Ritrova il dinamismo delle sue relazioni e rilancia le attività educative la Fondazione Honegger RSA di Albino. Conclusa la “Fase 1” della prima riapertura estiva, l’equipe educativa ha ripreso da tempo a proporre le attività ludiche, occupazionali e motorie, entrando ormai in una fase che si avvicina alla “normalità” operativa, gestita ovviamente in sicurezza e nel rispetto delle disposizioni anti-Covid.
In verità, già a settembre, era iniziata una nuova fase operativa, in linea con le indicazioni emanate per le RSA dall’Istituto Superiore di Sanità, che aveva dato il via libera alla ripresa delle attività, nel rispetto del distanziamento fisico. Ora, è ripresa una certa modalità di funzionamento, che va al di là di un’immagine statica (perché obbligata) della Fondazione, ma che rende questo dinamismo la condizione essenziale per il suo stesso operare.
“In Fondazione, la vita continua in sicurezza, non si ferma – spiega il presidente della Fondazione Honegger RSA Delia Camozzi – Certo, la speranza è che la Regione Lombardia possa permetterci, quanto prima, di ripartire con le visite di famigliari e parenti, mediante incontri in aree protette, ovviamente evitando il contatto fisico e rispettando le regole di sicurezza. E’ una speranza che coltiviamo tutti i giorni, anche perché la situazione interna alla Fondazione è tale da garantire serenità ai nostri residenti. A tal proposito, ringrazio tutto il personale e l’equipe educativa per il lavoro che stanno facendo, segno di grande sensibilità ed energia solidale, ma anche di eccezionale creatività”.
“Ma, nell’immediato, l’aspetto più importante è la ripresa delle attività educative e occupazionali – afferma il responsabile dell’animazione Paolo Piccoli – Ovviamente, con un cambiamento delle “regole d’ingaggio”: non più interventi su grandi gruppi di residenti, cioè composti da numerose persone e guidati anche da volontari esterni, nel nostro caso quelli che si riferiscono all’associazione “Milly Honegger; ma attività individuali o con piccolissimi gruppi, tutti distanziati e organizzati sui diversi piani della struttura. Insomma, nuove strategie di intervento educativo e ricreativo, mediante la riorganizzazione funzionale dell’equipe educativa e fisioterapica interna. Così, rimodulata e riadattata, l’attività della Fondazione ha guadagnato la sua quasi “normalità” operativa, ritornando ai suoi ritmi di lavoro più congeniali e funzionali, dedicando sempre ai residenti la massima attenzione, ma concentrandoci su attività individualizzate o con gruppi ristretti”.
Ecco, allora, che a livello individuale sono state ripristinate le terapie non farmacologiche, come la stimolazione cognitiva, mediante oggetti costantemente sanificati, la bambola terapia (con la bambola Joik), l’arteterapia, la musicoterapia, la valigia multisensoriale (una vecchia valigia di cartone riempita di oggetti in grado di far riaffiorare ricordi ed esperienze passate). Mentre a piccolissimi gruppi distanziati viene proposta la lettura del giornale sorseggiando il caffè, il canto, la ginnastica e le attività riabilitative, l’ascolto di storie e racconti, la visione di film e fotografie. Ovviamente, nel rispetto del distanziamento, sfruttando più spazi aggregativi nella struttura.
Ripreso anche il laboratorio teatrale intergenerazionale “Il cielo per terra” fra alcuni residenti della Fondazione Honegger malati di Alzheimer e un gruppo di bambini di età compresa tra i 4 e i 5 anni della scuola materna “San Giovanni Battista” di Albino. Un’esperienza di incontro e condivisione, un simpatico “gemellaggio” tra la generazione dell’esperienza e la generazione della spensieratezza, grazie al quale gli anziani, sistemati dietro alle vetrate del Centro Diurno, possono godere dell’energia e della spontaneità dei piccoli, impegnati in uno spettacolo nel giardino della Casa Honegger.
L’equipe educativa, poi, spera che con l’arrivo della prossima primavera si posa ripristinare l’ortoterapia, una terapia alternativa che consente ai residenti di lavorare un piccolo orto sia in terra sia in vasi e vaschette rialzate.
“Il benessere dei nostri anziani e delle persone fragili, cioè coloro che vivono in struttura, lontani dai nuclei familiari per motivi di non autosufficienza, è fortemente collegato anche alla loro sfera emotiva – commenta il direttore sanitario Tiziana Mosso – La possibilità di incontrare i propri cari, seppur con modalità ridotte e controllate, ma soprattutto di alimentare la loro vita relazionale con ritrovate attività occupazionali, è strategico per il loro stato di salute e benessere. Certo, l’idea di futuro che avevamo nove mesi fa, non può più essere la stessa. Ma, nonostante le difficolta che ancora permangono, abbiamo dato un rinnovato senso alla nostra operatività, altrettanto interessante e sempre a misura di residente. Un cambiamento che coinvolge tutti, dai residenti agli operatori, dai familiari al territorio. La Fondazione Honegger RSA è una struttura viva, una comunità “in progress”, che ha saputo ritrovare una nuova complicità, una nuova idea di assistenza e cura della persona, sempre attenta al benessere dei residenti”.

T.P.