Quando le scuole erano comunali

Nel periodo napoleonico, come si è visto, la Deputazione Comunale non organizzò scuole a Gazzaniga, mentre sussistevano scuole dei cappellani con il contributo e i locali della Fabbriceria parrocchiale. In questa carenza strutturale, una figlia di Luigi Briolini, Anna Maria, provvide ad aprire una scuola privata per fanciulle nei locali di sua proprietà, nella zona dell’ex nuovo centro. In questa scuola la fondatrice incaricava come insegnanti alcune “sue savie, che insegnavano i precetti del vivere cristiano, il leggere, il conteggiare e i lavori femminili, mancando le scuole comunali“.

 

Nel 1815 con la Restaurazione uscita dal Congresso di Vienna, ogni sovrano ritornò a governare gli stati come prima della Rivoluzione francese. Il Lombardo-Veneto ritornò sotto il dominio dell’Impero asburgico austroungarico.

Il dominio austriaco, pur nell’inviso regime assolutistico, non fu insensibile alla nuova ondata di libertà uscita dalla Rivoluzione francese e concesse alcune riforme per favorire lo sviluppo industriale e culturale. Riconobbe pertanto l’importanza dell’istruzione e diede impulso  all’istituzione di scuole comunali anche nei comuni piccoli. Esortò quindi le Deputazioni comunali a provvedere alla realizzazione dell’obbligo dell’istruzione fino alla seconda elementare.

Allo scopo, creò un “Ministero del Culto e della Pubblica Istruzione”, il quale provvedesse all’organizzazione del servizio su tutto il territorio lombardo-veneto con la creazione degli organi amministrativi centrali e periferici. Dal capoluogo, Milano, venivano diramate le varie disposizioni dall’I.R. (Imperial Regio) Consigliere Ispettore in capo agli I. R. Ispettori Provinciali e questi agli I. R. Ispettori Distrettuali. Il nostro distretto ebbe sede a Vertova fino al 1847, a Gazzaniga fino al 1850 e poi a Gandino.

Gli Ispettori Distrettuali contavano sui Direttori delle scuole elementari di ogni Comune e per questo compito incaricavano i parroci. Gli ispettori Provinciali nominavano i maestri, che, in attesa della formazione magistrale di maestri statali, erano scelti tra i cappellani.

Le prime disposizioni emanate recano le firme di Carponi a Milano, di mons. conte Giovanni Mosconi a Bergamo, di Guerini a Vertova. Una significativa circolare rivela il trionfalismo paternalistico del regime imperiale, ma anche l’importanza storica della nascita della prima impostazione organica del servizio scolastico statale:

L’anno 1821 segnerà un’epoca sempre memorabile per questa Provincia Bergamasca. Sua Maestà, il nostro amatissimo Sovrano, pel paterno prodigo di lui amore, dopo aver veduto i vantaggi derivati dall’istruzione nelle Scuole Elementari della propia capitale e nelle intere province del suo vasto Impero, si degnò di ordinare anche in queste floride contrade l’effettiva e regolare esecuzione  […]. Io mi rivolgo ai Signori Parrochi (sic), nel cui zelo e nella scienza e probità, S.M. pienamente confidando, si compiacque di tutti nominarli Direttori nel paese dove esiste una scuola elementare minore“.

Nello stesso 1821 venne emanato il “regolamento organico delle scuole elementari”, dal quale derivavano le ordinanze e i decreti sulle discipline scolastiche, sugli orari, sui programmi, sulla valutazione e sugli esami finali di stato. A Gazzaniga le due classi inferiori iniziarono a funzionare tra il 1822 e il 1827, ma con due grossi problemi: il reperimento dei locali e l’evasione dall’obbligo. Il secondo problema all’inizio consentiva di risolvere il primo: il basso indice di frequenza dovuto all’occupazione dei fanciulli nei lavori dei campi richiedeva pochi spazi.

Probabilmente era il primo il decreto 16 febbraio 1827 di nomina dei maestri don Gabriele Martinelli e don Giacomo Merelli nelle due classi minori maschili. Per le due classi minori feminili vennero nomint le maestre Maria Moreti e Maria Masserini. Per poter insegnare i maestri e lemzestre doveva o sostenere un esame davanti all’ I.R.Ispettore Provinciale, una sorta di esme di abilitazione, previa frequenza di un “Corso di metodica” e lo studio sul “Manuale dei Maestri elmentari”.

Gli stipendi degli insegnanti erano assai modesti: L. 300 al’anno i maestri e L.280 le maestre (un manovale guadagnava L 1 al giorno). Anche la parità doveva ancora percorrere molta strada.

Gli insegnanti dovevano  tenere a bada fino a 90 alunni nelle due classi minori e fino a 120 nelle tre classi maggiori. Essi dovevano tenere aggiornati i “registri dei progressi di ogni scolare”, gli esercizi e i compiti scritti da mostrare all’Ispettore che faceva visite tre o quattro volte all’anno, preannunciandole con lettera al paroco-direttore. Non potevano infliggere agli alunni punizioni corporali. Firmando il modulo della nomina dovevano dichiarare: “I sottoscritti…dichiarano di aver ben compreso il senso della circolare della Eccelsa I. R. Luogotenenza circa il divieto di castigni corporali di qualunque siesi sorta“.

Angelo Bertasa (continua).