E’ una delle piacevoli sorprese della stagione ciclistica 2021. Ha dominato in Italia con la conquista del titolo tricolore juniores cross country e fatto incetta di successi agli Internazionali d’Italia. Non contenta, ha conquistato il titolo europeo Team Relay (staffetta mista), il titolo di vicecampionessa europea e il terzo posto ai campionati mondiali. Un’atleta dalla buona stoffa, dalle grandi potenzialità, che può ambire ad un futuro sportivo più che roseo.
Nata il 18 dicembre 2003 (non è ancora 18enne), Sara Cortinovis abita a Dossello, in Valle del Lujo. Ha frequentato le scuole dell’obbligo prima a Vall’Alta (elementari) e poi ad Abbazia (medie), e ora frequenta il quinto anno dell’Isis “Oscar Romero”, indirizzo relazioni internazionali. Prima di accostarsi al mondo del ciclismo, ha praticato danza e pallavolo. Le piace viaggiare, aiutata in questo dalla sua attività sportiva, e, in un prossimo futuro, vorrebbe iscriversi all’università, frequentando un corso di Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione.

Innanzitutto, complimenti per questa stagione fantastica. Tutto secondo programma?
Sicuramente, dopo un inizio di stagione pieno di vittorie agli Internazionali d’Italia e nel circuito italiano MTB, ben nove successi, il titolo tricolore era un sogno, a cui potevo velatamente ambire, di più rispetto agli altri anni. Ed è stata una grande e piacevole sorpresa averlo conquistato, a Bielmonte, in provincia di Biella. Anche perché non sempre tutto va secondo programma, soprattutto in uno sport come la mountain bike, che presenta insidie sia in salita che in discesa.

Un dominio incontrastato a livello italiano, ma poi anche in campo internazionale hai cominciato a dire la tua. Ti stai rendendo conto del tuo valore?
Penso di aver raggiunto un buon livello e ne sono soddisfatta, ma devo ancora migliorare in tanti aspetti e continuare ad imparare, con umiltà. Questi risultati non sono un punto d’arrivo, ma un punto di partenza per nuovi traguardi. Ringrazio la mia famiglia per i sacrifici che fa per assecondare questa mia passione: papà Marco, che mi accompagna spesso alle gare, e mamma Rita, come pure i miei fratelli, Alice e Mattia, che mi sostengono.

La tua è stata una crescita costante, forte delle tue doti naturali. Ma sicuramente ci sarà dietro un grande lavoro. Come gestisci la tua programmazione?
Intanto, cerco di ascoltarmi e di concentrarmi sui miei punti deboli. Poi, seguo una buona e ponderata alimentazione. E un’attenta gestione dell’attività, grazie al lavoro del mio preparatore, Eros Grazioli, un istruttore di Scienze Motorie, che mi segue da cinque anni. Insieme stiamo costruendo un progetto di crescita a medio e lungo termine, con pazienza e senza pressioni. Se poi i risultati arrivano, bene. Senza dimenticare il team al quale sono affiliata da due anni, il Four ES Racing di Treviso, attento al mio percorso sportivo e di cresciuta personale, capace di creare un clima piacevole e coinvolgente.

Internazionali d’Italia e Campionato Italiano. Poi, è arrivato l’exploit agli Europei e ai Mondiali. Quale il tuo commento?
Che dire, sono felicissima. Ero in Serbia, a Novi Sad. Subito una gioia immensa con il titolo continentale Team Relay, la classica staffetta a squadre che prevede la partecipazione di sei atleti (due Élite, due Juniores e due U23). Ma poi, nella gara individuale, ecco la medaglia d’argento: ero vicecampionessa europea, non ci credevo, battuta solo dalla francese Line Burquier nel rush finale, per una manciata di secondi. Una grande gioia, che si è ulteriormente amplificata in Trentino, in Val di Sole, ai campionati mondiali, dove ho conquistato il terzo gradino del podio: una stupenda medaglia di bronzo, perché conquistata con i denti, lottando contro tre biker francesi, che facevano gioco di squadra per arrivare tutte sul podio. Invece, ci sono salita io.

Ormai, sei entrata in un giro importante, tutti ti conoscono. Come riesci a gestire la notorietà?
Cerco di stare con i piedi per terra. Anche la mia bacheca di targhe e coppe continua a crescere, cerco di non montami la testa, anche perché oggi può andare bene, ma domani no. Oggi, tutto è bello fra gli juniores, ma domani, l’anno prossimo, fra gli under 23, potrà essere più difficile e anche i risultati potranno stentare ad arrivare. Vivo il presente: la famiglia in questo senso è importante, crede in me, ma nel frattempo mi insegna a restare con i piedi per terra. La strada da fare è ancora tanta: certo, mi piace la mountain bike, ma c’è anche la scuola, quella di scienze dell’alimentazione, per diventare nutrizionista, che voglio portare avanti insieme allo sport.

Quando hai scoperto la mountain bike?
Ho scoperto la bicicletta a 8 anni: ero in viaggio con la mia famiglia, lungo la pista ciclabile da Basilea a Strasburgo, mio papà mi ha detto di inforcare una bicicletta, peraltro usata, e provare a pedalare; da allora non vi sono più scesa dalla bicicletta. Certo, gli inizi sono stati difficili: prima al GAN Nembro, pedalando fra i cinesini sulla pista esterna del Centro Sportivo Saletti; poi, come esordiente, sono andata alla Bike Petosino; quindi, come allieva alla Focus Bikes di Verona; e dall’anno scorso, come juniores (fino ai 18 anni), al Four Es Racing di Cison di Valmarino (Treviso). Se riguardo indietro i primi anni, quando ero sempre fra le ultime in classifica, mai avrei pensato un giorno di raggiungere i traguardi di quest’anno. Questo è il consiglio che voglio dare ai più piccoli: non mollate mai.

Hai un sogno nel cassetto?
Beh, l’anno prossimo, fra le Under 23, sarà più dura: io vado bene in salita, ma devo migliorare tanto in discesa. Comunque, senza grande apprensione, ma cercando di divertirmi sempre. E soprattutto riuscendo sempre ad unire scuola e sport.

T.P.