Sono trascorsi vent’anni dalla morte del prof. Attilio Manara, il sindaco di Albino che in tanti ancora ricordano per l’intelligenza e la capacità di governare il nostro paese negli anni in cui stava ancora crescendo.
Negli anni Settanta e Ottanta Albino non si fregiava dell’appellativo di “città”, era ancora un “paese” ma quanto più grande di quello di oggi e quanto più riconosciuto nel territorio della Val Seriana come “paese guida” capace di promuovere la cittadinanza, il tema dei servizi, l’attenzione alla cultura, la cura del territorio e il rispetto della politica.
In occasione di questo anniversario alcuni amici, insieme ai figli, hanno voluto ricordarlo pubblicando alcune cose che Manara aveva scritto dedicandole in particolare alla scuola e al suo impegno nella cooperazione internazionale.
Manara non ha mai scritto un libro e diceva sempre che ce n’erano in giro troppi di inutili, ma non si stancava di tornare ogni volta alla lettura dei libri e a rimasticare le idee per capire meglio il mondo che aveva intorno e che continuava a cambiare.
Probabilmente non avrebbe voluto che qualcuno gliene cucisse addosso uno da morto ma ai suoi amici e a chi l’ha avuto come maestro e guida è parso che valesse la pena rimettere in circolazione una parte del suo pensiero, intanto quello dedicato al terreno che forse gli stava più a cuore, avendo ben compreso che lì si radicava la questione decisiva per il futuro: il tema della scuola e dell’educazione, il tema dell’infanzia e dell’alfabetizzazione. Sapeva bene che lì iniziava la costruzione del futuro e che a quei temi occorreva dedicare tante energie, quelle che oggi disperdiamo nelle chiacchiere perché la scuola oggi è alla deriva e sull’educazione sorridiamo con malinconia, perché di bambini se ne fanno sempre meno e quelli che arrivano non li accogliamo dicendo che vadano altrove. E così non ci curiamo nemmeno dell’alfabetizzazione grazie alla quale saremmo più capaci di decifrare il mondo nella sua varietà distinguendo le differenze che lo arricchiscono mentre oggi ci preoccupiamo soltanto di preservare l’identità che, per il fatto di aver bisogno di cure e di affermazione, è inevitabilmente in crisi e avrebbe bisogno di ben altro che di essere difesa. In questo modo, però, perdiamo di vista il futuro e così ci resta solo il presente, peraltro ritagliato dal passato e senza prospettiva, diventato letteralmente insensato, senza radici e senza sbocchi.
Questa nostra identità in crisi andrebbe piuttosto esposta alla sua differenza, messa in discussione, offerta al dialogo. E’ quello che aveva capito Manara già negli anni Ottanta quando aveva cominciato a rivolgere il suo sguardo alla cooperazione internazionale. Anche questo ci mostra la lungimiranza di Manara nell’aver visto in anticipo quel che sarebbe diventato un tema tanto spinoso e ingombrante da far tremare i polsi a chi oggi tenta qualche risposta: perché non accostarsi al drammatico problema dell’immigrazione provando a guardarlo dentro la luce dell’intelligenza? Ancor questo Manara cominciava a fare già quarant’anni fa.
La raccolta in un volume unico di alcune pagine scritte di suo pugno e affidate a fonti diverse non è solo un gesto di memoria e di cura per l’eredità di una figura grande della nostra storia albinese, ma, riconoscendo e riflettendo sulle prospettive da lui aperte, si possono raccogliere nuove indicazioni nel segno di quell’attenzione pratica agli umani che di tutte le priorità e fra tanti interessi ci sembra oggi il suo lascito più vivo, al di fuori della retorica, dentro le scelte della vita e della testimonianza.
La presentazione del libro è quindi solo un pretesto per riunire attorno a un tavolo alcuni esperti di scuola e di formazione per riparlare di quella miseria che è oggi la scuola, della sua perdita di senso, del vuoto culturale che la presiede, della sua riduzione a parcheggio dell’adolescenza, che imprigiona le energie e le forze dei giovani, imbrigliando le loro aspettative e impoverendone la quotidianità con la diffusione delle cosiddette “nuove tecnologie”. Anche per questo sarà utile discutere per un pomeriggio su Manara e il suo sguardo sulla scuola negli anni Settanta e Ottanta, quando ancora si sperava e ci si illudeva e quando ancora si credeva che accendere le luci su questa istituzione e sui suoi meccanismi poteva essere lo stimolo buono per esercizi di intelligenza.
Il 23 novembre prossimo, dalle ore 16 alle 19,30, presso il Convento della Ripa verrà presentato il libro Attilio Manara: l’eredità, vent’anni dopo (editore Lubrina) e a discuterne ci saranno i proff C. Sini, F. Cambria, F. Cappa, D. Previtali e altri. Sono invitati tutti quelli che hanno conosciuto il prof. Attilio Manara e quelli che avvertono oggi la necessità di intrecciare passione e pensiero per decifrare un tempo difficile come il nostro.
Fabrizio Persico
coop. sociale La Fenice