente nei capoluoghi dei distretti territoriali romani o “pagi” dove sorsero le prime cappelle battesimali o plebane e i luoghi di sepoltura per tutto il territorio distrettuale. Noi eravamo “in plebatu de Nimbro” che aveva in cura tutta la bassa e media Valle Seriana.
Immaginiamo allora di incontrare i carri che trasportavano i neonati o le salme diretti per Nembro sede della nostra pieve. Anche nei “vici” o vicinie (da ‘vicus’=Villa, villaggio, borgo, castello) andarono sorgendo cappelle, dove l’arcipresbitero mandava i cappellani a predicare e a celebrare i vari offici con esclusione dei battesimi e dei funerali.
A proposito di cappelle, è nota la derivazione dal francese ‘chapèlle’ che vuol dire piccola cappa (chappe) e si riferisce alla chiesetta o oratorio della dinastia dei re franchi, i Merovingi (secoli V-VII). In questo oratorio era conservato un piccolo lembo del mantello o cappa miracolosa di S. Martino di Tours(sec.IV) e per questo il luogo di preghiera della corte reale venne chiamato cappella. Siccome poi i monaci di Tours vennero investiti da Carlo Magno di vari terreni in Valle Seriana, qui si diffuse il culto di S. Martino e le cappelle di alcune vicinie vennero dedicate a questo santo e conservarono la dedica anche quando, per esigenze di decentramento, divennero parrocchiali intorno al XII-XIII secolo con un “Curato” fisso. Ad esempio la vicinia ex “vicus Florianus” (Fiorano), che rivelerà sempre volontà di autonomia, divenne sede di parrocchia battesimale per “Asmonte” ( Semonte), “Gazanica”, ” Auretium”(Orezzo), Rova.
Va notato che parrocchia significa l’insieme delle case vicine alla chiesa, proprio come le vicinie abitate dai”vicini” che vivevano nelle case nei dintorni della cappella-oratorio.
Tornando alla nostra strada maestra, alla quale si può accedere con il cavalcavia pedonale nei pressi della fermata dei pullmans di Cene, e dalla quale si ammira un bello e lungo tratto del
F. Serio, certamente conduceva anche alle nostre due cappelle, della Villa di Rova dedicata a S. Defendente e della Villa di “Gazanica” a margine della “Piazza del Consiglio”.
Quest’ultima rimase sussidiariia della chiesa dedicata a S. Giorgio di Fiorano al Serio, fino al 1830.
Ma prima di arrivare a queste cappelle immaginiamo di assistere al via vai di convogli commerciali dei “mercatores” che nei secoli XIV, XV, XVI piazzavano pannilana, tappeti, oggetti in ceramica decorati, calzature, pettini per telai, marmo nero,nei mercati di Venezia, Napoli e fino ai paesi nordici.
Varcato il ponte sul torrente Rovaro, dal territorio di Albino, dove possiamo dare uno sguardo all’acquedotto ceduto nell’anno 1901 dal Comune di Gazzaniga al Comune di Albino, entriamo nel territorio del Comune di Aviatico per un breve tratto e poi a quello di Gazzaniga. Osserviamo le cascatelle del Rovaro e pensiamo alle tragedie che cusavano le piene del torrente impetuoso dopo acquazzoni o temporali, che trascinavano montagne di ghiaia invadendo questa strada, riducendo all’isolamento il paese, oltre ad altri danni all’agricoltura, a persone di passaggio, e anche alla ferrovia sottostante a partite dal 1884.
Ricordiamo che Rovaro significa frana e che un intervento di qualche decennio fa con la costruzione di sette balze ha rallentato l’impeto delle acque, e non si sono più verificati danni.
Se guardiamo in alto possiamo scorgere la grotta preistorica fra gli strati calcarei che affiorano tra la folta vegetazione delle pendici del Monte Ganda. È la “grotta di Corna Altezza”.
Procedendo lungo la via dedicata nel 1955 al card. Giorgio Gusmini notiamo una originale costruzione che si distingue dagli altri fabbricati domestici sorti nel periodo del miracolo economico. La grotta e l’artistico tempietto meritano una pausa dedicata alla loro particolare storia.

(Continua)
Angelo Bertasa