Sono un nonno di 80 anni di Albino. Vorrei comunicare una mia impressione vedendo in TV la triste scena degli automezzi militari che trasportavano una moltitudine di bare verso i forni crematori. Con la morte nel cuore ho sentito la somiglianza con il racconto di Molnar (I ragazzi della via Paal). Essi piangevano per la perdita del loro compagno di giochi (soldato Nemecsek), anch’io ho pianto nel vedere tutti quegli automezzi che trasportavano i miei compagni di giochi e di vita (nel mio cuore li ho definiti però i ragazzi della via Gluck).
Solo una condizione è diversa, loro piangevano in molti un amico mentre io mi sento solo a piangere per moltissimi amici senza potere dire loro arrivederci.
Vi ringrazio per la possibilità di far arrivare questo mio saluto a tutti gli ex ragazzi della via Gluck che ci hanno lasciato e a quelli che resistono sia qui che nel resto d’Italia.
Cordialmente,

Rinaldi Gustavo

Caro Gustavo…
Lei non è solo a piangere per quelle immagini: io l’ho fatto e non me ne vergogno a dirlo…e chissà quanti altri con noi. QUELLE IMMAGINI RESTERANNO PER SEMPRE NELLA NOSTRA MEMORIA
Inoltre, mi permetto di fare un commento alla Sua bellissima e toccante lettera……..in sostanza, visto che si parla tanto nel teatrino della TV di un cambiamento di noi italiani nel modo di vivere, lavorare e pensare, IO (come il resto dei bergamaschi) CHIEDO CHE GIUSTIZIA SIA FATTA e non come sempre accaduto fino ad ora che i colpevoli restano impuniti e si insabbia il tutto!!!!
Per commentare la Sua lettera prendo a riferimento un articolo a firma del collega Giovanni Cominelli apparso il 18 aprile scorso sul settimanale online della diocesi di Bergamo, “Sant’Alessandro.org”:
“La transizione dal virus a no-virus è solo incominciata. Sarà lunga, dolorosa, difficile. Meglio non farsi illusioni: il dott. Covid-19 non ha affatto guarito la natura umana dai suoi acciacchi, non ci consegna un Paese migliore. Se ha un merito, è quello di offrire una radiografia spietata del Paese reale. Il quale, dal virus, esce peggiore di prima.
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Quanto alla transizione economico-sociale, si aprono scenari drammatici. Il virus lascia il Paese più povero di prima, più in declino di prima, con un numero maggiore di disoccupati di prima, più diseguale di prima, con una giungla retributiva sempre più intricata, clamorosamente ingiusta e pertanto non più sopportabile, con più evasori fiscali di prima, con una questione meridionale aggravata, con tensioni sociali crescenti, con grumi di violenza pronti a esplodere nei quartieri più poveri delle città.
Le risposte non toccano ai Comitati e alle Task force, toccano alla politica.
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Il nuovo Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha parlato, non a torto, di una “classe politica smarrita”, benché, occorra osservare, non minore smarrimento in questi mesi abbia mostrato l’intera classe dirigente del Paese. Se la sorpresa è un fatto, lo è anche che la gestione governativa quotidiana di tale potente sorpresa con un comportamento vago, impreciso, equivoco, confusionario, dominato da interessi immediati di sopravvivenza politica personale e di partito. Quanti morti abbiano causato il rimpallo delle responsabilità tra i livelli politico-istituzionali, la pluralità anarchica dei singoli sistemi sanitari regionali, l’andirvieni dei Decreti è già noto a milioni di cittadini lombardi, prima ancora che le statistiche sanitarie e le inchieste della magistratura formalizzino i numeri e le responsabilità. Hanno già cominciato a chiedere il conto.”
Da qui gli italiani possono e devono ricominciare: basta insabbiare la verità! I colpevoli vanno ricercati e puniti…..altrimenti si torna ancora più indietro di prima!! Governo centrale, Regioni e Amministratori locali hanno le loro responsabilità….chi più, chi meno…anche causato da NON essere uno stato centrale e NEMMENO federale: ora come ora, l’Italia non è né carne né pesce…terra fertile per il rimpallo delle responsabilità!
L’articolo di Cominelli finisce suggerendo altri aspetti che l’Italia deve affrontare se vuole cambiare:
“Si apre, in realtà, al cospetto del coronavirus, una terza e decisiva transizione: quella ad un nuovo sistema politico, istituzionale, amministrativo. Quello che abbiamo tra le mani ha dimostrato di aver funzionato male nella gestione dell’emergenza e rischia di essere travolto dalla transizione sanitaria e socio-economica. D’altronde, il tempo del dopo-traumi è il più adatto ai grandi cambiamenti.
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Se lo Stato amministrativo-burocratico è oggi riconosciuto da tutti quanti come un’enorme Torre di Babele, si deve solo impietosamente far notare che essa è stata costruita lungo i decenni dal Parlamento e da tutti i partiti, mediante leggi, decreti legislativi, decreti attuativi, regolamenti, circolari, allo scopo di blindare gli addetti rispetto alle domande dei cittadini utenti e di consentire alla politica di scansare le proprie responsabilità, scaricandole eventualmente su un corpo burocratico strutturalmente irresponsabile.
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Se il sistema politico uscito dalla Seconda guerra mondiale è in perenne “ammuina”, in nevrotica fibrillazione, in paralisi decisionale, se l’avvicendarsi di pseudo-nuove repubbliche non ha cambiato per l’essenziale i meccanismi e gli strumenti della governance del Paese, questo è il tempo giusto per farlo. La differenza fondamentale tra il nostro Paese e quelli europei, di fronte alla sfida del virus, non è consistita nella loro capacità di previsione – sono stati sorpresi anche più di noi – ma nella capacità di governo politico ed amministrativo del fenomeno.
Torna, dunque, il tempo dei progetti di riforma costituzionale e istituzionale.”

Paolo Salamoni