Ricerca didattica sui toponimi di Cene (continuazione)

Riprendiamo l’itinerario n. 1 da dove lo abbiamo lasciato la volta scorsa, cioè alla ‘Nèsca’. La ” larga pianura di campi” come la chiamava lo storico del ‘600 Donato Calvi, comprendeva la distesa della Nèsca, ora urbanizzata, e dei Campi Matti. Era attraversata dalla “strada in Èsca” che portava dalla chiesa a Cene Sotto passando davanti all’attuale cimitero e agli impianti sportivi.

 

Noi imboccheremo subito Via Bergamo e poi Via Dante Alighieri, ossia “Ol sentér de la crus di Donàcc” . Cosa? Chi traduce? Io! Il sentiero della croce di ? Di Donàcc, un soprannome di una famiglia Capitanio, discendente da un Donato. Il sentiero, sì, perché nel 1922 quando venne posta una croce a ricordo dell’incidente mortale occorso a un certo Capitanio Giovanni di ‘Donàcc’, la Nèsca era ancora campagna aperta e le vie erano sentieri. E quale incidente gli era capitato?

Giovanni stava preparando i botti per la festa del paese quando uno gli è scoppiato fra le mani uccidendolo sul colpo. Poveretto!

La Via Dante sbocca nella Via Fanti dove troviamo di fronte a noi la villa in stile classico di Bernardo Fanti. Che villa! Doveva essere molto ricco. Provate a leggere che cosa c’è scritto nella lapide che fu applicata dopo la sua morte avvenuta nel 1858.

“In questa casa visse e morì l’amato nostro benefattore Bernardo Fanti…- non si riesce più a leggere.

Vi aiuterò io… – Persona di esemplare virtù che dispose tutto il suo ricco patrimonio a beneficio dei poveri infermi di Cene, di altre opere pie e legati di culto”.

Opere pie? Legati di culto? Mah! Mai sentito parlare. Ci può spiegare profe? Opere pie sono istituzioni di beneficienza molte volte fondate con i lasciti di persone ricche per aiutare persone bisognose. I legati di culto invece sono parti di un testamento nelle quali il ricco morente lascia una determinata somma di denaro per far celebrare in perpetuo, cioè per sempre, una certa quantità di messe all’anno con la rendita annua, cioè gli interessi, del capitale in denaro depositato presso un istituto di credito, cioè una banca. Basta, volete sapere troppe cose. Andiamo avanti!

Di fronte alla villa nel passato c’era “L’Ostaréa dol Càgia”. Spero che sappiate almeno che cos’era un’osteria? Non ho mai visto un’osteria. Cos’è un bar? Quello sì. L’osteria era l’antenata dei bar d’oggi. E perchè dol Càgia? Cagià vuol dire cagliare, cioè mettere il caglio nel latte per farlo coagulare e preparare l’impasto per fare i formaggi di varia qualità. Probabilmente il padrone di quella osteria, o suo antenato, produceva formaggi. Il caglio è una sostanza acida che si ricava dallo stomaco dei ruminanti. Vi basta?

Alla sinistra di casa Fanti sale la Via Castello, che porta alla località ‘Castèl’ sulle prime pendici del Monte Pizzo dove nel periodo del feudalesimo sorgeva uno dei tre castelli di Cene. Questi erano costruiti su tre alture visibili tra di loro e formavano con le rispettive torri di avvistamento un sistema di difesa del territorio. Nel borgo nedioevale di Cene c’erano anche altre quattro torri di famiglie nobili.

Alla località ‘Castèl’ venivano isolati per la quarantena i gravi appestati in una sorta di lazzaretto.

Salendo, alla nostra sinistra vediamo delle villette a schiera: questa località si chiamava Ca’ Furì, perchè da tempo vi sorgeva una casa (Ca’) abitata da una famiglia indicata con questo soprannome. Che cosa vuol dire Furì? Non sappiamo con precisione, ma siccome molti soprannomi derivano o dal mestiere esercitato o dall’abbreviazione del cognome, azzardiamo l’ipotesi che derivi dall’alterazione diminutiva del cognome Furia, oppure dal mestiere che richiedeva il traforo (forà = bucare, traforare).

Proseguendo lungo via Fanti si giunge ad una chiesetta chiamata comunemente ” la Madunìna”, perché era dedicata alla Madonna delle Grazie. Sorgeva nella contrada “Se d’Sóta”, cioè Cene di Sotto dove arriviamo percorrendo Via Toti e dove è rimasto un nucleo di case vecchie. È un antico oratorio sorto sul luogo dove esisteva una semplice cappelletta al bivio tra la via Vall’Alta e la via per Bergamo. Aveva davanti un portico e sotto questo nella festa della seconda domenica di settembre si celebrava all’aperto la messa solenne , alla quale partecipavano anche devoti pellegrini venuti da altri paesi. Fu benedetta il 16 luglio del 1720 dal parroco don Andrea Paganessi a nome del Vicario Foraneo che era il parroco di Vertova don Cristoforo Rillosi.

Per oggi ci fermiamo qui a Cene di Sotto perchè si sta avvicinando un bell’acquazzone. Non possiamo correre dei rischi. Approfitteremo per ripassare la lezione in classe riordinando i vostri appunti. Nooo, profe!

 

Angelo Bertasa (continua)