Il convento carmelitano della Ripa, uno dei luoghi più belli e suggestivi della città di Albino e di tutta la Valle Seriana con più di sei secoli di storia è raccontato in un’opera nata da un prezioso lavoro di ricerca nei vari archivi da Giampiero Tiraboschi affiancato nella stesura da tre studiosi di storia.

Il libro nella elegante veste dell’editrice Tera Mata, è stato finanziato dal Comune di Albino e da un bando della Regione Lombardia; è stato presentato sabato due marzo ad Albino in sala consigliare. All’incontro erano presenti gli autori, il sindaco di Albino Fabio Terzi, l’Assessore alla Cultura Patrizia Azzola e l’Assessore della Regione Lombardia Paolo Franco.

Con “Il Convento carmelitano della Ripa – frammenti storici”annuncia il Sindacouna nuova pubblicazione va ad arricchire la già nutrita collana delle “Raccolte civiche di Storia e Arte” della città di Albino.

Questa volta, al nostro storico locale per eccellenza Giampiero Tiraboschi, si è unito anche un trio di esperti studiosi bergamaschi, Eliana Acerbis e Nazzarena Invernizzi autrici di studi e saggi pubblicati dall’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo e Paolo Cavallieri autore di alcune importanti opere di storia bergamasca.

Una proficua e felice collaborazione da cui è scaturita la storia di circa sei secoli del complesso monumentale del Convento carmelitano della Ripa di Desenzano al Serio, incontestabile punto di riferimento religioso, culturale, sociale ed economico delle comunità vallive. Ringrazio quindi gli autori dell’opera e Paolo Franco Assessore della Regione Lombardia per il contributo assegnato”.

Nella prefazione gli autori hanno voluto dedicare l’opera a Fabrizio Persico, filosofo e presidente della cooperativa La Fenice, prematuramente a maggio del 2020, che alcuni anni fa li ha spinti ad approfondire la conoscenza di questo luogo e a scrivere il libro per raccontare non solo la storia del convento, ma anche tutte quelle piccole storie che dal convento hanno avuto origine.

Giampiero Tiraboschi spiega:

Per il mio lavoro di ricerca di documenti sul Convento Carmelitano della Ripa ho visitato gli archivi di Stato di Milano, dove è confluito l’archivio del convento, di Venezia, dove ci sono i documenti dei Provveditori sopra i monasteri, di Bergamo con gli atti notarili, oltre alla Biblioteca A. Mai per i carteggi delle vertenze. Ho trovato dati sparsi anche negli archivi della Curia Vescovile di Bergamo e della Parrocchia di Desenzano.

Per la stesura del testo ho coinvolto tre collaboratori che hanno pubblicato diversi libri e hanno alle spalle una preparazione accademica. Hanno studiato il materiale che avevo predisposto nelle mie ricerche ed abbiamo scritto il libro.

Il libro scritto in modo chiaro e scorrevole è arricchito da numerose fotografie del convento stesso, dei quadri e degli affreschi, e corredato da note puntuali e dall’indice dei nomi.

Il convento di Santa Maria situato a Desenzano in via Ripa è composto di due chiese, quella superiore dedicata alla Natività di Maria e quella inferiore all’Annunciazione, due chiostri circondati da vari ambienti e un cortile rustico con la stalla, il fienile e l’abitazione dei contadini.

La storia del convento parte dalla guarigione miracolosa della fanciulla Venturina Bonelli, narrata nel documento dell’anno 1440, e prosegue sino all’anno 1788 quando viene soppresso dalla Repubblica di Venezia.

La storia del convento della Ripa si intreccia con la potente famiglia dei Comenduno, alleata della Repubblica di Venezia, che ha finanziato la costruzione della prima chiesa a memoria del miracolo e poco dopo del convento.

Gli autori descrivono molto bene le dinamiche sociali, culturali ed economiche della società di quel tempo, dove la fede era al centro della vita della comunità. Si descrive anche come, tramite le donazioni e i lasciti ereditari, il convento ha acquisito un patrimonio immobiliare costituito da due aziende agricole: una a Perola dove si coltivavano i cereali e una a Gavarno dove si produceva il vino moscatello.

Il libro parla anche della vita del convento, dei rapporti con le Suore carmelitane di Sant’Anna, dei contrasti con le Parrocchie di Albino e di Desenzano, di prestiti, indulgenze, lasciti dei fedeli per celebrare messe, delle due fiere che si facevano a Desenzano lungo la via Ripa.

Nel convento aveva sede la Scuola del Carmine, una confraternita di laici che seguivano una regola che prescriveva le pratiche religiose e gli atteggiamenti di attenzione al prossimo; gli iscritti versavano una quota annuale e fruivano di indulgenze.

L’ultima parte del libro parla del declino del convento per minori vocazioni religiose, ma anche perché nel 1713 si era ottenuto dal Maggior Consiglio di Bergamo che il 9 ottobre, anniversario della memoria del miracolo, fosse giorno festivo per tutto il circondario, e dopo la costruzione del nuovo santuario, completato nel 1740, qui si orientò la devozione dei fedeli.

Nella seconda metà del Settecento la Repubblica di Venezia in difficoltà economiche ha soppresso i conventi con meno di 12 frati e ha incamerato nel demanio i loro beni: questa sorte è toccata anche al convento della Ripa nel 1788.

Nel 1792 i beni del convento sono stati messi all’asta e la possessione di Gavarno è stata assegnata ad Antonio Adelasio di Bergamo, mentre l’immobile del convento e la possessione di Perola è stata acquisita da Zanchi e Bertani, due operatori economici di Alzano, per essere poi venduta nel 1801 a Luigi Briolini di Gazzaniga, un imprenditore nel settore della seta, che ha installato negli ambienti conventuali una filanda. La storia di questa filanda è stata pubblicata dal Museo etnografico della Torre di Comenduno nel 2019 all’interno del libretto a corredo della mostra sulle filande in Albino.

Il libro “Il Convento carmelitano della Ripa – frammenti storici” si può acquistare presso la biblioteca di Albino al costo di 20 euro.

Sergio Tosini