L’11 maggio è arrivato. Una data importante per la società di ristorazione collettiva SerCar, in particolare per i suoi ristoranti self-service “RistoBio” di Alzano e Grumello del Monte e per il ristorante interaziendale “RistoBio” di Trezzo sull’Adda, aperto dal 4 maggio, che produce pasti veicolati per le aziende. Infatti, dopo due mesi di forzato lockdown per l’emergenza Covid-19, da lunedì 11 maggio la Sercar riprende la sua attività, seppur in forma ridotta, proponendo un servizio di ristorazione da asporto (Take-Away) e di consegna a domicilio di pasti pronti.
Certo, all’orizzonte c’è la data del 1° giugno, con la riapertura completa al pubblico, ma questa iniziativa risponde alle richieste dei clienti abituali, impiegati e operai di ditte ed imprese, bancari, personale amministrativo, studenti, agenti di commercio, che da anni scelgono i punti di ristorazione “RistoBio” per la pausa pranzo.
“Dobbiamo aspettare un altro mese per riaprire al pubblico – spiegano i soci Marco Carrara, Virginia Azzola e Dario Mangili – Ma la possibilità offertaci dal decreto governativo rappresenta per noi un’opportunità da non perdere: invece di aspettare i clienti ai tavoli dei nostri self-service, abbiamo deciso di andare incontro a loro, dal lunedì al venerdì, nei loro uffici, nelle loro fabbriche, al loro domicilio, offrendo piatti pronti, scelti da un menu settimanale, consultabile tramite la nostra App ufficiale RISTOBIO (per dispositivi Android & Apple) oppure visitando il nostro sito web www.ristobio.it nella sezione menu. Piatti di qualità, ma soprattutto sicuri, confezionati a temperatura refrigerata in vaschette monoporzione riscaldabili in microonde”.
Il servizio di Take-Away è attivo, tramite chiamata telefonica o whatsapp, dalle 14 alle 18 nei giorni antecedenti l’ordine e dalle 8 alle 10 nello stesso giorno dell’ordine. Ovviamente, va indicato il luogo di ritiro, il nominativo ed il numero dei commensali, in modo che il personale dei “RistoBio” possano fornire tutto il necessario per gustare al meglio l’ordine, comprese posate e pane. L’ordine potrà essere ritirato presso le tre strutture, dalle 11 alle 13. Si potrà pagare con carte di credito, Bancomat, buoni pasto o contante (per la consegna a domicilio si accettano solo contanti).
Particolarmente atteso, perché richiesto da molte aziende, è il servizio di consegna a domicilio o nei luoghi di lavoro: questo sarà effettuato su richiesta ed esclusivamente per ordini di una certa spesa.
“Ripartenza e prudenza possono e devono convivere – sottolinea Dario Mangili, responsabile di produzione e, in questa situazione, delle operazioni di riapertura – Basta avere buonsenso. Il Take-Away e la consegna a domicilio sono la nostra risposta al coraggio che molte ditte e imprese hanno avuto nel far ripartire la propria produzione in questa “Fase2”: realtà importanti con le quali siamo in convenzione da anni, dove il loro personale è spesso dotato di buono pasto. In attesa del 1° giugno e, quindi, del normale pranzo al tavolo, il Take-Away o il Lunch-Box, a casa, in ufficio o nel proprio luogo di lavoro, rappresentano un’ottima alternativa per riempire con qualità e gusto la pausa pranzo. Infatti, non stiamo parlando di semplici sacchetti con panini imbottiti, ma di veri e propri menu, sigillati dentro le vaschette e riscaldabili in un forno a microonde. A tal proposito, abbiamo riprogettato con attenzione le modalità di preparazione, confezionamento, distribuzione e consegna del cibo”.
La sfida di SerCar al Coronavirus, insomma, è già partita: la parola d’ordine è innovare, sfruttando appieno le possibilità della tecnologia e dei sistemi digitali. Peraltro, in un contesto territoriale ben chiaro: il servizio di Take-Away interessa il territorio comunale, mentre le consegne a domicilio possono intercettare clienti anche in altri Comuni.
“Ma il nostro traguardo è 1° giugno, con la completa ripresa dell’attività – aggiungono i tre soci – In questo caso con misure “impattanti”: capienze ridotte, dispositivi di protezione per i clienti e il personale, sterilizzazione di tutte le apparecchiature, distanziamento dei tavoli, file distanziate di ingresso e uscita. Pensiamo di contenere la riduzione dei coperti, utilizzando in modo più funzionale il giardino e il dehors esterno; e ampliando i tempi di apertura del self-service, per spalmare così i clienti su più turni. Allo studio, il mantenimento a regime del servizio di consegna a domicilio”.